RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Balcani al collasso

di Alexandra Javarone - 21 marzo 2008

Lo scorso 17 marzo, ad un mese dall'autoproclamata indipendenza kosovara, ricorreva il quarto anniversario dei gravi scontri del 2004 (quando oltre 4.000 serbi furono cacciati dalle proprie case dagli albanesi). Ebbene, a quattro anni da quei fatti, la polizia internazionale, attaccata dai nazionalisti serbi, ha aperto il fuoco contro i rivoltosi. Il bilancio dei feriti è sorprendentemente alto: oltre un centinaio tra le forze internazionali. Secondo le fonti, lo scontro avrebbe preso avvio a séguito all'azione dalle forze internazionali, tesa a riprendere il controllo del tribunale distrettuale di Mitrovica (occupato pochi giorni prima da magistrati e dipendenti serbi in segno di protesata). Dopo l'arresto di 53 funzionari ed ex dipendenti, una folta schiera di estremisti, accorsa sulla scena, avrebbe dato avvio alle rappresaglie, ingaggiando la rivolta, con il chiaro intento d'impedire il fermo dei funzionari. Alcuni dei veicoli dell'Unmik sono stati dati alle fiamme, diversi i feriti ed un poliziotto ucraino è morto in seguito alle ferite riportate lunedì.

Tuttora le testimonianze riguardanti l'evento appaiono in netta contraddizione: le forze internazionali fanno cenno «ad un atto criminale ai danni della comunità internazionale» cui è stata opposta «forza in legittima difesa». All'inverso, stando alla testimonianza dei media locali, le forze di polizia internazionale (forse perché consce d'esser impreparate di fronte alla minaccia che incombe, anche numericamente) avrebbero, invece, «fatto un uso sproporzionato ed eccessivo della forza» (radio B92). Dello stesso avviso è stato anche il presidente Tadic che, dopo aver invitato i rivoltosi ad astenersi dalla violenza, si è rivolto alla Comunità Internazionale per richiedere l'avvio di un'accurata indagine sull'incidente. Intanto, a Mitovica i tafferugli sembrerebbero esser stati sedati, ma la tensione al nord del Kosovo, passato solo un mese dalla secessione, resta alta. I serbi della regione a maggioranza albanese, disillusi, odono la voce e le rassicurazioni internazionali sempre più lievi e, sordi agli inviti, sentono l'isolamento ed il disinteresse europeo irrompere nella loro vita quotidiana di reclusi. Le manifestazioni di protesta, allora, s'infiammano prendendo l'attesa ed inesorabile piega dello scontro.

La situazione nei Balcani è oramai al collasso, la minoranza serba ha accumulato rabbia, esasperata dalla forte carenza di diritti, dalla povertà e dalla paura, ed è costretta a dover interpretare l'indesiderato ruolo di «straniero in quello che è anche il proprio paese». Serghei Lavrov, ministro degli Esteri russo, tornato sull'argomento, ha ribadito l'assoluta condanna delle Russia contro «l'inammissibile proclamazione d'indipendenza kosovara che non rappresenta altro se non una grossolana violazione del diritto internazionale. Avevamo messo in guardia - ha continuato commentando i gravi accadimenti - che un simile passo avrebbe provocato inevitabili conseguenze negative. Non sarà agevole convincere questi uomini a vivere in un paese proclamato illegalmente».

L'intolleranza, la paura e la scarsa diligenza dimostrata dai vari attori internazionali nel gestire la crisi kosovara, potrebbero presto far riaffiorare l'ombra irruenta del nazionalismo che da tempo cova sotto le ceneri di una pace apparente cui l'Europa (auto proclamatasi State-Builder del nuovo Stato) vorrebbe porre rimedio attraverso la retorica dell'integrazione. Una contraddizione in termini, di fronte alla quale si prefigura la sottovalutata evenienza dello scontro diretto fra serbi ed albanesi. Secondo Alan Kuperman, esperto di conflitti etnici alla Texas university, la crisi potrebbe però esere ancora scongiurata: «è necessario lo sforzo di tutta la Comunità internazionale, ma penso che una soluzione potrebbe essere la spartizione del territorio. Si potrebbe trasformare il nord del territorio in una provincia autonoma sul modello della Repubblica srpska di Bosnia». Così facendo, stando al commento dello studioso, potrebbe esser evitato lo scontro ed anche le forze internazionali, grandemente sottodimensionate, potrebbero esser messe al riparo dal pericolo. Tuttavia, un simile piano, per esser messo in atto, «richiederebbe all'Europa di ritrovare lo slancio unitario perduto che - per sua stessa vocazione- le sarebbe congeniale».

Alexandra Javarone

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.256 del 18/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata