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Eva contro Eva. Il terrorismo al femminiledi Gabriele Cazzulini - 26 marzo 2008 Donne e terrorismo. Finora il rapporto tra chi toglie e chi dona la vita era misurato nei termini del carnefice e della vittima. Ma era soprattutto uno scontro tra uomo e donna. Il terrorista islamista era identificato nella coscienza collettiva in termini maschilisti: Bin Laden, al-Zarqawi, al-Zawahiri; gli attentatori dell'11 settembre. Viceversa è celebre l'icona fotografica della donna inglese vittima degli attentati di Londra del luglio 2005. All'epoca Davinia Turrell era una giovanissima e promettente funzionaria della Camera di commercio di Londra. In quel momento un'innocente e sconosciuta donna ha incarnato sulla sua pelle e sulla sua anima il marchio del nemico che va soltanto distrutto. Un vortice di fuoco, prodotto da una delle esplosioni, ha divorato suo il volto. Ma il bersaglio non era Davinia, non erano le donne, così come non lo erano soltanto i pendolari della metropolitana. Quella benda sul volto di Davinia ne velava l'identità di genere, trasformandola nel simbolo asessuato della vittima universale. Il terrorismo islamista non fa distinzioni di sesso, età, lingua, posizione sociale, origine geografica. E' un fenomeno livellante nella sua furia cieca, perché la forma del suo nemico è così ampia da assorbire ogni differenza. Quando la morte è l'unico obiettivo, nessuna differenza ha più valore. Donna, sconosciuta, inerme. Adesso è lo stesso identikit della donna attentatrice. Da vittima a carnefice. Il terrorismo islamista fa uccidere le donne per mano delle donne stesse. Eva contro Eva. Il terrorismo cambia e si mostra col volto femminile. A Baghdad la strategia emergente dei terroristi è arruolare donne per farne bombe umane. Nel primi tre mesi del 2008 il numero delle attentatrici ha eguagliato il numero dell'intero 2007. Nell'ultima settimana ben due attacchi diversi firmati con sangue femminile. Attacchi devastanti, che formano un altissimo ammasso di cadaveri il cui ultimo sguardo si è posato rabbrividito sul corpo di una donna che si auto-disintegra in una fiammata. Donne scaraventate in prima linea, donne in armi che combattono sotto le insegne dell'Islam avvelenato. Donne che restano soltanto carne da macello. L'intellighentsia, la leadership politica, il comando militare resta sotto il segno di Marte, perché Venere è solo un'illusione per far abbassare le difese al nemico e colpirlo in modo ancora più sanguinario. Ecco una specie distorta di femminismo in versione islamista: avanti le donne, purché contro il nemico. Esaurito il consenso delle riserve maschili, che sono il baricentro della struttura sociale islamica, prosciugata l'insurrezione irachena, alle ultime roccaforti della guerra contro gli americani non resta che premere sugli emarginati - e le donne rispondono a questo appello della disperazione sfogando la loro repressione sociale. La subdola astuzia degli integralisti è deviare lo stato di sottomissione della donna islamica contro gli occidentali anziché contro la sua causa. Se le donne giacciono in uno stato di schiavitù senza catene, è colpa degli stranieri, degli occidentali, della loro blasfema moralità. Così ricomincia un altro ciclo di morte, con le donne che invece di portare nuova vita nel loro grembo, trasportano bombe per uccidere. La funzione riproduttiva viene sostituita dalla funzione distruttiva. Ma la fondamentale differenza: Davinia Turrell non ha mai smesso di vivere la sua vita superando un'infinità di trattamenti chirurgici per ricostruirle il volto. Le anonime martiri del terrorismo invece sono ridotte a cenere dispersa nell'aria. Senza nome e senza corpo. Senza una tomba, senza una parola. Alla fine di questa partita tra vita e morte la donna si riscopre nella sua genuina femminilità, che polverizza pacificamente questo distorto femminismo terrorista.
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Ragionpolitica, periodico on line n.257 del 26/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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