|
|||||||
|
|
Il vero obiettivo di Veltronidi Cristoforo Zervos - 26 marzo 2008 Veltroni ha un unico obiettivo: diventare il signore incontrastato della sinistra riformista. Poco importa al Walter nazionale perdere o vincere le elezioni. L'importante è far piazza pulita dei suoi nemici che, guarda caso, si trovano tutti nel Partito Democratico. La pulizia, tra l'altro, ha già avuto inizio e la prima sparizione eccellente porta il nome di Romano Prodi. Il Professore, dopo un tenero outing verso i suoi nipotini, ha dichiarato a mezzo mondo di voler farla finita con la politica. Bene imbeccato da Veltroni, e da tutto il Partito Democratico, Prodi (rimanendo per il momento presidente degli «asinelli») ha gettato la spugna, onde evitare alla sinistra una pubblicità pericolosa ed una sconfitta che si sarebbe preannunciata ancora più cocente. In effetti se ci pensiamo bene la sinistra non è nuova a questo tipo di operazioni: la cultura comunista (o quello che ne rimane) è sempre stata brava a nascondere i propri scheletri nell'armadio, anche arrivando a rinnegare se stessa. Oltre alla storia è stato l'esempio del governo Prodi a ricordarcelo, ma non solo. Anche oggi possiamo trovare gli stessi metodi e le stesse soluzioni. Il leitmotiv della campagna elettorale romana di Rutelli è l'esempio lampante che, davanti al potere, non ci sono «facce di bronzo» che tengano perché, per rinnegare gli anni da sindaco del candidato premier del Partito Democratico, si necessita davvero di enorme pelo sullo stomaco. «L'operazione Walter» ha quindi avuto inizio, e Romano Prodi, da vera icona del centrosinistra, è diventato un fantasma scomodo e pericoloso. Poche notizie, nessuna apparizione (se non sporadica) e tanta distanza da parte dell'establishment del nuovo riformismo è la ricetta scritta da Veltroni, nonostante il Pd sia, ancora oggi, parte integrante del governo. E' una vera è propria riscrittura forzata della storia quella che sta affrontando l'ex sindaco di Roma, con il Professore non del tutto nuovo a questo tipo di trattamento. Successe così anche nel 1996 quando D'Alema lo fece uscire da un cappello a cilindro, per trasformarlo a nuovo leader. Fino a quel momento il pubblico sapeva poco o nulla di Romano Prodi e, tranne i poteri che contavano, anche la platea rossa avrebbe così potuto godere dello «tsunami» reggiano. Questa è la storia della sinistra «usa e getta» che alla bisogna crea i leader per poi, una volta consumati, disfarsene molto velocemente. Ulivo, olive, unioni e coesioni, si sono perse nel dimenticatoio. Di tutto questo ne rimane solo un ramoscello striminzito in un simbolo, forse per non sembrar troppo sfacciati. Dalla esaltazione veltroniana, ai saluti: addio biennio dell'Unione e addio ministri. Le poltrone però, Prodi ha pensato bene di non perderle tutte e di riciclare (finché possibile) tutti i suoi uomini, partendo da Parisi e finendo con DeCastro in Puglia capolista al Senato. Sistemati almeno prima della pulizia finale di «Uolter», che non tarderà troppo a venire. Quando mai era successo, in una campagna elettorale, che i membri del governo uscente non sfruttassero a dovere il proprio incarico a fini propagandistici, ma bensì si defilassero, mettendosi in ombra, sottolineando come il silenzio sia d'oro? Questa è la vera sconfitta di Prodi: la fine della sua politica e della sua visione. E la riprova è il suo accantonamento, operato dai suoi stessi alleati e persino dal suo partito di cui è Presidente. Il Professore resiste pubblicamente solo nelle polemiche del suo passato esecutivo, utilizzate dall'odierno Popolo della Libertà. Tolta qualche poltrona, elargita a qualche fedelissimo, di Romano Prodi ormai non rimane più nulla, se non lo slittamento a dopo il voto delle super nomine, con la benedizione di Berlusconi, già a far le prove da prossimo Presidente del Consiglio. La rinuncia, un po' forzata ed un po' inevitabile del Professore, sarà solo la preparazione al grande scontro di Veltroni con D'Alema che si preannuncia senza esclusione di colpi. Noi intanto ci immaginiamo il Professore per le vie di Bologna con all'orizzonte solo il parco giochi, mano nella mano dei suoi nipotini e finalmente «coeso» nella sua nuova dimensione. Meglio tardi, che mai. Cristoforo Zervos |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.257 del 26/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||