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6 marzo 2008
 
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Tutti sono liberali?

di Fabrizio Goria - 7 marzo 2008

Definirsi liberali o liberisti sembra che negli ultimi anni sia diventa una moda senza confini. Specialmente in Italia, tutta la nomenklatura di sinistra si definisce liberale. Ma cosa significa davvero essere tali? Innanzitutto, il liberalismo è una forma mentis, non una moda. Partendo dalla dottrina filosofica, passando per quella politica e giungendo alla sfera economica, il liberalismo non deve essere ridotto ai minimi termini tacciando i propri sostenitori di connivenza con le lobbies di potere industriali. In modo analogo, non basterebbe un solo articolo per spiegare ai comuni mortali in che modo debba essere introdotta tale dottrina all'interno dello Stato. Invece, almeno in Italia, la moda sta imperversando. Si pensi solo all'accezione che il termine liberale ha assunto negli anni nel nostro Paese e nel resto del mondo: da noi, si pensa principalmente all'ambiente economico, in tutto il resto del mondo (come gli Usa) è radicalmente diversa. In America si definisce «liberal» il candidato democratico Barack Obama, mentre la parola «libertarian» è appannaggio dei cultori del libero mercato e della libertà individuale oltre ogni limite.

Purtroppo, perfino il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, riesce a definire liberale la sua ricetta politica per il rilancio del Paese, fatta di demagogia e timidezza nelle scelte economiche. Ignorando la congiuntura internazionale, l'ex sindaco di Roma crede che ci si debba limitare ad una blanda politica economica composta di alcuni (insoddisfacenti) tagli al cuneo fiscale per le imprese e incentivazione all'imprenditoria, passando per una graduale riduzione delle imposte. E riesce a definirsi liberale? Niente di più errato, considerato l'enorme sistema burocratico italiano, più simile ad un brontosauro che ad un veloce e snello pterodattilo. Basti pensare a tutti gli enti amministrativi territoriali inutili, ai Comuni con poche centinaia di persone, alle micro Province, a tutti gli uffici pubblici stagnanti da anni (benché paghino i relativi dipendenti per fare nulla). Ma non solo, lo smantellamento delle «caste» professionali, per aumentare la concorrenza sul mercato interno, non è stata minimamente contemplata dal dodecalogo di Veltroni.

Proprio questo ultimo aspetto, quello della concorrenza, può fare da volano al rilancio della nostra economia. In Italia, infatti, i cittadini sono vessati in ogni misura, senza che riescano a muovere un dito per rivendicare i diritti di consumatori. Si pensi al caso dei taxisti. Le tariffe ed i servizi sono inadeguati al resto d'Europa, ma se si prova a rompere le barriere all'entrata si trovano solo risposte negative. Questo anche perché la ricetta utilizzata finora non teneva conto anche degli interessi degli stessi taxisti, ma solo dei clienti. Un mercato più aperto significa più concorrenza, più concorrenza significa minor prezzo finale, minor prezzo finale significa maggior potere d'acquisto, maggior potere d'acquisto si traduce in benessere ed il benessere si traduce in un'economia capace di poter sostenere un taglio significativo delle imposte. L'assioma è semplice, ma non di facile traduzione nella vita reale, a causa di tutti gli interessi particolari che ruotano intorno alle categorie professionali. Ma non basta dichiararsi liberali per esserlo nella realtà. Infatti, una teoria concorrenziale basilare come quella appena descritta, non è mai stata nominata in alcun discorso dal segretario del Pd, Veltroni. Questo perché, semplicemente, il nostro non rappresenta nemmeno mezza delle novità che cerca di propinarci, dato che la via intrapresa è solamente un continuum di quella dettata nella legislatura che sta terminando dal presidente del Pd, Romano Prodi. Un liberalismo all'acqua di rose, usato solo per riempire i discorsi elettorali di quella dottrina anglosassone che tanto è di moda negli States ultimamente. Non per nulla, il risultato dell'ultimo Index of Economic Freedom ci vede sempre negli ultimi posti fra i paesi sviluppati.

Fabrizio Goria

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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