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A teatro la Primavera di Pragadi Andrea Camaiora - 3 aprile 2008 Più che una recensione è un appello o, se preferite, un invito. È rivolto a quanti, amministratori locali, dirigenti teatrali, filantropi e chi più ne ha più ne metta, vogliano donare alla propria comunità qualcosa di bello e importante, assai più valido di tutte le proiezioni cinematografiche sempre più scontate e sistematicamente propinate agli studenti delle nostre scuole superiori. Quest'anno ricorre il quarantesimo anniversario della Primavera di Praga e, per ricordarla, Jitka Frantova, splendida attrice e moglie del più noto Jiri Pelikan (scomparso nel 1999 a Roma), ci ha regalato uno spettacolo teatrale indimenticabile dal titolo, appunto, «Primavera di Praga». L'opera, regia di Daniele Salvo, è andata in scena al teatro India di Roma ai primi di marzo e ha ricevuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica (il Presidente Napolitano ha assistito alla «prima»), del Ministero per gli Affari esteri e delle ambasciate ceca e slovacca. «Primavera di Praga» è qualcosa di più di uno spettacolo politico. Nel monologo Jitka Frantova ripercorre i fatti storici secondo la propria, particolarissima, esperienza personale. Suo marito, Jiri Pelikan, è stato un protagonista della vita pubblica cecoslovacca, ricoprendo il ruolo, strategico, di direttore della tv di Stato. Pelikan fu tra i principali oppositori all'invasione sovietica della Cecoslovacchia e, dopo numerose traversie, trovò infine asilo in Italia. C'è dunque un legame forte e significativo tra le vicende cecoslovacche e l'Italia, che questo lavoro della Frantova contribuisce a non dimenticare. Questa donna tenace e affascinante, nonostante un'età non più giovanissima, ha visto cambiare drasticamente l'esistenza sua e di suo marito in seguito a questi drammatici eventi. Pian piano, dai suoi ricordi, emerge un periodo che sembra ormai lontano ma che merita di essere ricordato. Primavera di Praga è la storia dell'odissea vissuta da Jitka e Jiri tra guerra, amore, morte, passioni, spie e amicizie. È un meraviglioso affresco di un'epoca sempre più sconosciuta, in particolar modo ai giovani, e ha una forte valenza storica e documentaria grazie al fatto che la Frantova è stata capace di inserirvi tutti gli elementi utili a ricostruire compiutamente le vicende che narra. Il suo racconto è accompagnato da alcune immagini autentiche di quel periodo, molte delle quali inedite. Chi ha avuto la fortuna di vedere lo spettacolo (speriamo possa capitare anche ad altri!) ha potuto ascoltare la protagonista raccontare di come «l'Unità» disinformò sul processo antisemita (con successiva condanna a morte) al segretario del partito comunista ceco Rudolf Slansky e di come Pelikan cercò aiuto dal Pci, spedendo lettere a Berlinguer senza ricevere mai risposta. Ben diverso fu il comportamento di Craxi che non soltanto aiutò Pelikan, ma lo fece anche eleggere al Parlamento europeo nel 1979. La Primavera di Praga ha rappresentato l'ennesima occasione di divisione tra Pci e Psi. Il merito di Jitka Frantova è però quello di saper contenere la sfera politica, equilibrandola saggiamente con le vicende personali sue e del marito e la ricostruzione della verità storica dell'epoca. Concludendo, consentire la visione di Primavera di Praga in un paese affamato di verità come il nostro è semplicemente un dovere. Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.258 del 1/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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