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La Nato al vertice dei dilemmidi Gabriele Cazzulini - 21 marzo 2008 Con l'eclissi del mondo diviso dalla cortina di ferro gli animi più ottimisti avevano salutano l'alba di una nuova epoca depurata dalle guerre. Ma la storia voltò i suoi passi all'indietro, lasciando che i mortai e le case sventrate rimanessero un paesaggio diffuso anche nel mondo apparentemente felice di internet e della globalizzazione a portata di tutti. Adesso le uniche rosee aspettative sono quelle degli inviati di guerra che possono ragionevolmente aspettarsi un gran carico di lavoro nei prossimi tempi. Forse sarebbe consigliabile prenotare un biglietto d'andata per il Caucaso e l'Europa Orientale. Prima tappa Bucarest. Data: dal 2 al 4 aprile. Vertice della Nato - un vertice più che mai amletico perché teso da dilemmi profondi e da contraddizioni laceranti. La scelta della sede dell'incontro esprime questa netta torsione dell'alleanza atlantica verso l'Oriente. Ma la marcia verso l'est è entrata in un terreno minato e profondamente ostile. Alla porta della Nato bussano con insistenza tre aspiranti inquilini: Georgia, Ucraina e Macedonia. La prima si è dimostrata finora la più fedele agli Usa ma anche la più problematica per la sua collocazione a ridosso della Russia. Inoltre il tallone d'Achille della Georgia è la presenza di ben due conflitti separatisti in avanzato stadio. L'Abkhazia e l'Ossezia del Sud costituiscono due regioni confinanti con la Russia che hanno praticamente attuato un'autonomia territoriale rispetto alla madrepatria - ovviamente sono anche roccaforti etniche russe. In più la stessa Russia ha recentemente rimosso ogni embargo economico con l'Abkhazia, come chiaro preludio al riconoscimento della sua indipendenza. Se la Nato mette piede in Georgia, viene risucchiata in questo vortice di conflitti, che aumenterà la sua complessità anziché diminuirla. Ma la Georgia e l'Ucraina sono anche la porta sul Mar Nero, il cui specchio acqueo potrebbe diventare troppo affollato con gli scafi della Nato di fronte a quelli della Russia. Il triplice sì ai tre aspiranti vorrebbe dire un secco no alla politica di «self-restraint» invocata dalla Russia e dal suo nuovo, timido presidente. Non è un gradevole messaggio dell'Occidente a Mosca avanzare a Kiev e Tbilisi, spaccando la sfera d'influenza russa sia in Europa orientale che nel Caucaso. Già ai tempi dell'ingresso di Romania e Bulgaria la Russia alzò il ciglio, stemperando alla fine il suo dissenso per dirigerlo contro lo scudo missilistico in Polonia e Cechia. L'Europa orientale si trasforma nuovamente in un terreno di battaglia. Prima la nuova crisi dei missili, che proprio Putin aveva paragonato alla crisi cubana del '62. Poi è toccato al Kosovo aprire un'altra piaga, diventando il cavallo di Troia per infiltrare i potentissimi interessi economici di Gazprom in Serbia e Bulgaria. Adesso l'Ucraina, che ha appena rinnovato l'accordo commerciale con Gazprom per la fornitura di gas naturale, insiste per entrare nell'alleanza atlantica, chiudendo il suo tormentato legame storico con Mosca. Tra l'amore e l'odio con Mosca alla fine prevale l'amore per l'Occidente. L'Ucraina è abituata alla tensione con Mosca - ma l'America ancora senza un nuovo presidente e la Nato logorata dall'Afghanistan non sono pronti a fronteggiare uno scontro con la Russia. Non vale la pena citare l'Europa perché è già caduta nella dipendenza energetica dalla Russia. Non vale la pena citarla anche perché si è esposta al pubblico biasimo proprio con la questione dell'ingresso della Macedonia nella Nato. Il principale e unico ostacolo per l'ex repubblica jugoslava è il suo nome - che fa infuriare l'orgoglio nazionale della Grecia. La Macedonia - mette in guardia Atene - è quella regione appartenente allo Stato greco e Skopije non può essere la capitale di uno Stato che usa il nome della provincia di un altro Stato. Questa diatriba ha paralizzato i meccanismi decisionali della Nato e pure delle Nazioni Unite, che invano si sono lambiccate la fantasia per scovare un nome alternativo alla Macedonia. Così la Macedonia rischia di restare fuori, l'Ucraina è eternamente in bilico tra Oriente e Occidente, mentre la Georgia è una bomba a mano senza spoletta. Il vertice di Bucarest potrebbe suonare la definitiva avanzata ad Oriente oppure una strategica pausa di riflessione, nell'attesa che il cielo sopra al Caucaso si liberi dall'odore del piombo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.256 del 18/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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