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L'ultima boutade di Veltronidi Raffaele Iannuzzi - 21 marzo 2008 Il povero Veltroni dovrà, prima o poi, licenziare il suo ghost writer. Perché delle due l'una: o si tratta di un incompetente all'ultimo stadio, dunque imbarazzante, o fa finta di non sapere, il che potrebbe produrre imbarazzi ulteriori, soprattutto quando i fatti testardi si incaricheranno di mettere in archivio il film a colori che il leader del Pd sta trasmettendo sugli schermi degli italiani, ritenendoli evidentemente incapaci di intendere e di volere. Veniamo al punto, così da comprendere meglio il rilievo critico. L'ultima boutade del Veltroni, ex sindaco di Roma e ora anche nuovo capo-popolo, furioso contro gli sprechi della cosiddetta «casta» (in larga misura presente nelle Regioni rosse, maggioranza nel paese - Bassolino docet), è la seguente: la crisi americana, che Greenspan ha definito la più grave dal dopoguerra, sarebbe frutto di otto anni di governo a guida Bush e, per proprietà transitiva, chiunque abbia sostenuto il presidente americano sarebbe ovviamente coinvolto nello scandalo del rovesciamento di un intero assetto finanziario e creditizio. Un'enorme sciocchezza. Spieghiamo brevemente perché. La globalizzazione targata «età dell'accesso», da Rifkin allo speculatore Soros, è interamente inscritta nel disegno economicistico liberal di Clinton, tant'è vero che quest'ultimo è celebre anche per il motto «It's economy, stupid!». Un pan-economicismo come vettore dominante della società. Secondo il teorema globalizzazione=ricchezza universale. Una ricchezza da distribuire infine seguendo non più gli schemi del Big Government o del New Deal, con pesante ruolo della mano pubblica, ma attraverso i canali finanziari e creditizi. La democrazia, in questo disegno interamente ideologico, è la mera proiezione dell'universalismo finanziario-creditizio, che avrebbe dovuto fare di ogni cittadino un investitore e un consumatore forsennato. Questo schema è saltato in due tempi, prima con la New Economy, dunque con gli accessi ad internet, che non hanno creato ricchezza universale, ma fonti diffuse di accesso ai crediti ed agli investimenti da paarte di chi già disponeva di solidi capitali; in un secondo momento dopo l'11 settembre, quando la spinta della realtà ha infranto il parco-giochi dell'Investitore universale. Un'economia di questo genere non ha futuro nei momenti di crisi e, inoltre, spinge all'indebitamento tutti quei cittadini, americani ma non solo, non propensi al risparmio, proprio per «oliare» il meccanismo perverso debiti-investimenti= guadagno. L'Italia ha ancora un margine di recupero, anche se le banche non hanno molta liquidità, ma dobbiamo tener presente che se per crescere dobbiamo attrarre capitali stranieri, la partita si fa veramente difficile, perché i capitali stranieri si stanno volatilizzando a ritmo sostenuto, a trilioni, nei buchi neri delle gigantesche perdite bancarie, spesso inconfessabili (il nodo «derivati» è ancora sul tappeto e - si badi - è una questione politica perché molti comparti pubblici e Comuni si sono indebitati fortemente per tentare di recuperare i debiti, e l'hanno fatto con i soldi dei contribuenti: ecco come la cosiddetta finanza globalizzata si traduce in grana politica). Veltroni, che non ha un decente ghost writer, queste cose non le sa e allora dice sciocchezze e dipinge scenari di recupero creditizio che non stanno né in cielo né in terra. Aggiungiamo in ultimo che il programma del Pdl è assai più rigoroso di quello del Pd, perché tiene conto del contesto generale nel quale ci troviamo. Quando Il Sole 24 Ore afferma che per un terzo dei nostri provvedimenti non ci sarebbe la copertura trascura di considerare la destabilizzazione creditizia generale, che non permette di fare calcoli perfetti, ma trascura altresì di considerare l'asset complessivo del nostro programma, che, a partire dalla detassazione delle componenti variabili dei salari, ridà slancio all'economia della domanda. E' noto che l'economia della domanda, cioè la ripresa dei consumi, è la sola strada per riprendere fiato senza avvoltolarsi in un'inflazione eccessiva. Perché, se si mettesse mano all'economia dell'offerta, con un taglio esclusivamente monetarista, con foraggiamenti dell'economia attraverso la mano pubblica, l'inflazione galopperebbe e Trichet non ci aiuterebbe abbassando i tassi. La spirale sarebbe quasi ingovernabile. L'apparente profilo basso di questa cultura di governo è, in realtà, omogeneo a quanto la più grande democrazia ed il più grande libero mercato mondiale sta facendo: ristabilizzare gli assetti finanziari dei mutui per consentire la ripresa della domanda. Concludendo: Veltroni licenzi il suo ghost writer, studi un po' di economia e, visto che c'è, spieghi agli italiani cosa facevano di così importante per la Capitale quelle legioni di consulenti, pagati un tanto al chilo. Non si tratta, forse, di sprechi? Non siamo forse, anche qui, nella «Sprecopoli» italiota? E da chi dovremmo prendere lezioni, dall'ex sindaco di Roma, l'inventore della più gigantesca macchina-mangiasoldi d'Europa, le notti bianche?
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Ragionpolitica, periodico on line n.256 del 18/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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