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I cattolici preferiscono Berlusconi

di Gianteo Bordero - 18 marzo 2008

Due dati politici speculari emergono con chiarezza dal sondaggio pubblicato domenica su Il Sole 24 Ore riguardante le intenzioni di voto dei cattolici alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile prossimi. Primo dato: quello che doveva essere il partito «nuovo» anche sui temi della laicità e del rapporto tra fede e politica, il Pd, non sfonda nell'elettorato credente, attestandosi al 32,2% dei consensi. Secondo dato: si consolida una tendenza già emersa negli anni passati, ossia la prevalenza del voto cattolico dato al centrodestra (49,4%).

Tutto il gran parlare fatto da Veltroni sulla nuova «casa» politica in cui i cattolici avrebbero potuto tranquillamente albergare non ha avuto successo. Non soltanto a causa della sopraggiunta alleanza con i Radicali, che ha fatto storcere il naso persino a un settimanale non certo ostile al centrosinistra come Famiglia Cristiana, ma anche (e forse soprattutto) perché è ancora viva, nel mondo cattolico, la pessima prova fornita tanto dai «teodem» quanto dai «cattodem» durante i venti mesi del governo Prodi. Il caso dei Dico, naufragati per merito del solo Clemente Mastella dopo che i popolari e i dossettiani avevano dato il loro appoggio al provvedimento, è certamente il più emblematico. Ma ad esso vanno aggiunti i tanti, piccoli episodi nei quali, sui temi propri della dottrina sociale della Chiesa, i cattolici oggi confluiti nel Pd si sono rivelati incapaci di esercitare una strategia politica in grado di determinare le scelte concrete di governo: si va dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali al mancato sostegno fiscale alla famiglia fondata sul matrimonio, dalla discussione sul testamento biologico a quella sulla «discriminazione di genere» in occasione della stesura del «pacchetto sicurezza». Tutte vicende, queste, nelle quali la voce dei cattolici del centrosinistra è stata flebile quando non inesistente.

Non deve sorprendere, perciò, che la ricerca effettuata da Ipsos per il quotidiano della Confindustria rilevi la preferenza pressoché maggioritaria del «popolo cattolico» verso il centrodestra e, in particolare, verso il Pdl. Lo schieramento berlusconiano, forte di un quinquennio di governo nel quale venne approvata una buona legge sulla fecondazione medicalmente assistita e in cui non venne preso alcun provvedimento ostile alla Chiesa e ai valori da essa promossi, suscita nell'elettorato credente maggiore sicurezza e affidabilità. Ed è probabile che, sulle intenzioni di voto pubblicate dal Sole 24 Ore, abbia pesato anche un dato «culturale» che il centrodestra può ormai vantare come un suo «fiore all'occhiello»: la promozione della tradizione nazionale intesa come portato del cristianesimo, la difesa delle radici cristiane della civiltà occidentale di cui l'Italia fa parte, l'accento posto sull'identità spirituale del nostro paese. Se nel centrosinistra questo aspetto è rimasto sempre in sordina, offuscato dalle tante prese di posizione ambigue e multiculturaliste, nel centrodestra esso ha sempre caratterizzato con chiarezza la proposta politica e programmatica. E i frutti di tale chiarezza vengono confermati dal sondaggio dell'Ipsos.

In una campagna elettorale segnata dalla grave crisi economica e sociale del sistema-Italia (con il rischio stagflazione, ossia il combinato disposto di stagnazione e inflazione, il carovita, il caso Alitalia, i rifiuti campani) e quindi improntata alla massima cautela, è perciò importante che l'alleanza costruita da Silvio Berlusconi sia consapevole di portare con sé un valore aggiunto che può non soltanto essere collettore di consensi, ma anche costituire un punto d'appoggio affinché il «rialzati, Italia» pronunciato dal leader del Popolo della Libertà non resti lettera morta. Nei momenti più difficili per la nostra nazione è stata infatti la forza morale derivante dalla tradizione cristiana del paese a fornire l'energia necessaria per non soccombere dinanzi alle più gravose sfide poste della storia.

! Gianteo Bordero
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