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Carta stracciadi Gianteo Bordero - 11 marzo 2008 Ha fatto gridare allo scandalo il gesto con il quale sabato, a Milano, Silvio Berlusconi ha rappresentato plasticamente, stracciando alcuni fogli che aveva con sé, il rapporto tra la sinistra e i programmi di governo presentati agli elettori. Subito Veltroni e i suoi pretoriani hanno stigmatizzato il coup de theatre del leader del Pdl, aiutati come al solito dalla compiacenza dei giornali amici, che hanno titolato «Berlusconi straccia il programma del Pd» senza riportare quanto da lui realmente affermato: «Quando la sinistra va al governo, i programmi diventano carta straccia». Ma come dare torto al Cavaliere? Alzi la mano chi ha mai visto, in questi ultimi dodici anni, un esecutivo di centrosinistra mantenere fede alle promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale. Il fatto è che esiste una differenza di fondo tra Berlusconi e la sinistra per quanto riguarda il modo di intendere il programma. Per il primo le promesse elettorali rappresentano un patto diretto con gli italiani, un contratto che deve essere onorato fino in fondo; per la seconda sono uno strumento per dare vita a coalizioni il cui scopo primario è soltanto quello di raggiungere il potere, aggregando tutto e il suo contrario. Lo abbiamo visto nel 2006, quando per sconfiggere Berlusconi il centrosinistra mise in piedi un cartello elettorale tenuto insieme soltanto dall'odio per il nemico e privo di qualsiasi omogeneità di contenuto. Ne vennero fuori, nell'ordine: un programma di 280 pagine, tanto mastodontico quanto vago e fumoso; un governo lacerato dalle contraddizioni interne alla maggioranza parlamentare e incapace di qualsiasi progetto a lungo termine; una legislatura sciagurata a causa dei suoi evidenti vizi di fondo. E' cambiato qualcosa da allora ad oggi, da Prodi a Veltroni? Se è vero che il segretario del Pd ha capito la lezione e ha presentato agli elettori un programma sensibilmente più snello rispetto a quello dell'Unione, è anche vero che bisogna guardare chi sostiene tale programma. Così si capisce subito che ad uno snellimento formale non è corrisposto uno snellimento sostanziale, perché, per poter essere competitivo con il Pdl berlusconiano, Veltroni ha dovuto stringere alleanza con Di Pietro e con i Radicali, mandando in fumo i buoni propositi annunciati a parole. Se mai il Partito Democratico dovesse vincere le elezioni, che fine farebbero le promesse veltroniane su temi come la giustizia, la difesa dei valori, la laicità non laicista, ecc...? E' chiaro che il nocciolo della questione non è tanto il programma in sé, quanto la possibilità che esso venga realmente applicato dopo la formazione del governo. Berlusconi, come egli stesso ha ricordato sabato a Milano, ha portato in politica una «nuova moralità», quella che consiste «non soltanto nel non rubare», ma anche nel «mantenere gli impegni presi con gli elettori». Qui la distanza tra centrodestra e centrosinistra si fa sensibile: se il Cavaliere, nella legislatura 2001-2006, è riuscito, nonostante una congiuntura internazionale pessima, ad onorare l'85% delle promesse fatte ai cittadini (lo documentano studi universitari non certo riconducibili al centrodestra), che cosa attendersi da un Veltroni che fino all'altro ieri ha sostenuto l'azione del governo Prodi, cioè di un governo che non ha tenuto fede agli impegni, e che oggi, dopo aver annunciato ai quattro venti la sua corsa in solitaria in nome della omogeneità politica, fa salire sul suo carro le smentite viventi al programma del Pd? Insomma, non è certo Berlusconi che straccia il programma del Partito Democratico, ma è Veltroni stesso che si incarica di farlo attraverso le sue alleanze. Il leader del Pdl non fa altro che mettere in evidenza un dato della realtà che oggi, ancora una volta, il centrosinistra cerca di occultare in tutti i modi possibili, siano essi il ricorso a candidature eccellenti o la pedissequa scopiazzatura di idee che il centrodestra ha presentato negli anni passati, iniziando pure a metterle in pratica nell'azione di governo - cosa che Veltroni non potrà fare.
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Ragionpolitica, periodico on line n.255 del 11/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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