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Una coppia di plasticadi Gabriele Cazzulini - 7 marzo 2008 La recessione incombe e le primarie democratiche si gonfiano di personalismi come fossero una saga di Hollywood. L'accanimento elettorale di Hillary e i paradisi artificiali che sogna Obama condividono la stessa inutilità pratica nel fronteggiare le minacce della realtà. Hillary ama farsi ritrarre come maresciallo in gonnella che sa sempre decidere e decide sempre al meglio. Lei è la donna con l'esperienza adatta a guidare la superpotenza nel ventunesimo secolo. Si vede che l'esperienza di moglie cornificata dal marito aiuta a risolvere le crisi politiche, anche se resta oscuro il nesso. Però lei e i suoi elettori ne sono convinti. Speriamo dunque, per le buone sorti dell'America, che le scappatelle di Bill proseguano, così da aumentare ancora l'esperienza della consorte - anche se l'ultimo spot elettorale di Hillary raffigura il classico scenario notturno di una crisi globale che obbligherà la presidentessa a scoprire vuoto il suo talamo coniugale. Obama, invece, sembra il più veltroniano dei democratici. Forse sarà per questa somiglianza che ha iniziato a perdere. Il senatore dell'Illinois promette di cambiare tutto. Quindi anche il capitalismo e la democrazia? Certo che no. Cambierà la collocazione internazionale dell'America? Poco poco. Cambierà la politica? Lui ci spera. Ma sta diventando l'unico e l'ultimo a crederci. Hillary e Obama, il rosa e il nero dei democratici. Uno dei due sfiderà McCain, repubblicano sopravvissuto alle folate ideologiche. Ma questa è un'altra storia. Prima i democratici devono finire incartati nelle loro manie di grandezza, sottovalutando sia McCain che scambiando la loro fiction per realtà e viceversa. Facile gestire una crisi quando si pensa ai soliti fantocci sperduti in paesi remoti. Più difficile fronteggiare Chavez e la crisi economica, l'Iran nuclearizzato e le ondate di guerre mediorientali. Serve ben altro che l'esperienza di chi sbirciava dalla toppa della serratura il marito troneggiare nello studio ovale. La campagna elettorale dei democratici ha spento il canale della realtà per accendere lo schermo dello spettacolo. Hillary o Obama? Questa diventa la domanda da un milione di dollari per una tele-politica che ignora le domande vere: ritiro dall'Iraq? Pace in Medioriente? Assistenza sociale? Fisco? Immigrazione? Sono questi i grandi problemi che stringono d'assedio l'America. La vita quotidiana degli americani non è fissata solo su una crisi internazionale e su un cambiamento totale. Questo è solo uno stucco per fabbricarsi un'immagine e attirare gli sguardi più ingenui. I democratici non stanno lavorando per dare una risposta ma per evitare ogni risposta. La loro campagna elettorale ha una sua domanda: Hillary o Obama? Qualunque sia la risposta, l'America dovrà aspettare a lungo prima che l'attenzione dell'ipotetico presidente americano decida che è giunto il tempo di dedicarsi alla realtà. Forse troppo a lungo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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