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Zimbabwe. Mugabe al capolineadi Anna Bono - 3 aprile 2008 Finalmente in Zimbabwe la Commissione elettorale ha incominciato a divulgare l'esito delle elezioni generali svoltesi il 29 marzo. Finora, nel susseguirsi di notizie che di ora in ora modificavano il quadro della situazione, l'unica certezza è stata il fatto che, malgrado la tensione crescente per il timore di brogli, lo scontro politico tra maggioranza e opposizione non si è trasformato in conflitto armato, come è successo invece tre mesi fa in Kenya, all'indomani del contestato voto di fine dicembre. Durante la notte, poi, il clima è migliorato quando la Commissione ha reso noti i risultati ufficiali relativi alla Camera bassa del parlamento. È confermato, infatti, come già indicavano i dati parziali, che il maggiore partito all'opposizione, il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) guidato da Morgan Tsvangirai, ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi - 99 su 210 - seguito dall'Unione nazionale africana dello Zimbabwe-Fronte patriottico (Zanu-Fp) del presidente Robert Gabriel Mugabe, con 97 seggi. Altri 10 seggi sono stati attribuiti alla fazione staccatasi da tempo dall'Mdc presieduta da Arthur Mutambara e uno è andato a un candidato indipendente. In giornata dovrebbe essere annunciata la composizione del Senato, ma sembra che si dovrà aspettare ancora per conoscere il risultato più atteso, quello delle presidenziali. Pare certo però che per la prima volta Mugabe, primo e unico presidente dello Zimbabwe indipendente, al potere dal 1980, non sia riuscito a ottenere la riconferma del suo mandato al primo turno e che quindi sarà necessario ricorrere al ballottaggio. Il fattore critico è che, nel ritardo con cui si conteggiano i voti presidenziali, gran parte degli osservatori internazionali e dell'opinione pubblica locale leggono un tentativo da parte di Mugabe di manipolare i risultati a proprio favore, tanto più che, molto opportunamente, una recente modifica delle legge elettorale ha previsto che per le presidenziali non siano pubblicati i dati riguardanti i singoli seggi elettorali, ma soltanto quelli generali elaborati dalla Commissione elettorale. Le voci circolate nel frattempo, secondo le quali Mugabe potrebbe aver deciso di lasciare il paese piuttosto che affrontare un secondo turno e un'eventuale sconfitta, non trovano per il momento conferme e forse rispecchiano piuttosto un desiderio diffuso sia a livello nazionale che internazionale. Lo Zimbabwe è infatti in condizioni disperate, al di là di ogni immaginazione - basti dire che oltre l'80% della popolazione è disoccupata e che l'inflazione ha raggiunto e superato l'incredibile tasso del 100.000% - e tutti attribuiscono giustamente a Mugabe la colpa di un tale disastro che in pochi anni ha trasformato il «granaio dell'Africa australe» e una delle più fiorenti colonie britanniche in un incubo. Il colpo di grazia all'economia nazionale è stato assestato nel 2000 quando, spacciando l'iniziativa per doverosa «riforma agraria», migliaia di fattorie di proprietà dei cittadini di origine britannica, la spina dorsale economica del paese, sono state espropriate dal governo e lasciate poi incolte o suddivise in piccoli appezzamenti quasi improduttivi. Come se non bastasse, alla vigilia del voto il parlamento ha varato una nuova norma, la legge di indigenizzazione, in base alla quale d'ora in poi aziende e società private dovranno essere di proprietà zimbabwana almeno al 51%: un provvedimento che in altri Stati africani nei quali è in vigore non ha dato altro risultato che complicare e rendere più rischiosi gli investimenti stranieri. Si capisce quindi la speranza che Mugabe, leader della lotta per un'indipendenza che si è rivelata talmente dolorosa da far rimpiangere l'epoca coloniale, esca di scena, evitando allo Zimbabwe e alla sua popolazione esausta un conflitto civile o che almeno, questo è il secondo scenario auspicato, accetti una parziale remissione del potere con la creazione di un governo di unità nazionale per il quale già si sta muovendo la diplomazia internazionale. È notizia dell'ultima ora che Mugabe sarebbe disposto ad ammettere la propria sconfitta.
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Ragionpolitica, periodico on line n.258 del 1/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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