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numero 280
6 marzo 2008
 
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Walter e il «paese semplice»

di Francesco Natale - 21 marzo 2008

Questa proprio da Walter non ce la saremmo aspettata: pare che la sua ossessione sia «fare un paese semplice», come ha recentemente detto nel suo discorso alla Confartigianato. Come e quando non l'ha dettagliatamente spiegato, ma se è vero che il lupo democratico ha perso il pelo (fulvo, of course...) abbiamo qualche dubbio riguardo alla perdita del vizio. Quale vizio? Ovvio: quello di burocratizzare selvaggiamente per garantirsi il più ampio e parassitario consenso. Certo, apprezziamo queste belle dichiarazioni di massima, segno indubitabile che qualcosa in apparenza è cambiato, ma nella sostanza stiamo sempre parlando di una stessa classe politica che attraverso gli stessi, consolidati sistemi ha piazzato gli stessi amici nelle stesse istituzioni, pubbliche o private che fossero. Non possiamo dimenticare come e quanto l'ormai conclusasi esperienza prodiana abbia congelato prima e inficiato poi l'opera immane di modernizzazione dell'apparato burocratico iniziata dal ministro Stanca, come e quanto il precedente esecutivo sia stato ostaggio dei diktat e dei ricatti di pubblici dipendenti e sindacati, per non parlare del come e del quanto il sistema bancario abbia spesso dettato l'agenda politica, con le drammatiche conseguenze che oggi vediamo con nettezza.

Che cosa dovrebbe convincerci del fatto che ora è tutto cambiato? Un turn over di classe politica che, di fatto, non c'è stato? Le candidature-civetta di un operaio della ThyssenKrupp, di una giovane ricercatrice o del moderno modernizzatore Ivan Scalfarotto? O forse una neonata - apparente pure questa - volontà riformista che nasce esclusivamente dalla necessità più che da sincera e fattiva convinzione: o così o morire? Non basta, Walter. Forse se in passato aveste dimostrato maggior coraggio, una volontà di netto distacco dagli obbrobri prodiani e, perché no, una maggiore umiltà, oggi l'Italia non vorrebbe divorziare definitivamente da voi. Perché questo viene in mente a sentirti parlare: sembri un marito fedifrago che tenta ad ogni costo di riconquistare la moglie cornuta e mazziata (l'Italia, fuor di metafora), continuando a ripetere la solfa che «oggi è tutto diverso, oggi è tutto cambiato». E con quale credibilità, scusa?

Questo matrimonio proprio non s'ha da salvare... E, cogliendo la palla al balzo, ribadiamo un concetto chiaro, netto, cristallino: gli italiani sanno già chi votare per avere un paese davvero semplice...

! Francesco Natale
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Ragionpolitica, periodico on line n.256 del 18/3/2008
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