RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Energia (nucleare) e grandi opere: programmi da statisti

di Carlo Cerofolini - 7 marzo 2008

Pensare al futuro di una Nazione e delle nuove generazioni con programmi ed azioni che vanno in questa direzione è senz'altro proprio degli statisti - che molte volte devono fare scelte coraggiose e controcorrente - mentre è tipico di chi persegue una politica miope, «maanchista» e spesso rivolta al passato, cercare di voler accontentare tutti con il mero intento di vincere una competizione elettorale. Con la chiara presa di posizione del Presidente Berlusconi, per rimettere in moto l'economia e non fosse altro che per:

  • il rilancio delle grandi opere, Tav e ponte sullo stretto compresi;
  • il tema cruciale e delicato dell'energia, con forte pronunciamento in favore del nucleare (seppure, al momento, limitato a studi e progetti in ambito Ue), il ricorso al carbone pulito, alle fonti rinnovabili, ai termovalorizzatori per i rifiuti, ecc.;

il Cavaliere ha dimostrato ancora una volta di pensare al futuro dell'Italia e quindi si conferma a pieno titolo come statista. Ed anche se a prima vista, per quanto riguarda l'energia, l'aver considerato oltre il nucleare le fonti rinnovabili, fotovoltaico (FV) ed eolico in primis, potrebbe sembrare una forzatura, va detto che in una visione scientificamente corretta non c'è incompatibilità fra queste tecnologie - come gli ambientalisti, che demonizzano il nucleare, vorrebbero far credere - ma complementarietà; purché si abbia ben chiaro di quanto si vuole sviluppare la percentuale delle due fonti rispetto al fabbisogno nazionale, perché - per dirla con Paracelso - tutto è veleno, niente è veleno, è solo la dose che fa il veleno. In questo caso va (ri)detto chiaramente che la «dose» del Fv e dell'eolico dovrà essere molto ma molto modica (1-2%) e quindi queste fonti non potranno certo avere uno sviluppo alla Pecoraro Scanio, mentre per il nucleare - nel medio periodo - anche in Italia ci si dovrà inevitabilmente allineare a quello che è il mix energetico Ue, che si attesta ad oltre il 30%. Quanto sopra significa che dovremo installare almeno 10 GW nucleari, ovvero costruire 10 centrali nucleari da 1 GW ognuna del costo unitario di 2,5 miliardi e con un tempo di costruzione - per un Paese normale - di 4-5 anni massimo. Così facendo, oltre a garantirci una discreta autonomia energetica ed a basso costo, quale è quella prodotta con il nucleare (l'energia elettrica in Italia, già ora, costa circa il doppio rispetto alla Francia), potremo rientrare benissimo nei parametri di riduzione dei gas serra previsti dal protocollo di Kyoto al 2012 (siamo fuori del 19%) e delle più stringenti future normative Ue al 2020 (siamo fuori di ben il 33%) e non pagare così pesanti penali che potrebbero arrivare anche a tre miliardi annui, cioè più del costo di una centrale nucleare da 1 GW. Poiché è evidente che in Italia, al momento, non ci sono le condizioni per costruire in tempi ragionevoli le centrali nucleari ma purtroppo nemmeno molte delle infrastrutture ed impianti energetico-industriali - come le rivolte dei cittadini contro la Tav, le centrali termoelettriche, i termovalorizzatori, i rigassificatori, ecc.. insegnano - che sono di vitale importanza per non cadere sotto i colpi di un sottosviluppo irreversibile e delle euromulte legate al protocollo di Kyoto, occorre agire con determinazione per uscire in tempi rapidi da questo cul de sac in cui l'ambientalismo più sfrenato ci ha rinchiuso.

La prima cosa da fare, nell'attesa delle centrali nucleari, è quindi ridurre i consumi di energia e così abbassare l'esborso petrolifero (ben 36 miliardi, se va bene, previsti nel 2008, ovvero più 6 rispetto al già «terribile» 2007) e diminuire le emissioni dei gas serra per evitare le prima ricordate forti penali connesse al non rispetto di quanto prevede Kyoto. Per fare questo però non occorre né imporre ai cittadini stili di vita da Corea del Nord (detto per inciso, già ora comunque un italiano ha un consumo primario di energia di -11% rispetto ad uno spagnolo, -24% rispetto ad un inglese, -39% rispetto ad un francese e - 64% rispetto ad un tedesco), né ricorrere al Fv e/o all'eolico, bensì molto più semplicemente è necessario sostituire, oltre i vecchi elettrodomestici energivori, pure i motori a bassa efficienza. In Italia, infatti, sono installati 20 milioni di motori per una potenza di 100 GW, con un consumo annuo di energia elettrica pari a più del 50% del consumo elettrico nazionale e rappresentano il 75% dei consumi elettrici dell'industria e siccome il 20% di energia viene sprecata a causa della bassa efficienza delle apparecchiature, questa è facilmente recuperabile proprio con l'uso di motori di nuova generazione ed inverter già esistenti in commercio. Inoltre così facendo non si immetterebbero in atmosfera ben oltre sei milioni di tonnellate annue di anidride carbonica. Per perseguire questa strada occorrono però sia nuove leggi che vietino la vendita di macchinari a bassa efficienza, sia adeguati incentivi per la rottamazione di quelli energeticamente obsoleti (cfr. Libero Mercato 22/02/08 p.10 - Piergiorgio Liberati - Per rispettare Kyoto non serve il fotovoltaico), così come è stato e viene fatto per le auto.

La seconda cosa da fare - non in ordine di tempo - è quella che deve consentire all'Italia di uscire non dalla più conosciuta sindrome NIMBY, acronimo di Not In My Back Yard, ovvero se volete una cosa fatela ma Non Nel Mio Cortile di Casa, ma da quella molto più grave che va sotto il nome di BANANA, che è l'acronimo di Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (o Anyone), ossia Non Costruire Assolutamente Nulla Vicino ad Altra Cosa o Persona. E questo è sicuramente il punto più ostico da affrontare perché impone un'inversione culturale in materia di problematiche energetico-ambientali che deve coinvolgere e convincere i cittadini, plagiati da un'ideologia pseudo ambientalista regressiva, che ha i suoi punti di forza nel rischio zero (che non esiste), nell'applicazione distorta ed ascientifica del principio di precauzione, con cui di fatto tutto si vieta, e sull'assunto che l'uomo è un pericoloso virus patogeno da combattere con ogni mezzo.

Per raggiungere lo scopo di far capire che le cose non stanno come la vulgata ambientalista finora le ha descritte e che cambiare si può, anzi si deve, occorre informare gli italiani in modo intensivo, prolungato e corretto, affidando questo compito a chi scientificamente è accreditato in campo internazionale (Università, Cnr, Enea, ecc..), mettendo però a loro disposizione quei canali di informazione (TV, radio, ecc..) ed educazione (scuole, ecc..), che attualmente sono, di norma, impropriamente occupati dai cosiddetti ecologisti, che spesso riportano notizie orientate, scientificamente non corrette e/o incomplete. Inoltre, per non continuare ad essere «ostaggi» delle varie associazioni ambientaliste, va tenuto presente e fatto capire che queste sono, in definitiva, solo delle lobby che difendono interessi particolari - al pari di Confindustria, Confagricoltura, Confesercenti, Confcommercio, ecc... - e non Enti a carattere scientifico riconosciuto e super partes e quindi comportarsi di conseguenza, ad iniziare dal livello istituzionale, semplicemente cominciando a non fare più riferimento a dette associazioni, varando - se occorre - anche leggi ad hoc. Solo operando così si può, infatti, riuscire a debellare il virus BANANA, mettere nell'angolo i verdi fuori ma rossi dentro, assieme ai loro sodali, e riportare l'Italia ad essere competitiva al livello mondiale, realizzando in toto proprio quanto previsto dal programma del PdL in tema di infrastrutture e di energia, che non può non comprendere il nucleare, magari da attuare anche prima di quanto prudenzialmente previsto, specie se a breve i cittadini si esprimessero a forte maggioranza in questo senso.

! Carlo Cerofolini
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata