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6 marzo 2008
 
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Rialzati, Alitalia!

di Andrea Camaiora - 29 marzo 2008

Con la battaglia pro Alitalia Silvio Berlusconi ha concluso vittoriosamente, con venti giorni di anticipo, la campagna elettorale. Lo capisce perfettamente chi conosce il paese reale, chi frequenta uffici, ospedali, bar, parrocchie: non si parla d'altro. Perché? Semplicemente perché Berlusconi ha detto agli italiani non solo quello che essi avrebbero voluto sentirsi dire, ma soprattutto ciò che era giusto dire: un Paese come il nostro non può perdere, specialmente in questa fase difficile, la propria compagnia di bandiera. Non è ammissibile svendersi a Parigi. Sarebbe la certificazione definitiva di un declino che venti mesi di governo Prodi hanno purtroppo reso immanente. Per l'Italia significherebbe, tra l'altro, perdere le centinaia di sportelli del turismo sparsi nel mondo e rappresentati negli aeroporti dai desk Alitalia.

Il tentativo di Berlusconi per salvare Alitalia è la prima declinazione in azione concreta dello slogan «Rialzati, Italia!», e a questo tentativo gli italiani rispondono con favore e attenzione. Di più: restano sconcertati dall'atteggiamento di chiusura con il quale Padoa-Schioppa e Veltroni hanno accolto l'operazione-riscatto promossa dal leader del Popolo della Libertà. Come fa, infatti, Veltroni a esigere che la contro-offerta si materializzi in appena 48 ore? Il leader del Pd su «Repubblica» ha dichiarato il 23 marzo: «E mi lasci dire che l'ipotesi che Berlusconi possa vendere Alitalia ai suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del Consiglio sarebbe considerata una barzelletta in qualsiasi altro Paese. Se c'è una cordata italiana venga fuori subito, prima dell'incontro tra Air France e i sindacati».

La sinistra mostra ancora una volta agli italiani di non guardare all'interesse nazionale e di evocare per l'occasione il conflitto di interessi. Nonostante le manifestazioni del Pd si chiudano con «Fratelli d'Italia», nulla è infatti cambiato rispetto a quanto eravamo stati abituati a vedere con Prodi. In questo momento la cosiddetta vecchia sinistra, al governo, e la cosiddetta nuova sinistra, che si propone come rinnovata alternativa di governo, sono accomunate da un comportamento da «commissario smaltitore». Ciò che conta, sembra di capire, è liberarsi di Alitalia, non importa a quali condizioni e con quali contraccolpi per il nostro Paese e in particolare, in questo caso, per il Nord. Invece la mossa del candidato premier del Pdl ha già sortito un effetto di notevole portata sul mercato: nelle ultime quattro sedute, cioè da mercoledì 19 a giovedì 27 marzo, il titolo Alitalia ha recuperato terreno: addirittura + 110%. Sul piano strettamente politico, poi, l'iniziativa di Berlusconi vale più delle decine di comizi città per città con i quali Veltroni sperava, forse, di blandire l'Italia settentrionale. Difendere Alitalia è difendere Malpensa e il creatore del centro destra lo sa bene. Come sa che l'operazione Alitalia non può essere una finzione. Deve averlo capito anche Prodi che, infatti, a differenza del suo ministro dell'Economia, tace.

Vedremo se il governo in carica toccherà il fondo, ostacolando l'acquisizione della compagnia di bandiera da parte di una cordata italiana. Deve averlo creduto la Cisl, che ha mandato un segnale forte e inequivocabile a Palazzo Chigi: Bonanni non è disposto a pateracchi né, tantomeno, a scelte affrettate. La posizione dei sindacati è, in queste ore, la conferma più forte di quanto sia assurdo e controproducente remare contro Berlusconi che, va ricordato, non è solo il leader della principale forza politica italiana, ma probabilmente, entro un mese, il premier italiano. Senz'altro il pressing berlusconiano ha iniziato a produrre effetti. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (tecnico in quota Pdci) ha smentito Padoa-Schioppa rispetto al «tempo scaduto» più volte evocato dal ministro dell'Economia e da Veltroni. Per il titolare dei Trasporti, infatti, «i dati ufficiali dicono che Alitalia ha presentato qualche mese fa un piano cosiddetto di sopravvivenza dove prevedeva che per tutto il 2008 ci sarebbe stata liquidità sufficiente. Ora - ha aggiunto - posso anche pensare che in questi primi tre mesi dell'anno la situazione si sia complicata e aggravata, magari non si può arrivare sino alla fine dell'anno, ma escludo che ci siano solo poche settimane di sopravvivenza. Mi sembra un allarme non giustificato, a meno che Alitalia non ci faccia vedere effettivamente qual è la situazione attuale dei conti. Per ora dobbiamo stare a quello che ha messo per iscritto».

Le parole del ministro Bianchi sono musica per il leader del Pdl che ha fatto diventare Alitalia una questione di orgoglio nazionale e l'hub di Malpensa la questione principe per il nord Italia. Sul 31 marzo, Bianchi precisa che «quella data è stata fissata da Air France, non esiste una scadenza perentoria di nessun tipo. Hanno chiesto di avere una risposta per quella data, ma una richiesta non deve essere per forza accolta. Se serve più tempo immagino non ci sarà motivo per non averlo e valutare la situazione». Insomma, l'inaspettato «soccorso rosso» dà ragione a Berlusconi. Attendiamo gli sviluppi, ansiosi come siamo di poter dire: «Rialzati, Alitalia!».

Andrea Camaiora

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