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Nuove polemiche sull'immigrazione in Gran Bretagna

di Francesco Romano - 1 aprile 2008

E' da un po' di tempo che la Gran Bretagna sembra essere diventata il laboratorio più effervescente di nuove idee, analisi e proposte concrete sulle politiche d'immigrazione, che sembrano andare contro la filosofia del melting pot a cui fino ad ora si è ispirato lo stesso sistema d'ingressi attualmente vigente nel Paese di Sua Maestà. Secondo quanto riporta il tabloid «The Mirror» (http://www.mirror.co.uk/news/topstories/2008/03/31/top-football-stars-from-outside-europe-face-lingo-test-89520-20368608/), il ministro degli Interni britannico ha affermato che i giocatori, che da ora in avanti saranno ingaggiati dalle squadre del campionato inglese, potrebbero dover superare un test linguistico per ottenere il permesso di lavoro. «Dobbiamo insistere affinché tutti i calciatori, o gli allenatori, siano in grado di superare un test d'inglese prima di poter lavorare in Inghilterra? La nostra proposta è che devono farlo» ha detto Liam Byrne, ministro per l'immigrazione. Il test, secondo quanto confermato dal ministero, dovrà essere superato anche dalle consorti dei calciatori (le cosiddette wags), e prevede la comprensione dell'inglese scritto e l'abilità di conversare con i nativi inglesi. Attualmente gli immigrati devono superare il test linguistico solo in caso di richiesta di residenza permanente e non per i permessi di lavoro temporanei. Insomma saremmo dinanzi ad una novità importante destinata sicuramente a creare polemiche.

Tuttavia, nonostante i propositi del governo Brown di porre un freno agli ingressi degli stranieri sul territorio britannico, dall'analisi condotta dalla commissione Affari economici della House of Lords - pubblicata dal quotidiano britannico «Telegraph» (http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2008/04/01/nmigrants101.xml) - i livelli di immigrazione attuali non portano alcun beneficio economico al Paese, e bisognerebbe mettere un tetto all'ingresso degli immigrati in Gran Bretagna. Il rapporto, firmato dall'ex ministro dell'Energia, Lord Wakeham, sostiene che il governo deve rivedere urgentemente la politica di immigrazione nella misura in cui il piano prevede di incrementare la popolazione di 190.000 unità all'anno, minacciando così di avere «un impatto negativo» sui servizi pubblici e sugli alloggi. A solo titolo di cronaca, ricordiamo che l'ultimo decreto flussi, per l'ingresso dei lavoratori extracomunitari non stagionali nel territorio dello Stato italiano per l'anno 2007, ha aperto le porte del nostro paese a 170.000 lavoratori immigrati.

La commissione britannica - composta da economisti, uomini d'affari e politici - rimprovera al governo di aver usato «statistiche economiche irrilevanti e fuorvianti» per giustificare il boom dell'immigrazione negli anni passati. Secondo Wakeham, che ha condotto l'inchiesta durata otto mesi, i ministri rischiano di creare nuove tensioni sociali se decidono di portare avanti programmi politici che «non hanno un senso economico». Non solo, ma il piano del governo Brown sull'immigrazione rischia di lasciare fuori dal mercato immobiliare milioni di britannici per i prossimi 20 anni. Un dato è chiaro. Negli ultimi tempi in Gran Bretagna è in corso un ampio dibattito sulle politiche in materia di immigrazione, che sta delineando un pacchetto di proposte concrete e innovative che potrebbero cambiare radicalmente il profilo normativo del sistema d'ingressi degli stranieri in Gran Bretagna, con buona pace della sinistra italiana, in desolante solitudine nel mondo occidentale, nel proporre la demagogica soluzione del «porte aperte per tutti».

Francesco Romano

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