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La Nato verso Estdi Daniele Martino - 26 marzo 2008 L'Alleanza Atlantica si allarga ulteriormente ad Est; questo è il principale segnale in vista del vertice Nato di Bucarest, che si terrà ad inizio aprile. A fronte della complicata situazione internazionale nei Balcani, l'ingresso di vari Stati dell'Europa Orientale nella Nato costituisce un importante passo avanti verso la stabilità dell'intera regione. Su ognuno degli Stati in questione pesa una particolare situazione geopolitica, ma l'aspetto principale di ogni singolo caso è dato dai rapporti tra la Russia da una parte, l'Europa e gli Stati Uniti dall'altra. Gli Stati che hanno più possibilità di entrare da sùbito nella Nato sono due: l'Albania e la Croazia. Tirana e Zagabria, infatti, sono già da tempo all'interno di una partnership privilegiata con gli Stati Uniti che iniziò nell'autunno del 2003, con la sottoscrizione della cosiddetta «Carta Adriatica». Gli interessi strategici di entrambi i governi sono da tempo vòlti verso Occidente, per cui l'ingresso nella Nato costituisce un sicuro viatico per lo sviluppo dell'economia e dei rapporti internazionali. Inoltre, i due Stati adriatici non hanno al proprio interno situazioni di tensione, godono di pace e tranquillità sociale, ma soprattutto mantengono rapporti complessivamente buoni con la Serbia, grande alleata di Mosca nei Balcani. Escluse Albania e Croazia, per gli altri Stati candidati all'ingresso nella Nato la situazione è più complicata ed è legata ai grandi equilibri regionali ed internazionali; sull'ingresso della Macedonia nella Nato pesa il veto greco delle eventuali rivendicazioni territoriali delle minoranze slavofone dell'Epiro e della Macedonia greca; tuttavia è auspicabile che la trattativa abbia sviluppi positivi perché il governo greco è un importante protagonista della politica balcanica, e vede come il fumo negli occhi un «protettorato» serbo in Macedonia. La soluzione più attuabile è quella di una corretta denominazione della Macedonia in sede Nato, come già avviene alle Nazioni Uniti in cui Skopje è la capitale della «ex-repubblica iugoslava di Macedonia». In questo modo, le rivendicazioni territoriali non avrebbero sicuramente esito, visti anche gli ottimi rapporti attuali tra Skopje e Atene, che puntano a trovare una soluzione condivisa in modo da sgombrare il campo da eventuali equivoci. La vera partita sull'allargamento a Est della Nato si gioca sul terreno delle repubbliche ex-sovietiche dell'Ucraina e della Georgia. Il dialogo con Kiev e Tbilisi risente della particolare condizione dei due Paesi, sui quali pesa l'eredità storica di essere stati non membri del Patto di Varsavia, bensì parte integrante dell'Unione Sovietica; la Russia non intende perdere la propria influenza sulla Csi (la Comunità di Stati Indipendenti), che costituisce l'eredità economica e strategica del potere politico dell'Urss. A differenza delle contrapposizioni del passato, che si basavano prevalentemente sulla componente militare, oggi al centro dell'attenzione vi sono le problematiche legate all'approvvigionamento energetico. La posizione di Kiev e Tbilisi è cruciale nel settore del trasporto delle risorse naturali. L'Ucraina è il punto di passaggio obbligato per gli oleodotti e i gasdotti che collegano la Russia all'Europa, mentre la Georgia costituisce il perno del Caucaso e della sua rete di oleodotti che collegano Russia, Europa e Medio Oriente. Mosca non intende tollerare ulteriori avvicinamenti di Ucraina e Georgia alla Nato; in caso contrario, nei piani di Dmitri Medvedev non è contemplata solo l'offensiva diplomatica, ma lo sono anche il «ricatto» energetico e la questione dello scudo anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca. Fortemente voluto da Yulia Timoshenko e Mikhail Saakashivili, l'ingresso immediato è frenato dagli Stati Uniti, in sintonia con la posizione inglese; secondo il premier Gordon Brown, infatti, «i due Stati non sono pronti, anche se occorrono messaggi di apertura senza preclusioni». Considerando anche che i rapporti tra l'Occidente e la Russia hanno avuto un momento intenso in relazione alla questione kosovara, per Ucraina e Georgia è certamente auspicabile una sinergia con la Nato, ma non un ingresso immediato. È meglio non mettere troppa carne al fuoco. Daniele Martino |
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Ragionpolitica, periodico on line n.257 del 26/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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