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numero 280
6 marzo 2008
 
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La fitta agenda di Medvedev

di Lillo Maiolino - 7 marzo 2008

L'elezione più che scontata del nuovo presidente russo, il delfino di Vladimir Putin Dmitri Medvedev, apre di fatto una diarchia sulla cui durata molti analisti internazionali si stanno interrogando in questi giorni. Il voto russo è stato ulteriormente blindando e l'esito è divenuto scontato dopo che l'ex presidente si è dichiarato disponibile a ricoprire il ruolo di primo ministro. Di fatto lo zar Vladimir, con l'ampio consenso del voto popolare (75 milioni di russi alle urne hanno consegnato a Medvedev il 70,2%) consolida la sua linea in politica interna ed estera per i prossimi anni, dopo aver garantito al suo popolo un notevole miglioramento delle condizioni di vita rispetto agli anni Novanta. Nonostante lo zoccolo duro di nostalgici, che ha regalato il 17,8% dei voti a Gennady Zyuganov, i russi non hanno più intenzione di tornare indietro. Certo, Putin stesso sa, e attraverso Medvedev ha promesso, che i suoi connazionali devono ricevere ancora di più dallo Stato, ma dai tempi di Eltsin a oggi moltissimi russi possono contare su migliori stipendi, pensioni più dignitose, agevolazioni per costruire impresa privata.

I prossimi anni, per la Russia, saranno molto delicati e pertanto la bussola del comando doveva inevitabilmente passare in mani fidatissime. Sul piano interno, infatti, il paese è impegnato a ideare politiche capaci di arginare il calo demografico: la popolazione russa è diminuita di 237.800 unità lo scorso anno ed ha toccato i 142 milioni al primo gennaio 2008, secondo i dati forniti dal Servizio di Statistica statale. Il numero di decessi, nel corso del 2007, è stato superiore di 477.700 rispetto al numero delle nascite. Si calcola che, di questo passo, nel 2050 la popolazione russa potrebbe diminuire del 30%. Diverse sono le iniziative promosse dal governo, a cominciare dal sistema di pagamenti per incentivare i nuclei familiari con più di un figlio. Singolare, inoltre, è risultata l'iniziativa del governatore della regione di Ulianovsk, a 900 km da Mosca, Serghei Morozov, il quale ha ideato il «Giorno dell'unità familiare», subito ribattezzato dalla gente «Giorno del concepimento». I funzionari pubblici hanno ricevuto una giornata di permesso durante la quale dovevano cercare di riprodursi. Nelle intenzioni delle autorità c'è quella di coinvolgere i lavoratori del settore privato e quindi sensibilizzare i datori di lavoro a concedere anche a questi ultimi le 24 ore di «vacanza». Come nelle migliori lotterie non mancano nemmeno i premi: un fuoristrada di produzione russa andrà ai genitori che daranno alla luce il loro terzo figlio per primi, mentre agli altri, meno prolifici, sono riservati premi in denaro, frigoriferi, tv o altri elettrodomestici; e negli asili nido i bambini sono preparati al lieto evento con spettacoli dal titolo: «Presto avrai un fratellino o una sorellina!».

Un altro nodo cruciale nell'agenda del nuovo presidente è la delicata questione del Caucaso russo. La guerra in Cecenia e Daghestan di fatto continua senza soste. I combattimenti si sono intensificati: il 20 gennaio due soldati russi sono morti in una battaglia nei pressi del villaggio di Niki-Khita, nel distretto di Kurchaloi. Nelle stesse ore altre truppe federali erano impegnate in un combattimento vicino al villaggio di Benoi, nel distretto di Vedenò. Tre giorni dopo, nelle foreste vicino ad Avtury, nel distretto di Shali, i militari russi sono caduti in una imboscata: diversi soldati sono rimasti feriti. Secondo la guerriglia alcuni sarebbero anche morti. Quindi i guerriglieri hanno attaccato un mezzo della polizia cecena nel pieno centro di Grozny, nel quartiere di Zavod: un agente è morto. I ribelli sostengono di aver colpito, lo stesso giorno, anche un mezzo dei militari russi a Nozhay-Yurt, uccidendone due (Fonte: Peacereporter). Le perdite russe si segnalano anche sul fronte Daghestan, mentre l'Inguscezia lo scorso mese è stata controllata a vista dall'esercito russo, in quanto si temevano attentati durante le manifestazioni anti Putin.

In politica estera già Putin, per voce del suo ministro degli Esteri, aveva espresso il suo dissenso nei confronti dell'indipendenza del Kosovo. Il problema si ripropone per Medvedev. Il ministro Sergey Lavrov, infatti, in un colloquio telefonico del 19 febbraio con il segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, ha ribadito che l'indipendenza kosovara è un grave pericolo per la stabilità internazionale: «La posizione della Russia è ferma - ha spiegato - perché considera inaccettabile la dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Pristina, in quanto apre la strada ad altre rischiose istanze separatiste in Europa». Con gli Stati Uniti i rapporti rimangono difficili anche sulla questione dell'allargamento dei confini Nato, in merito alla posizione da assumere sullo scacchiere internazionale nei confronti dell'Iran e infine sul tema «scudo spaziale», il progetto di difesa statunitense che alla Casa Bianca costerà 53 miliardi di dollari fino al 2009 e che prevede il coinvolgimento di Stati vicino alla Russia quali Polonia, Repubblica Ceca e Ucraina. I temi sono tanti, adesso tocca a Medvedev.

Lillo Maiolino

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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