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6 marzo 2008
 
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Riformare la legge 180

di Elisabetta Gardini - 11 marzo 2008

Ricordiamo tutti la polemica che si scatenò nell'ultimo scorcio di vita del precedente governo Berlusconi, quando l'allora ministro della Salute dichiarò di voler mettere mano alla legge 180. La levata di scudi da parte di coloro che fanno di ogni argomento una battaglia ideologica e, a suon di slogan, impediscono l'analisi serena e approfondita di qualsivoglia problematica fu istantanea e feroce. Paolo Cento liquidò la vicenda con un «per fortuna il governo ha i giorni contati e i propositi di rivedere la 180 non possono essere realizzati». Oggi i tempi sembrano finalmente maturi per poter affrontare la grande questione del disagio mentale. Alcuni autorevoli psichiatri, di recente, hanno polemicamente affermato che la psichiatria in Italia è morta. Dobbiamo ascoltare questa denuncia e considerarla uno stimolo per ripensare l'organizzazione dell'assistenza psichiatrica in Italia. Basta ascoltare la voce delle tante associazioni dei familiari dei pazienti psichiatrici per avere la certezza che, pur tra le diverse posizioni, troppo spesso prevale il senso di solitudine e di inadeguatezza degli aiuti. In un intervento di alcuni giorni fa sul quotidiano La Discussione, il professor Tonino Cantelmi, presidente dell'Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, ha ricordato un sondaggio recente, secondo il quale il 70% degli italiani, se avesse un figlio malato di mente, se ne vergognerebbe e lo nasconderebbe agli altri.

E' ora di dare risposte concrete. Nel programma del Popolo della Libertà, alla voce sanità, è scritto: riforma della legge 180 del 1978. Siamo consapevoli che per molti versi si tratta di infrangere un tabù, ma non dobbiamo dimenticare l'incredibile carico di sofferenza che l'attuale situazione infligge a moltissimi uomini e donne, attraversando tutte le fasce d'età. Oggi le famiglie affrontano da sole la fatica quotidiana di trovare risposte al dramma di una figlia colpita da anoressia, di una madre sprofondata nella depressione o di un ragazzo segnato dalle conseguenze dell'uso di sostanze stupefacenti, per non parlare delle forme più gravi di malattia che talvolta scaturiscono nelle tragedie che ogni giorno vanno a riempire le pagine di cronaca. Tuttavia dobbiamo fare i conti con notevoli preconcetti nei confronti dell'approccio terapeutico. Il nostro, purtroppo, è il paese dei pregiudizi; per sconfiggerli è necessario che la pubblica opinione sia la sintesi di un vero dibattito sereno, aperto, costruttivo, capace di entrare nel merito delle questioni, scevro da dannosi luoghi comuni. Tutto il contrario di quello che, troppe volte, accade da noi.

E' necessario partire dai bisogni e dai problemi reali delle persone. In Italia c'è stata per troppi anni la volontà di una parte politica, minoritaria ma molto agguerrita, di negare persino l'esistenza della malattia psichiatrica. I guasti li sta pagando l'intera società. Non possiamo negare che esistano strutture, sia pubbliche che private, in grado di offrire servizi anche di eccellenza. Nel Veneto, ad esempio, la mia regione, anche il pubblico offre buoni servizi. Purtroppo, però, la qualità delle strutture varia moltissimo a seconda del territorio. Anche questa disomogeneità causa i dolorosi pellegrinaggi da una struttura all'altra, da un professionista all'altro, alla continua ricerca di una soluzione che anche la rigidità dell'attuale sistema non permette di trovare. Non sarebbe sufficiente, tuttavia, colmare le singole inefficienze: va ripensato tutto il sistema. Oggi non solo i pazienti e le loro famiglie sono in sofferenza: un altro aspetto importante di cui tener conto è il disagio degli operatori che non dispongono di strumenti moderni ed efficaci.

Sui manicomi indietro non si torna. Anche se è vero che alla chiusura dei manicomi, decisa con la legge Basaglia, non si è costruita una alternativa adeguata. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una anomalia tutta italiana: si fanno le leggi e le si attuano a metà. Basti pensare alle difficoltà che incontrano i pazienti quando si trovano nel bisogno di un ricovero prolungato. Tutte queste ragioni ci stimolano a riformare il sistema vigente. Non sarà un lavoro semplice e richiederà del tempo. Sarà necessario ascoltare tutti i settori e le categorie coinvolti, a partire dalle famiglie. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sociale ed è dovere della politica individuare nei tempi più rapidi le soluzioni. Dopo trent'anni di ideologia, di distrazione, di colpevoli negligenze, il tema della riforma psichiatrica è ineludibile.

Elisabetta Gardini

Portavoce di Forza Italia

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Ragionpolitica, periodico on line n.255 del 11/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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