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numero 280
6 marzo 2008
 
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Stampa artificiale

di Andrea Camaiora - 1 aprile 2008

Siamo agli ultimi giri prima della conclusione della campagna elettorale. Era quindi inevitabile che Veltroni e il Pd mettessero in campo gli strumenti a loro disposizione, primo fra tutti «Repubblica». Il quotidiano di Ezio Mauro serve per l'occasione venerdì 28 marzo una bufala avvelenata di proporzioni colossali. Il giornale fondato da Eugenio Scalfari, infatti, apre con il titolo «Berlusconi: al Senato rischio». Alla faccia della forzatura! Il leader del Popolo della Libertà ha ripetuto ancora una volta quel che va dicendo da settimane: il voto a Casini e a Storace è buttato e rischia di favorire la sinistra. Un messaggio sacrosanto che dovrebbe destare stupore se non fosse pronunciato. Di lì a dire che la vittoria è a rischio ce ne passa, come ha avuto modo di spiegare chiaramente Paolo Bonaiuti su La7 durante la trasmissione «Omnibus», andata in onda venerdì mattina. Il numero di venerdì scorso, però, è coerente con la campagna partigiana sposata dal giornale di Carlo De Benedetti. Basta leggere il fondo di Massimo Giannini dal titolo «Sulla pelle del Paese» nel quale è scritto tra l'altro, a proposito di Alitalia, «ancora una volta, il Cavaliere gioca la sua roulette russa sulla pelle del Paese». Gli fa eco il pezzo di Gianluca Luzi con un titolo ancora più spudorato di quello di apertura: «Berlusconi lancia l'allarme: al Senato si può perdere». Nella stessa pagina troviamo «Nella Calabria che attende in bilico pesa su Walter l'incognita degli scontenti». A pagina sette, poi, «E ora l'operazione voto disgiunto tenta il Pd in più di una regione» ed infine, a pagina nove, suggellato da un commento di Ilvo Diamanti, leggiamo «Congelato il distacco tra Pdl e Pd, partita in mano a indecisi e astensionisti».

Un'edizione di «Repubblica» con uno scopo ben preciso: dimostrare l'impossibile, cioè che che Berlusconi può perdere e che Walter si gioca il successo per un pugno di voti. Per questo ci sarebbe bisogno che la Sinistra radicale rispolverasse il buon vecchio soccorso rosso... una tesi, questa, sostenuta in parte anche da «Il Giornale», che per disgrazia finisce per fare un favore a Walter, confermando indirettamente, nel medesimo giorno, le possibilità di recupero del Pd ai danni del Pdl («Ecco il trucco di Veltroni»). Non è che questa operazione di «Repubblica», amplificata da Pd e televisioni, sia stata indolore. Ha anzi provocato nelle fila dei sostenitori del Popolo della Libertà qualche preoccupazione. Si tratta però di effetti da stampa artificiale. Fuochi di paglia destinati a spegnersi presto. La sinistra, però, nelle stesse ore in cui preparava l'offensiva di «Repubblica», organizzava anche l'imboscata sul confronto tv. Su questo è opportuno mettere in chiaro due elementi: primo, Veltroni ha usato il ricatto della par condicio per farsi pubblicità, sapendo di poter contare sul sostegno di dirigenti Rai come Cappon. Di più: ha stracciato un accordo da egli stesso richiesto per un «secondo giro» da Vespa. Secondo, la puntata di «Porta a Porta» con il solo Berlusconi non si è tenuta principalmente per l'intrinseca debolezza del centro-destra dentro l'azienda di viale Mazzini, nel senso che anche chi ci è amico non lo dimostra quando dovrebbe. Il che dovrebbe far riflettere. Se non fosse stato per soldati da trincea come il capogruppo azzurro in Commissione di Vigilanza, Giorgio Lainati, l'offensiva della sinistra sul benedetto confronto tv non avrebbe visto la buona contraerea che invece c'è stata. E per fortuna!

Dalle colonne de «La Stampa», invece, Mattia Feltri spingeva Berlusconi al confronto con Veltroni in un editoriale dalle argomentazioni stupefacenti («Cavaliere si faccia coraggio»). Se poi Berlusconi lamenta di essere imbavagliato dalla mossa di Veltroni c'è chi, come Dario Franceschini, si permette di replicare con toni davvero bassi: «Berlusconi sta conducendo una campagna agitata e fatta di aggressioni che non gli fa neanche bene. Lo invito a prendersi una camomilla o un calmante perché sta rispolverando tutti i toni di aggressione dicendo cose trite e ritrite che sentiamo da 15 anni. Voglio ricordargli che oggi votano ragazzi che avevano 4 anni quando lui ha iniziato a dire le stesse cose che dice oggi». A Franceschini ha risposto a tambur battente la portavoce degli azzurri, Elisabetta Gardini, dicendo: «Dario Franceschini dimostra di non avere il senso del ridicolo. Quando Silvio Berlusconi è sceso in campo e ha salvato l'Italia da un monocolore comunista, il cristiano sociale Franceschini faceva politica già da quattordici anni. Forse - ha aggiunto la parlamentare veneta - facendo il vice di un baby pensionato ha perso il senso della realtà». Che fare dunque? Anzitutto tenere i nervi a freno, quindi le antenne bene alzate e poi... lavorare, lavorare, lavorare.

È ancora prioritario diffondere il nostro programma e far conoscere il simbolo del Pdl. Ma anche inventarsi qualcosa. Ad esempio, visti i blocchi indecenti di questa inpar condicio, perché non riflettere seriamente sull'utilizzo massiccio delle tv locali? E poi, poiché per ora con la famigerata legge 28 del 2000 dobbiamo fare i conti, perché non pretenderne il rispetto anche quando comporta obblighi restrittivi nei confronti dei nostri avversari? Il comma 1 dell'articolo 9 della legge recita infatti: «Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni». Se applicata, questa norma impedisce dunque alla sinistra di utilizzare i notiziari comunali a fini propagandistici. Vi pare poco?

Andrea Camaiora

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