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6 marzo 2008
 
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Rom, popolo di giovani e bambini

di Andrea Camaiora - 26 marzo 2008

L'opinione pubblica italiana sta guardando al popolo Rom con crescente preoccupazione negli ultimi tempi. Ciò, anzitutto, per i numerosi eventi tragici che sempre più spesso occupano le pagine dei giornali. Al di là delle cronache quotidiane ben poco si sa in realtà di queste persone. Ad esempio del fatto che si tratta di un popolo giovane: il 45-50% ha meno di 16 anni e il 70% meno di 30. Nel mondo i Rom sono 12 milioni, di cui addirittura 9 nel continente europeo. È la Spagna a guidare la classifica degli stati ospitanti con circa 700 mila rom presenti. Seguono la Francia con circa 300 mila, e la Grecia, con più o meno 180 mila persone. I dati sono approssimativi giacché ci riferiamo a individui con usi e costumi molto particolari. Il gruppo più numeroso al mondo è in Romania: un milione e mezzo di persone secondo i dati ufficiali, che salgono a tre secondo altre fonti. Contrariamente a quanto si pensa non abbiamo a che fare con nomadi, tranne alcune eccezioni (in Francia, Spagna e nella zona di Fiume).

L'Italia vede la presenza di 150 mila Rom di cui 8 mila nella città di Walter Veltroni, Roma. Seguono altre città importanti come Milano e Torino. Un terzo dei Rom vive in campi nomadi strutturati, la cui realizzazione è stata favorita negli anni '60. Dei 150 mila Rom presenti sul territorio, 70 mila sono italiani mentre gli stranieri sono originari dei Balcani. Tra gli italiani individuiamo tre tipologie: i Sinti (i nostri giostrai e circensi, collocati quasi completamente nell'Italia settentrionale) sono 30 mila; altri 30 mila sono abruzzesi (per lo più nella città di Pescara), molisani, napoletani e siciliani; infine meno di 10 mila sono giunti dall'Istria dopo la prima guerra mondiale. Tra gli stranieri la comunità più numerosa è quella rumena (50 mila). Sono circa 13 mila i Rom che frequentano le nostre scuole a fronte di ben 75 mila in età scolare. Cifre allarmanti che certificano un tasso di scolarità bassissima. Per non parlare della salute: c'è mancanza di vaccinazioni e cure mediche, ci sono deficienze nutrizionali e tossicodipendenze.

L'idea di quanto grave sia nel complesso la situazione dei rom è data dal fatto che gli indici di natalità, morbilità e mortalità sono spesso paragonabili a quelli di Paesi in via di sviluppo. Ne deriva che la prospettiva di vita di un Rom è di soli 45 anni. Per non parlare del fatto che il 10% dei bambini nasce sottopeso. L'emergenza sociale tocca più di tutti i soggetti deboli, i minori. Abbiamo a che fare con un popolo di bambini di cui è sconosciuta l'esistenza. Di bambini cioè non registrati all'anagrafe. E tutto ciò si traduce nella più totale assenza di diritti che noi consideriamo da tempo elementari quali quello alla salute, all'istruzione e, persino, alla vita. Non essere registrati, infatti, significa non esistere e se un bambino non esiste, perché «non è mai nato», può assai più facilmente essere oggetto di sfruttamento sessuale o lavorativo. Che dire, poi, del fenomeno aberrante dei matrimoni cui sono costrette bambine di età anche inferiore ai dodici anni? Decisamente più conosciuta è invece la piaga dell'accattonaggio che sfrutta impunemente migliaia di bambini anche nel nostro paese. La Polizia di Stato denuncia in proposito il caso, frequente, di bambini rom sfruttati dalle loro famiglie e poi «scambiati» con altre per far perdere alle forze dell'ordine le tracce di questi piccoli schiavi moderni. Alla vigilia delle elezioni politiche del 2008, la questione che da più parti si leva è come possa una società civile consentire tutto questo.

Andrea Camaiora

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