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Il lupo perde il pelo...di Gianni Baget Bozzo - 29 marzo 2008 La campagna elettorale era iniziata in un clima irenico: sembrava che i due maggiori partiti corressero a legittimarsi l'un l'altro. Ma poi lo schema consueto delle elezioni italiane ha preso il sopravvento ed è tornata la delegittimazione reciproca proprio dei due maggiori partiti, che sembravano filare in perfetta armonia ritenendosi più complementari che alternativi. La politica italiana è sempre stata dominata dalla questione comunista e da quella anticomunista, la Democrazia Cristiana è finita e il Partito Comunista anche, ma la struttura dell'elettorato si fonda sempre sul dilemma nato il 18 aprile del '48: la scelta tra Dc e sinistra. L'elettorato che vota a sinistra legge il suo avversario in chiave negativa, anche quando ha collaborato a lungo con lui. Basti pensare al modo con cui il Pds collaborò alla fine della Dc nei processi degli anni '90, sostenendo che essa era pubblicamente democratica ma privatamente mafiosa. Questo spiega bene come la sinistra abbia sempre visto l'avversario come un pericolo per la democrazia. Naturalmente pensando a se stessa come unica forza democratica del paese. La tesi opposta è nata in risposta a questa; l'anticomunismo è nato in seconda battuta proprio per l'esistenza di una sinistra legata al comunismo internazionale. Finita la Dc è venuto Berlusconi. E la delegittimazione che la sinistra offre all'avversario è sempre la stessa: Berlusconi è antidemocratico, mafioso, illegittimo. Anzi si può parlare di Berlusconi con un linguaggio più violento, perché non c'è stato con lui quel rapporto istituzionale che, pur malamente, era corso tra democristiani e comunisti. Quando la sinistra fa il tentativo di negarsi come sinistra per porsi come un partito di centro, l'elettorato di centro e di destra ricorda che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il no alla sinistra diventa corale a destra, non è valso il concetto che bisognasse preparare qualcosa come le larghe intese o, in qualche modo, una collaborazione che riconoscesse in forma reciproca la legittimità. Quando i partiti tornano dinanzi agli elettori il carattere di reciproca delegittimazione, che è la forma della politica italiana, torna a prevalere. E torna a prevalere proprio a sinistra perché Veltroni si rende conto che il linguaggio dolce e liberale non ha condotto gli elettori di centro e di destra a considerare il Partito Democratico come un voto accettabile. L'espansione della sinistra verso il centro non è avvenuta ora come non era mai avvenuta prima. E allora tornare a dire che Berlusconi è il nemico significa evitare il pericolo che quello che non si guadagna a destra con il linguaggio buonista si perda a sinistra. La definizione del nemico è l'essenza della sinistra italiana, che non è mai riuscita a legittimare ai propri occhi il nemico come avversario e quindi come democratico: l'ha sempre visto come limite alla democrazia, che coincide, per questa cultura, con la sinistra stessa. Qualcosa rimane della rivoluzione in questo scisma morale della sinistra dal sistema sociale in cui viviamo. Senza presentare alternative ma solo ponendosi come differenza, come differenza morale e politica. Così le elezioni italiane tornano quelle che sono sempre state: una piccola guerra civile dentro un pacifico scontro elettorale.
Questo articolo è stato pubblicato su La Prealpina del 28 marzo 2008 |
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