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Collasso strutturaledi Francesco Natale - 8 marzo 2008 Senza voler plagiare il grande Menenio Agrippa, il quale riuscì a ricondurre all'ovile i secessionisti dell'Aventino grazie al suo arcifamoso apologo ove paragonava la Repubblica al corpo umano, possiamo comunque anche oggi rilevare qualche preoccupante analogia di carattere anatomico in riferimento al sistema Italia. L'Italia di oggi è, dal punto di vista di chi scrive, paragonabile ad un fegato. Organo meraviglioso, il fegato: è resistente, complesso, in grado di rigenerarsi qualora messo per un po' «a riposo». Ma ha anche un'altra caratteristica: collassa senza preavviso. Sopporta l'insopportabile per anni, magari decenni, dopodiché smette di funzionare e si necrotizza senza dare avvisaglie: quando comincia a far male, a sanguinare, è troppo tardi. Questo è quanto sta accadendo all'Italia oggi: i segnali di collasso sono numerosi ed evidenti, e per quanto i brandelli scalcinati dell'ex esecutivo prodiano cerchino di mettere pezze a destra e a manca, sperperando inutilmente fino all'ultima goccia le risorse che sono ancora, ahimè, titolati a spendere, la situazione peggiora di giorno in giorno. Mettiamo assieme un po' di elementi: pensionati che saccheggiano i bidoni della spazzatura fuori dai mercati generali, impoverimento diffuso del ceto medio e medio-basso, quattro cosiddette «morti bianche» al giorno, innumerevoli rapine e violenze i cui responsabili o restano impuniti o vengono «indultati», inefficienza spesso letale del sistema sanitario, impossibilità di acquistare o affittare casa per giovani coppie o, come direbbe Tps, per single «bamboccioni», sperequazione sudamericana tra salari e inflazione (lasciamo perdere gli indici Istat, che servono solo a chi li compila...) e, dulcis in fundo, emergenza rifiuti che ha trasformato Napoli in Nairobi. L'Italia sta subendo un collasso strutturale senza precedenti. A fronte di tutto questo po' po' di mercanzia c'è solo l'indegna indifferenza di una classe politica inetta, avida e proterva per la quale la massima preoccupazione consiste nel trovare il modo più rapido e sicuro per riciclarsi. Io li vedrei meglio fatti oggetto di raccolta differenziata, cestinati per sempre, consegnati alla pattumiera della storia senza possibilità di ritorno. E forse stavolta ce la possiamo davvero fare, spazzandoli via col nostro voto del 13 Aprile, primo passo propedeutico a rimettere in sesto l'ormai cirrotico fegato-Italia. Lasciamo pure ai neonati (si fa per dire...) piddini il compito di individuare le radici della crisi, le vere o presunte responsabilità pregresse, le discussioni sul sesso degli angeli. Tutta mercanzia inutile. Noi, in caso di vittoria, avremo il dovere di porre in essere soluzioni immediate e concrete per rigenerare questo scalcinato paese colorato di un arancio malaticcio, risultante dalla fusione cromatica tra il rosso della vergogna per essere stati rappresentati dalla peggior classe politica che la storia repubblicana ricordi e il giallo itterico della crisi strutturale evidente, invasiva, letale. All'individuazione di responsabilità e responsabili ci si penserà eventualmente dopo. Dopo aver ridato nuova linfa ad un paese che, nonostante sia oggi pesantemente intossicato, può e deve tornare ad essere il più bello del mondo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.254 del 4/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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