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Non dimenticare la superiorità di Israeledi Gabriele Cazzulini - 11 marzo 2008 Quando il sangue dei morti è ancora caldo e invade la retina degli occhi, esplode una pandemia di emozioni e appelli all'azione. Le otto giovani vittime della yeshiva, otto agnelli sacrificati sull'altare dell'odio, sono stati la prima parola di un discorso continuamente iniziato e mai concluso: siamo nel giorno in cui il Tempio fu distrutto e domani inizierà la nostra dannazione. Quindi ecatombe, diaspora, olocausto. Infatti i giornali e i politici israeliani più sensibili alla retorica dell'apocalisse preannunciavano l'avvento della terza intifada, racimolavano le solite informazioni sul coinvolgimento di Siria e Iran, predicavano furibonde ritorsioni su Gaza. Allo stesso tempo i media globali rispecchiavano questo trambusto chi puntando l'indice contro gli arabi e chi invece contro gli israeliani stessi. Per gli stranieri il conflitto arabo-israeliano è diventato una specie di derby con tifoserie opposte che adorano la loro metà odiando l'altra. Come sempre accade quando sono stati piantati gli ultimi chiodi sulle bare, improvvisamente questo caos ammutolisce. Il giorno dopo, il giorno dopo ancora e così via, tutto ritorna nella media. E' l'istinto vitale che predomina e quando l'animo vive in terra santa la vita è ancora più tenacemente aggrappata alla vita. Però tra gli ultimi fuochi ne rimane uno ancora acceso: il diritto alla morte. La famiglia dell'attentatore di Gerusalemme Est ha il diritto a celebrarne il rito funebre anche esponendo le insegne di Hamas e Hezbollah? E' una questione che lega politica, etica e religione in un nodo soffocante e irrisolvibile in maniera univoca e pacifica. Il dibattito viene innescato dal primo ministro israeliano, che chiede all'istituto delle assicurazioni di negare alla famiglia del terrorista qualunque fondo per le sue esequie. Olmert chiede inoltre alla polizia di impedire l'uso di bandiere di movimenti terroristici durante i funerali. Ancora più duro il ministro dell'Industria, del Commercio e del Lavoro: le famiglie di attentatori muniti di lasciapassare per Gerusalemme devono essere private dei loro «diritti» e le loro abitazioni demolite immediatamente. Sarebbe troppo banale ribattere che tali misure draconiane non producono altro effetto se non arroventare l'accanimento anti-israeliano in un attacco anti-ebraico. Il senso di giustizia si confonde con la sete di vendetta - ed è umano in un contesto in cui l'umanità ha smarrito il suo senso. Ma dall'umanamente tollerabile si cade nel disumano quando è il governo a far squillare le trombe della vendetta negando il diritto alla morte, anche del suo peggior nemico. L'errore da evitare è proprio questo: abbassarsi al livello dei barbari. Il conflitto in Palestina rischia di prendere la piega di un conflitto tra civili, dove i palestinesi abbattono innocenti israeliani e gli israeliani, senza impiegare uniformi militari, si vendicano dei palestinesi privando i loro morti del diritto al rito funebre. Qui è in ballo la civiltà che Israele da sola rappresenta in Medioriente. Se queste dure posizioni provenissero dalle bocche di un partito ortodosso o comunque all'infuori delle istituzioni, potrebbero accampare un titolo di legittimità. Ma quando il vertice del governo scende nell'agone, dimentica la sua superiorità che non è solo un fatto d'autorità ma soprattutto di moralità. Ancora oggi Olmert non ha compreso la realtà del terrorismo e la sua nuova trasformazione in un terrorismo a tutto campo, senza limiti. La politica di Olmert è sfogare la sua impotenza strategica sui casi individuali, placando le ire dei suoi alleati estremisti senza assumersi la responsabilità di intervenire sulle cause e non sugli effetti. Estremista a parole lui stesso, Olmert resta inconcludente nei fatti. Il terrorismo si vince dimostrando la propria superiorità e non l'equivalenza. Israele non è nata per scannare i suoi nemici, chiunque essi siano. Probabilmente questo incomprensibile e assurdo dibattito sul diritto alla morte non desterà la distratta attenzione del mondo. Ma in vista della Pasqua la terra santa compie un passo in avanti verso il punto più oscuro dell'inferno.
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Ragionpolitica, periodico on line n.255 del 11/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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