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numero 280
6 marzo 2008
 
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A colpi di slogan

di Armando Pannone - 1 aprile 2008

I manifesti elettorali, gli slogan dei partiti, sono forme contemporanee di comunicazione che offrono indicazioni significative di una civiltà e di un costume. In questo, la sinistra, sino all'avvento del presidente Berlusconi, è sempre stata maestra, godendo dell'apporto di intellettuali di grido e di un forte e capillare apparato di propaganda. Battuta sul terreno della scienza della comunicazione dal leader di Forza Italia, che ha coniugato slogan efficaci con puntuale riscontro nei fatti offerti al giudizio della pubblica opinione, la sinistra si rifugia nella dimensione onirica. La strategia elettorale di questa campagna del Pd è suadente, ammiccante, smorza i toni solenni e rilancia messaggi ovattati, anonimi, buoni per tutte le stagioni.

Cavallo di battaglia della campagna del Pd è «Si può fare». Cosa? Non si capisce. E perché non è stato fatto? Verrebbe da rispondere questo a chi cerca di glissare sul fatto, incontrovertibile, che si è tornati a votare per l'incapacità della sinistra di governare. «Esci dal caos. Volta pagina» è un altro messaggio del Pd che non risponde a nessun grave interrogativo dei cittadini sul proprio futuro, sul potere d'acquisto eroso dall'inflazione, sulla sicurezza. Pare, anzi, un invito perentorio a voltare pagina, appunto, proprio mandando a casa chi si era presentato agli elettori con altri intendimenti: la sinistra, che adottò, nella precedente campagna elettorale lo slogan «La serietà al governo». E' la campagna degli slogan personalizzati, al Nord una cosa ed al Sud un'altra. Giusto come principio perché le realtà vanno diversificate, ma l'elettore, anzi il cittadino, ha bisogno di sapere cosa propone uno schieramento per risolvere il suo problema. Che significa, ad esempio - altro manifesto del PD - «Sud, non sudditi?». Slogan suggestivo, d'effetto, ma adatto ad una campagna elettorale d'altri tempi, quando si doveva scegliere tra monarchia e repubblica, no? Ancora, sempre un manifesto elettorale del Pd affisso a Napoli recita «Ripartire da Sud». Ripartire per dove? Per fare cosa? La sinistra che per quindici anni ha governato a Napoli ed in Campania vorrebbe ora ripartire da Sud? Ma che logica è? Se proprio Napoli, la Campania ed il Sud devono ripartire, cio è possibile solamente da un nuovo modello di civiltà e di politica lontano anni luce dall'ideologia comunista che ne ha determinato le sorti e l'incerto destino.

La sinistra che propone un'Italia moderna, che sorride mansueta dai manifesti, tende a far rimuovere nei cittadini la rabbia per le mancate promesse elettorali, per la seria situazione economica in cui ci dibattiamo, per il disastro di una Campania e di una città, Napoli, invasa dalla spazzatura e letteralmente messa in ginocchio, umiliata nella sua dignità e mortificata nelle sue risorse economiche. Mutatis mutandis, sono le stesse sovrastrutture ideologiche che ispireranno le celebrazioni del Primo Maggio, sull'assunto che la precarietà, l'occupazione, lo sviluppo del Mezzogiorno, su cui è puntato l'interesse del Pd, per via della temuta emorragia di consensi, possono concretarsi solo dietro le bandiere rosse. E' una logica onirica deformante della realtà, che vede invece la sinistra protagonista da quasi un ventennio al Sud. E' una comunicazione politica che non tiene conto dell'evoluzione culturale dei cittadini e della consapevolezza civile maturatasi in questi due ultimi anni, in cui gli Italiani hanno potuto conoscere prima e bocciare poi la sinistra al governo del Paese.

Di contro è molto chiara, essenziale e calzante la comunicazione del Popolo della Libertà ai cittadini. Una sola frase, secca, pregna di drammaticità ma forte nella capacità di riuscire a governare le tante emergenze del paese, acuitesi dopo due anni di sinistra al potere. «Rialzati, Italia» è specchio della volontà popolare di risalire la china della disperazione, di modellare un diverso futuro per sé ed i propri figli, e sottende un modo di essere propositivi e non domi. Uno slogan che lancia una sfida all'immobilismo ideologico paralizzante di una visione centralista della società democratica. La gente, in fondo, come ha scritto Saul Bellow, ha bisogno ogni giorno di un briciolo di verità per andare avanti. Era necessario che Silvio Berlusconi, ancora una volta, scendesse in campo per affrontare il drago del comunismo sguainando la spada della Libertà. Era opportuno che ricordasse agli Italiani che nessuno è vinto, mai, fino alla conclusione della battaglia.

«Rialzati Italia» ricorda l'esortazione di Churchill al suo popolo nei giorni drammatici della battaglia d'Inghilterra. Ne ha lo stesso spessore, la stessa energia. Una nuova stagione politica, umana e sociale sta per essere inaugurata, nel nostro Paese. Con tempra di statista assoluto, il presidente Berlusconi sta rimettendo in piedi le energie del Paese per riconquistare prestigio e mercati internazionali. Sta riordinando le fila di un popolo smarrito, annichilito da un comunismo senza futuro, unendolo sotto le bandiere dell'entusiasmo e della fratellanza del Popolo della Libertà perché ritorni al sorriso, alla fiducia e inauguri un nuovo Rinascimento. Passando per una nuova Liberazione da rossi e cupi fantasmi.

! Armando Pannone
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