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Veltroni continua i disastri di Prodi e D'Alema in politica esteradi Matteo Gualdi - 14 marzo 2008 Mancano ormai una trentina di giorni alle elezioni politiche, e la campagna elettorale entra, finalmente, nel vivo. Chiuse le questioni legate a liste e candidature ci si può definitivamente concentrare sui programmi. Molto si è detto sulle copiature del Partito Democratico, che ripropone sfacciatamente alcune delle battaglie classiche del centrodestra liberale. Ma poco, anzi pochissimo, si è detto sulle linee di politica estera tracciate nel suo programma. In effetti queste problematiche non trovano grande spazio, né nei documenti ufficiali, né sulla stampa, a riprova della provincialità di una certa politica italiana. Mentre nel dibattito per le primarie americane, infatti, i problemi di politica estera ricoprono un ruolo fondamentale nel determinare lo spostamento di importanti settori dell'elettorato, tanto che tutti i candidati provvedono ad esplicitare il proprio pensiero in materia sulle pagine della prestigiosa rivista «Foreign Affairs», da noi il problema sembra non interessare, come se non ci si rendesse conto che viviamo in un mondo globalizzato, con i nostri militari impegnati in importanti teatri di guerra, con tensioni altissime al di là dell'Adriatico, con un terrorismo ancora attivo che minaccia l'Occidente ed i valori che rappresenta. Il Partito Democratico dedica al problema del ruolo dell'Italia nel mondo poche righe (una paginetta circa) in apertura di programma. Una sorta di introduzione, volta più che altro ad inquadrare la situazione geopolitica mondiale, in maniera peraltro abbastanza sbrigativa, senza indicare una direzione strategica. Si parte con il riconoscimento delle accresciute «minacce alla sicurezza internazionale» che starebbero «assumendo le forme nuove e più insidiose del conflitto etnico e religioso» (si parla di Medio Oriente?), si conferma l'impegno in Afghanistan, e la «lotta al terrorismo» come «esigenza fondamentale», ma si condanna la guerra in Iraq, facendo finta di non capire che il teatro iracheno è il crocevia dei destini dell'Occidente proprio nella lotta al terrorismo, che evidentemente Veltroni combatte solo a parole. Una sconfitta, ormai lontana ma ancora possibile, in Iraq, infatti, creerebbe una reazione a catena che rischierebbe di travolgere l'Occidente, rafforzando non solo Al Qaeda ma soprattutto l'Iran di Ahmadinejad. Inoltre la formula usata, assolutamente ambigua, ricalca la teoria di «equidistanza» portata avanti in questi ultimi due anni dalla scellerata gestione Prodi - D'Alema, che, tra una passeggiata a braccetto con i terroristi di Hezbollah, ed una telefonata in amicizia ai leader di Hamas (organizzazione palestinese che rientra nell'elenco europeo delle organizzazioni terroristiche) ha fatto perdere credibilità al nostro Paese (tanto che il Presidente Prodi non è mai stato ricevuto negli Stati Uniti dal Presidente Bush, guastando i rapporti eccellenti tra i due governi costruiti dal presidente Berlusconi in cinque anni di sintonia politica). Non si capisce, infatti, se quando si parla di terrorismo ci si riferisca semplicemente ad Al Qaeda(che comunque non viene mai citata) oppure al terrorismo in generale (comprendendo quindi Hezbollah ed Hamas, burattini nelle mani dell'Iran). Da questo punto di vista sembra abbastanza indicativo che non vi sia nemmeno una parola, un accenno al dramma del Medio Oriente, agli attacchi continui di lanci Kassam e Katiuscia dalla Striscia di Gaza ad Israele. La cosa che lascia sconcertati è l'incapacità del Pd e del suo leader, di dare un nome ed un cognome ai problemi. La mancanza di coraggio di Veltroni è sconvolgente, come se si volesse nascondere dietro parole come «terrorismo», «conflitto etnico-religioso» e «mediterraneo denuclearizzato», per paura di pronunciare a voce alta il nome dei veri nemici: Iran, Ahmadinejad, Hezbollah, Hamas, Al Qaeda, Bin Laden. L'unico ad essere citato è il vero nemico di Walter: George W. Bush. Sembra quasi un gesto scaramantico, come se, una volta rimosso il Presidente americano (le elezioni si terranno a Novembre), magicamente tutti problemi saranno risolti e sarà finalmente possibile ricostituire un clima di «amicizia e collaborazione nazionale e europea con gli Stati Uniti». Con l'America, Veltroni vorrebbe «costruire uno spazio comune transatlantico in campo economico oltre che politico» con l'obiettivo di rafforzare «il nucleo di base per il governo della globalizzazione e della liberalizzazione» e diminuire il «rischio di crescenti protezionismi» (si vede che non conosce i programmi del suo idolo Barack Obama). Insomma, qual è la formula per risolvere tutti i problemi secondo Uolter? Semplice, attraverso l'amicizia! «Europa e Usa assieme rendono tutto più facile e possibile», così tutti problemi, dal «dialogo con il mondo arabo e islamico», alla «piena integrazione dei Balcani occidentali nel sistema europeo», alla «proliferazione nucleare e del riarmo» possono essere risolti con una rinnovata amicizia tra Stati Uniti ed Italia. Ma in effetti anche Veltroni sembra rendersi conto che l'amicizia America-Italia da sola non basta, e così propone un «metodo multilaterale e una presenza attiva negli organismi internazionali», la solita soluzione «pilatesca» che delega totalmente all'esterno le decisioni strategiche, a quegli organismi che finora si sono sempre dimostrati incapaci di prendere decisioni ed incidere sulla sicurezza mondiale, mentre hanno contribuito solamente a coprire i prepotenti ed i tiranni (basti pensare al fallimento politico della missione in Libano, dove nonostante l'ottimo lavoro dei nostri militari, i terroristi di Hezbollah hanno potuto tranquillamente riarmarsi, in attesa di riprendere i lanci di razzi contro Israele). Dal Pd, quindi, non una parola in difesa dei nostri amici israeliani, dei valori dell'Occidente, della nostra civiltà, dei nostri diritti, delle nostre radici, delle nostre libertà. Niente di niente. E non si capisce se sia perché non riescono a distinguere il bene dal male, o perché non hanno il coraggio di scegliere tra i due.
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Ragionpolitica, periodico on line n.255 del 11/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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