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numero 280
6 marzo 2008
 
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A Cuba non è cambiato nulla

di Cristoforo Zervos - 16 marzo 2008

Non dobbiamo farci illusioni sull'avvicendamento di Raùl Castro al posto del fratello e sulla timida apertura di Cuba nei confronti degli americani. Infatti gli Stati Uniti, dopo le timide aperture del fratello dell'ex lìder maximo di Cuba, non hanno ancora replicato, sintomo di sfiducia. L'apparente «apertura», infatti, è ben diversa dalla realtà. Raùl era un militante comunista e sovietico già all'epoca in cui Fidel aveva propensione fascista e militava nel partito Ortodosso di Eduardo Chibas. Fu proprio Raùl a far cambiare direzione alla rivoluzione, convincendo Fidel di indirizzarla verso Mosca, quando invece era iniziata in maniera completamente diversa. Ed è stato proprio Raùl a sorreggere il regime cubano dietro al più affascinante e barbuto Fidel. Il fratello «sbarbato» è un «ragioniere burocrate» con in testa un'«idea meravigliosa». Ma qui non si tratta di tricologia purtroppo, ma solo di privazioni e stenti.

Di 5 anni più giovane di Fidel sarà lui adesso a portare Cuba verso il cambiamento dopo la dipartita del fratello ormai malconcio. Ma cos'ha in realtà in testa quest'uomo? Il leader del gruppo di opposizione (se di opposizione si può parlare) Manuel Cuesta Morùa, che si definisce di sinistra ma democratico, commentò tempo fa un Raùl già instradato alla sostituzione del fratello come «un vero e proprio capo di Stato». Il passaggio che sta attraversando Cuba, e la nuova epoca che alcuni mass media occidentali di sinistra stanno propagandando (senza per altro sapere ciò che stanno dicendo), è un'illusione. Si può infatti affermare con certezza che di Democrazia non se ne vedrà nemmeno l'ombra. Anzi, è bastato osservare «il nuovo arsenale bellico» totalmente rinnovato e all'avanguardia, progettato e realizzato già due anni fa, per farci un idea di come Raùl stia già lavorando in tutto il Paese con idee molto chiare, ribadendo una totale autonomia ed indipendenza da Washington, che tradotto significa che a Cuba poco cambierà e che buon sangue «Castrista» non mente.

Raùl Castro è il vero leader della nomenklatura militare a Cuba, che è anche quella che gestisce la chiusa economia cubana (turismo-zucchero). Possiamo immaginare chi ne detiene i guadagni maggiori. Ma dalle prime mosse e dalle prime dichiarazioni, il nuovo leader cubano ha capito che di «trippa per gatti» ne è pieno il mondo e che ne vorrebbe anche un po' per lui. Non si tratta di certo di un'apertura verso il libero mercato, bensì di un approccio economico «tecnocratico», vòlto a spostare l'economia cubana verso un modello più consono alle sue idee e plasmato sul modello cinese o vietnamita. Ovvero, panem et circenses. E' molto probabile quindi un avvicinamento progressivo di Cuba alla Cina, chiaro sintomo di come l'Oriente non stia a guardare e che i regimi in genere tendano sempre di più ad accordarsi fra di loro, soprattutto a livello economico, vera anticamera del potere.

A Cuba le cose non vanno come hanno riportato i nostri giornali, che hanno gridato al mezzo miracolo. Questo avvicendamento e la timida apertura all'Occidente fanno parte di un gioco in grado di aprire a Cuba la possibilità di operare nei mercati, ma al solo scopo di mantenere il regime ed il potere. Magari gestito in maniera un po' più moderna. Ma sempre di regime si tratta. Di democratico qui, c'è ben poco.

Cristoforo Zervos

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