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6 marzo 2008
 
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I «giovani» del Pd

di Raffaele Iannuzzi - 29 marzo 2008

Goffredo Bettini è il luogotenente di Veltroni a Roma, da sempre, e oggi anche in Italia. Un problema niente male per l'ex sindaco di Roma. Ho già detto qualcosa del suo ghost writer economico, ora occorre davvero dir qualcosa del mitico Bettini. Mi riferisco alla sua intervista al «Corriere della Sera» di giovedì 27 marzo. Un personaggio imbarazzante. In Italia ce ne sono parecchi. Ci avevano detto che la Seconda Repubblica sarebbe stata «diversa» dalla famigerata e sputtanata Prima Repubblica, piena di ladri, banditi, magliari, maneggioni e incompetenti. Era arrivata finalmente l'Età dell'Oro: la Seconda Repubblica! Ed è arrivata infatti la Seconda Repubblica, l'Età dell'Oro, ripeto. Un tempo d'oro, impagabile, per la sinistra, in particolare. Provo a spiegare perché, senza tediare troppo i nostri lettori.

In primo luogo, la Seconda Repubblica è figlia della disfatta dei partiti principali del pentapartito, Dc, Psi e qualche partitino laico, salvo il Pds di allora, cioè i comunisti. Non sono meno comunisti nei metodi oggi, figuriamoci ieri. Una creatura artificiale fatta ad uso e consumo della sinistra. Alla fine è arrivato Berlusconi, ha sparigliato le carte, ha riaperto i giochi e ad oggi in qualche modo siamo ancora alla guerra di posizione, ma ci giochiamo la partita ad armi pari. Veltroni e quindi il suo luogotenente Bettini hanno allora qualche vuoto di memoria, perché a sentire quest'ultimo, in particolare, che fa la cassa di risonanza del suo capo, ovviamente, il vero problema nazionale è l'età di Berlusconi, il quale soltanto dopo il golpe bianco di Mani pulite si è messo in politica. Strana lettura dei fatti. Ma andiamo avanti.

Secondo punto. Bettini prende spunto, nella sopracitata intervista, dall'età media dei leaders europei, tra i 53 e i 55 anni. Argomento singolare. Con l'aggiunta ancor più grottesca che cito di seguito: «Berlusconi ripropone la tradizione italiana per cui il potere resta nelle mani delle generazioni più vecchie». Scopriamo un politico di sinistra che ignora chi sia l'attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ultraottantenne. Ignora Ciampi, osannatissimo Presidente della Repubblica dell'era pre-Napolitano, ultraottantenne. Per non parlare della tradizione comunista che vede generazioni dopo generazioni succedersi leaders e dirigenti vecchi bacucchi rimanere, stile Breznev, in sella a dettar legge. Dunque, come la mettiamo? Non solo. Essere «vecchi» significa soltanto, un po' banalmente, avere settant'anni e più, o magari significa, ben più significativamente, avere la testa blindata e piena zeppa di schematismi (vedi l'antiberlusconismo), tic intellettuali, reazioni come il celebre cane di Pavlov e anzianità di servizio tali da far raggranellare pensioncine da 5.000 e più euro al mese?

Reagan, l'uomo più innovativo dell'America della fine degli anni Settanta, che era pur sempre l'America dell'American Dream, aveva un'età avanzata, quando mise piede alla Casa Bianca e vi rimase fino alla soglia degli ottant'anni. Ha semplicemente cambiato il volto degli States e del mondo, insieme ad altri vecchi importanti, fra cui Giovanni Paolo II, ed ha costruito un paradigma culturale, economico, politico ancora oggi definito appunto «reaganismo». E' diventato addirittura un tormentone, inventato dall'attule gestore del sito Dagospia, Roberto D'Agostino, il celeberrimo «edonismo reaganiano», sto parlando del fantastico programma televisivo di Arbore, «Quelli della notte». Lasciamo stare il paragone con le cinque candidature di Le Pen, comparate con quelle di Berlusconi, come se si trattasse dello stesso peso politico sui rispettivi paesi. Addirittura comico. Sono proprio alla canna del gas. Bene. Bettini ha perso un'occasione per starsene zitto. Se poi cita il «Wall Street Journal», che dichiara a priori fallimentare il probabile governo Berlusconi, cade nel solito provincialismo italiano, che ha già creato imbarazzi, anche a sinistra. Forse non è proprio questa la strada giusta per una critica politica...o no?

Il vero problema, invece, non sono tanto o almeno soltanto i «vecchi», ma, per ripetere l'adagio pirandelliano, i «vecchi e i giovani», almeno pareggiamo i conti. Questi ultimi assai spesso sono imbarazzanti e, prendiamo il caso, ormai un case-study, della candidata capolista alla Camera a Roma, Marianna Madia. Questa gentile segretaria di una fondazione culturale, spacciata per «economista», e guarda caso in buoni rapporti con Napolitano Junior, ha grottescamente affermato, con lo sguardo beato di chi appunto si bea di ciò che sta per proferire, udite udite: «Io sono assolutamente a digiuno della politica. Non ne so proprio niente». Appunto, allora l'ex sindaco di Roma, che ben conosce evidentemente il grado di maturità politica dei suoi concittadini, cosa fa? La infila capolista a Roma alla Camera, mi pare del tutto conseguente, non c'è che dire.

Siamo, come al solito, al prodotto della Seconda Repubblica vista da sinistra: il giovanilismo declamato, che produce, all'atto pratico, schiere di ragazzini e ragazzine, segretarie e segretari di questo e quello, spesso di età avanzata, molto ammanigliato e in grado di fare da trampolino di lancio a chi, ovviamente, non potrà che essergli grato vita natural durante. Ecco la sinistra della Seconda Repubblica, la Repubblica dei segretari e delle segretarie in carriera, in gita premio al Parlamento. Ecco la foto di Bettini che si profila sullo sfondo. Sì, c'è anche lui, in ballo, nel ballo di primavera, insieme ai «giovani», con un candidato appunto «giovane» e già pensionato, con una politica per «giovani». Sì, «giovani» come Veltroni. Già pensionati a 5.000 euro al mese. Giovantù bruciata e...pagata.

! Raffaele Iannuzzi
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