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Di Alitalia rimane solo il nome

di Fabrizio Goria - 18 marzo 2008

Si scoprono le carte sull'offerta vincolante da parte di Air France-Klm per l'acquisizione di Alitalia. Il risultato, accettato dal cda italiano, è una debacle non solo per la compagnia di bandiera, ma per tutta l'Italia. Ed ora c'è solo più da attendere il giudizio del governo. 1.600 esuberi, 5.100 posizioni a rischio, 42 aerei dismessi entro il 2010, 43 rotte cancellate, 793 voli settimanali eliminati, un'azione Air France per 160 di Alitalia, 9 centesimi di euro per acquistare un'azione Alitalia, mantenimento della livrea, nome della compagnia non presente nella ragione sociale della holding, obbligo da parte del governo a ripianare i debiti contratti in questi anni. Sono questi i numeri della svendita della compagnia di bandiera. Nello scorso dicembre, la quotazione in borsa del titolo Alitalia era intorno ad 80 centesimi per azione, ieri il titolo è crollato vicino a quota 0,50 euro. Ma non bastano queste cifre per capire la portata della crisi: in cassa, come liquidità, Alitalia ha circa 200 milioni di euro, una cifra del tutto inadeguata per poter gestire l'ordinaria amministrazione fino al reale passaggio di consegne con la compagnia transalpina. Infatti, il ministero del Tesoro, che deve ancora esprimersi sulla proposta accettata ieri dal consiglio d'amministrazione italiano dopo 12 ore di riunione serrata, ha concesso un prestito di 300mln di euro per traghettare Alitalia fino a giugno.

Proprio il governo è ora al centro delle operazioni, dato che deve rispondere all'offerta posta da Jean-Cyril Spinetta, numero uno di Air France-Klm. Un governo che è stato incapace di gestire la situazione, preferendo un atteggiamento attendista invece che vòlto a salvare il salvabile. Con una società che perde milioni di euro ogni mese che passa, si è atteso troppo per portare avanti le operazioni di vendita, ignorando gli operatori del mercato italiano per aprire verso i cugini transalpini. Dopo anni di sprechi senza fine, la miglior soluzione sarebbe stata quella di vendere in modo veloce e redditizio, invece che attendere ciò che non sarebbe mai arrivato, il deus ex machina. Alitalia, infatti, non esce in modo dignitoso da questa presumibile acquisizione, dati i tempi sempre più stretti.

L'operazione di vendita deve per forza avvenire entro pochi mesi, a causa della crisi di liquidità della compagnia italiana che può portare verso le procedure concorsuali in poco tempo. Infatti, se non fosse stato approvato il prestito del Tesoro di 300 milioni di euro, Alitalia non avrebbe avuto abbastanza soldi in cassa per poter onorare i propri pagamenti fino a maggio, data in cui tutto dovrebbe chiudersi a favore di Air France-Klm. L'Italia perde molto, perde uno dei suoi simboli nel mondo, una sorta di biglietto da visita per ogni viaggiatore che ha voluto mettere piede sulle nostre terre. Ma globalizzazione e libero mercato sono termini che non possono essere dimenticati. Il problema di Alitalia è stato quello di non saper guardare avanti, quando tutti lo facevano. Sono mancati gli aggiornamenti necessari per la sopravvivenza in un mercato sempre più concorrenziale. La società della Magliana aveva perso il proprio vantaggio competitivo, basato sulla qualità del servizio offerto, rispetto alle altre compagnie aeree, impegnate a soddisfare una clientela in evoluzione che richiedeva costi sempre minori.

Proprio la nuova differenziazione del mercato, diviso tra low-cost e business class, ha fatto terra bruciata intorno ad Alitalia. Se a questo aggiungiamo gli enormi sprechi che ogni giorno erano portati avanti, il quadro della disfatta è completo. E non si è ancora parlato del futuro di Malpensa, che da hub internazionale sarà notevolmente ridimensionato. Il mercato, in questo caso, ha agito come doveva agire, premiando la migliore offerta coi minori costi, annullando le compagnie che non riuscivano stare al passo con le altre. Alitalia era una di queste ed era inevitabile una fine del genere, considerando il lassismo del governo italiano. Nei 20 mesi di legislatura Prodi gli Italiani hanno perso molto, dal potere d'acquisto alla compagnia di bandiera. La fortuna è che tutto questo sembra destinato a finire entro poco. C'è un solo rammarico, quello di non poter chiedere un risarcimento per i danni subìti.

Fabrizio Goria

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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