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numero 280
6 marzo 2008
 
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Va, ma resta

di Gianni Baget Bozzo - tratto da del 11 marzo 2008

Zapatero vince le elezioni in Spagna. I socialisti, guidati dal sindaco di Parigi, vincono in Francia. Romano Prodi lascia la politica in Italia. La crisi del governo del Professore è avvenuta in un modo oscuro, con l'azione giudiziaria contro l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e la reazione del leader dell'Udeur che ha fatto cadere l'esecutivo. Ambedue i protagonisti non siederanno in parlamento. Eppure sembrava che una mano invisibile avesse guidato la crisi e che ormai il Partito Democratico avesse avuto qualche conoscenza di questa mano, perché la decisione di anticipare le elezioni nel 2008 e di mandare Prodi fuori subito deve essere stata presa già quando il caso Mastella è scoppiato. Cade così il concetto della guerra contro Silvio Berlusconi, che ha guidato la campagna del 2006 e la gestione del governo, riproducendo la guerra civile continua non sui contenuti della politica ma sulle persone che la esprimevano.

Andiamo alle elezioni con la crisi dello Stato e la crisi della politica in proporzioni che ricordano gli anni '40. Allora la tempesta era mondiale, oggi è una burrasca fatta in casa. La crisi dello Stato nasce dai rapporti tra il parlamento e la giustizia, un antico problema del diritto parlamentare che era stato risolto con l'autotutela del corpo politico mediante l'immunità parlamentare. La magistratura ha colpito una parte politica e non l'altra e quella salvata, cioè la sinistra, è diventata il partito della magistratura, mettendo così in crisi la legittimità del parlamento. È nato così un partito dell'antipolitica, che non è solo quello di Beppe Grillo, ma quello presente nel concetto diffuso che il politico è al di sotto di ogni sospetto. La decisione della magistratura di scegliere i reati contro l'amministrazione come indagine preferita ha condotto non solo alla delegittimazione del parlamento nel suo insieme, ma ha alimentato una lotta continua all'interno della stessa maggioranza Prodi, proprio espressa dalla guerra fra Mastella e il ministro Antonio Di Pietro, che ha condotto alla fine del governo. Il parlamento non è stato mai tanto delegittimato dai tempi in cui nacque il fascismo e se oggi fosse possibile che un uomo avesse la possibilità suprema di conciliare il conflitto tra parlamento e magistratura sarebbe eletto anche se ne limitasse la libertà.

In questo clima tutto è divenuto politica e lotta politica. Basti pensare al primo improbabile conflitto tra Romano Prodi e Massimo D'Alema sulla questione dell'Unipol. La coalizione di Prodi ha reso il contrasto interno al governo incompatibile con l'unità del governare e della sinistra stessa che, con Cesare Salvi, ha cominciato con la critica del suo governo soprattutto agli Enti locali e alle Regioni. Ne è nato poi, come libro di successo, La Casta, il testo che forse è all'origine di queste elezioni anticipate. La maggioranza Prodi ha visto i partiti moltiplicare i posti di governo e di sottogoverno, spazi di potere retribuiti che ormai non andavano più ai partiti ma ai gruppetti come gruppetti, alle cordate come cordate, ai singoli come singoli. Nella maggioranza Prodi è apparso come la fine dei grandi partiti storici abbia trasformato gli attuali gruppi in referenti senza base e senza storia, in cui il vertice sceglie la base e non la base il vertice. A sinistra è avvenuta la separazione dei gruppi dirigenti dalle basi a cui fanno riferimento.

È in questo clima che sono nate le dimissioni del governo Prodi: dalla scelta di costruire i mini partiti che traevano dal potere occupato grazie alla maggioranza tutti i mezzi di sostegno. La maggioranza Prodi è un fenomeno nuovo che ha condotto alla formazione di tanti piccoli gruppi ulteriori, qualcuno anche nel centrodestra, ma certo non con gli oneri per lo Stato che venivano dalla sinistra. È su questa base che i problemi della criminalità, dell'immigrazione e del fisco divengono più gravi. E qui il governo diventa più debole perché la cultura di Prodi è pronta a punire un popolo di evasori e i partiti antagonisti pronti a proporsi in parlamento, con stipendi d'oro, come gli affossatori del capitalismo.

È sulla crisi dello Stato e della politica che viene la crisi della maggioranza. E nelle Regioni è avvenuto ancora in modo più grave per i minori controlli inevitabili. Il colmo è certamente quello della Campania, dove il presidente della Regione Antonio Bassolino ha accontentato tutti, ma proprio tutti, anche i parlamentari di Forza Italia che disertarono la seduta in cui il centrodestra aveva presentato una richiesta di dimissioni del governatore che così in Senato non fu approvata. Ora i nanetti della sinistra sono spariti e il leader dei Comunisti Italiani, ora nella Sinistra Arcobaleno, Oliviero Diliberto, rinuncia al parlamento. Ma il danno che è stato fatto non è certo proporzionale alla quota di consenso. Così il rappresentate della sinistra cattolica, Romano Prodi, esce dal governo e dalla politica sulla crisi dello Stato e della politica, cioè sulla più grande questione morale del paese.

! Gianni Baget Bozzo
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Ragionpolitica, periodico on line n.255 del 11/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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