RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Servizi sanitari tra pubblico e privato

di Gianluca Negro - 6 novembre 2002

Il dibattito politico sul fatto se i servizi sanitari debbano essere erogati da produttori pubblici, privati o da entrambi in maniera integrata, è sempre stato storicamente tra i più accesi.

È necessario fare un po' di chiarezza e cercare di proporre un modello di sistema misto pubblico-privato che potrebbe realmente rispondere alla crescente "domanda di salute" della popolazione.

Il maggior coinvolgimento della componente privata nel sociale, in forma non puramente subalterna o strumentale al ruolo del Pubblico e del mercato, auspicato nello stesso D. Lgs 502/92, risponde principalmente alla non più dilazionabile esigenza di restituire alla sanità il ruolo di servizio sociale, attento alle esigenze del "care" e alle qualità non solo tecnologiche ma di umanizzazione dello stesso servizio.

Tutto ciò assume una particolare importanza nel contesto attuale di una società che sta diventando sempre più multietnica e multiculturale, dove crescono sempre di più le probabilità che siano socialmente escluse sempre maggiori strati della popolazione.

Non si deve trascurare inoltre l'esigenza di riavvicinare al settore sanitario quei flussi finanziari privati, anche di volontariato, che se ne sono negli ultimi tempo allontanati interrompendo la tradizione multisecolare che ha storicamente registrato la compresenza dei "benefattori" nel finanziamento e nella gestione della sanità (modello Ca' Granda).

Conviene peraltro anche sottolineare l'importante ruolo che possono assolvere le cosiddette Fondazioni ex bancarie - tra le più grandi d'Europa - tanto con i mezzi propri quanto con quelli che, con la competenza che andranno acquisendo, potranno convogliare in iniziative di carattere sociale.

Il maggior coinvolgimento del settore profit risponde all'esigenza, più volte ribadita negli ultimi anni anche a livello legislativo, di incrementare la economicità della produzione dei servizi sanitari attraverso l'acquisizione di managerialità, di flessibilità, di rapidità nell'adattamento delle strutture tecnologiche ed organizzative.

Tale esigenza è sempre più sentita per effetto delle mutevoli condizioni connesse ai sempre più impellenti problemi posti dall'invecchiamento della popolazione, dagli sviluppi della ricerca e dalle compatibilità economiche.

Perché il coinvolgimento del mondo profit sia caratterizzato dal necessario profilo etico, si ritiene sia opportuno escludere, pur esistendone la possibilità normativa, l'affidamento diretto dei servizi sanitari a strumenti giuridici essenzialmente profit, quale la società di capitali, sia pure a partecipazione pubblico/privata.

Conviene subito sottolineare quello che, al momento, è un dato di fatto costituzionale e, in certo senso, politico: la sanità è un universo Pubblico e tale deve restare.

Quanto sopra non significa statalizzazione e forzata pubblicizzazione delle strutture sanitarie e delle professionalità che in esse operano. Deve essere eliminato qualsiasi equivoco a tal proposito: non si tratta di una neonazionalizzazione della Sanità.

Al contrario, il concetto di "Servizio pubblico" deve restare insito in qualsiasi ristrutturazione del Servizio per sostanziale giustizia etica del sistema.

Tale criterio è, prima di tutto, un criterio etico/costituzionale, che impone che non si debba discriminare tra i soggetti beneficiari delle cure in ragione di sesso, età, razza, religione, disponibilità economiche, censo od altro.

Fornire le cure mediche a soggetti che ne hanno bisogno, indipendentemente dal loro status, anche economico e personale, vuol dire: assistere e curare secondo il dettato costituzionale e secondo equità. I mezzi e quindi gli strumenti giuridico- ­amministrativi necessari per giungere a ciò, devono essere i più snelli ed efficaci fra quelli disponibili e rispondere a criteri di imprenditorialità, efficienza ed economicità.

Da ciò deriva subito un primo problema: è difficile immaginare a livello teorico (e altrettanto difficile realizzare a livello pratico) una struttura che riunisca in maniera equilibrata i due profili descritti.

E' necessario, quindi, individuare uno schema operativo che deve essere necessariamente complesso per quanto coordinato ed efficiente, in ragione di una netta separazione e subordinazione di ruoli e responsabilità.

La creazione di Fondazioni a partecipazione Pubblico/Privato, enti non commerciali e quindi non obbligati a produrre e distribuire utili ma al contrario rispondente ad una logica di perseguimento del Pubblico Interesse pare soddisfare la fondamentale tra le esigenze del settore: la sostanziale eticità pubblica dell'intero sistema.

! Gianluca Negro
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata