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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'inconsistenza delle proposte politiche del Pd

di Ragionpolitica - 6 marzo 2008

L'elemento più importante della campagna elettorale di Walter Veltroni per il voto del 13 aprile è dato dalle cosiddette «candidature eccellenti». L'ultima in ordine in tempo è stata quella del vicentino Massimo Calearo, «simbolo» della piccola e media impresa del Nord-Est. Nell'atteggiamento tenuto da Veltroni e da tutto il gruppo dirigente del Partito Democratico, emerge come evidente l'assoluta mancanza di un progetto concreto, di un programma definito, nell'illusione che un «nome» o un «simbolo» possano sopperire all'assenza di reali proposte programmatiche. Il Partito Democratico, infatti, punta al mantenimento dello status quo nelle aree più dinamiche ed intraprendenti del Paese: ne è un esempio la totale assenza di proposte in senso federalistico. E qui sta la differenza con il Popolo della Libertà; nel Pdl c'è un vero spirito federalista, mentre nel Pd persiste il modello centralista. Silvio Berlusconi ha compiuto un'opera molto importante nell'avvicinare le varie anime del federalismo italiano. Difatti, nell'alveo dell'alleanza con il Pdl, la Lega Nord di Umberto Bossi e il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo trovano una completa accoglienza delle loro istanze federaliste, supportate in ciò dal progetto del Popolo della Libertà di far ripartire l'Italia. Progetto che s'inquadra nel più ampio disegno di riforme politiche ed istituzionali indispensabili per il Paese; per questo, al di là dei maquillages veltroniani, la vera novità della politica italiana è il Popolo della Libertà.

Ed è dai programmi, e non dagli slogan, che emerge la funzione politica del Pdl: una strategia che punta non al vittoria elettorale, ma alla governabilità. In questo sta la novità; oggi il Pdl non punta come l'Unione ieri o il Pd oggi, coi Radicali e Di Pietro, alla costruzione di un'accozzaglia di partiti e partitini per vincere, ma mira alla creazione di un grande progetto politico, che trova un alto e nobile riscontro nei valori del Partito Popolare Europeo. L'obiettivo primario di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà è la realizzazione del programma; per questo è necessaria la governabilità: solo essa può permettere di risolvere i problemi del Paese. Il Partito Democratico può solo scimmiottare la via intrapresa dal Popolo della Libertà: il progetto del Pdl è ricollegato storicamente ai fondamenti della Costituzione Italiana, che avrebbero potuto trovare piena realizzazione solo con il referendum costituzionale del giugno 2006. Un disegno di ampio respiro, che guardava con lungimiranza al futuro e alla crescita dell'Italia; un disegno che tuttavia fu avversato soprattutto a livello locale, con in testa proprio Walter Veltroni che, da sindaco di Roma, contrastò senza mezzi termini e solo per contingenza politica un progetto che avrebbe dato all'Italia una struttura parlamentare e amministrativa più snella, con un innegabile vantaggio anche per la capitale, di fatto equiparata ad una regione (il progetto Roma-capitale). Ironia della sorte, ora è proprio il segretario del Partito Democratico a tirar fuori dal cilindro una proposta federalista, con ricette del tutto simili a quelle che il Popolo della Libertà prospetta già da anni. Tuttavia, a differenza delle proposte pratiche di Silvio Berlusconi, Veltroni annuncia uno scialbo elenco di proclami condito da qualche «nome simbolico». Ma all'Italia non servono i colpi di scena di chi ha appena fallito. L'Italia vuole certezze: le certezze di chi ha governato bene per cinque anni.

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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