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numero 280
6 marzo 2008
 
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Stupidità in piazza

di Andrea Camaiora - 5 aprile 2008

Fascismo? No, fascismo no... Probabilmente solo una micidiale dose di stupidità andata in onda in tutto il suo squallore sui telegiornali. Pervadeva piazza Maggiore a Bologna, dove il leader di una lista presentatasi alle elezioni politiche cercava di argomentare le sue ragioni, di presentare il suo programma. I contestatori sono i soliti noti dei centri sociali. Il leader, titanico, è Giuliano Ferrara, che all'inizio la prende quasi sul ridere. Gli danno del traditore («Vendevi compagni della Fiat alla Cia!») e del terrorista. Raccoglie i pomodori che piovono sul palco e li rispedisce alla folla. La canea: «Ciccione! Mangia meno, tromba di più!». Prende al volo le bottiglie piene che gli tirano e se le beve, «purché sia acqua e non vomito di ubriachi». Di nuovo la canea: «Fascista!». Mostra l'uovo che gli hanno tirato sulla giacca e irride ai manifestanti: «Porterò questa macchia in tutta la campagna elettorale come una medaglia». Ma non è l'ironia a muovere le centinaia di contestatori che Ferrara ha di fronte. E' un odio stupefacente: «Maledetto, doveva abortire tua madre!». E poi insulti, sputi, ortaggi e alla fine pietre, sedie, bottiglie di vetro. Lui è più divertito che spaventato. Lo slogan «Giuliano Ferrara a Bologna non passerà» probabilmente lo fa sentire giovane. Di fatto una folla insana lo aggredisce con violenza inusitata.

Piazza Maggiore è piena per metà di sostenitori e per metà di contestatori. È a questi ultimi, in particolare, che Ferrara si rivolge. A loro e ai telespettatori che, come sa perfettamente, di lì a poco lo vedranno durante i telegiornali. Decide di sfidarli: «Non riuscirete a impedirci di parlare a Bologna! Figli di papà! Credete di farmi paura? Ve lo volete mettere nella zucca che l'aborto non è moderno, è arcaico, ancestrale, squallido, miserabile? Prendete esempio dalla ragazza di Pordenone, che è andata dall'avvocato pur di non abortire!». Arcaico, ancestrale, squallido, miserabile. Da quando ho ascoltato echeggiare le parole di Ferrara in Piazza Maggiore sono ancora più convinto che abbia ragione. La battaglia pro vita è la prima battaglia da compiere in una società che si desidera civile, umana, degna. Ogni tanto, come ha ricordato il direttore del Foglio a Bologna, anche il mondo dello spettacolo scopre certi valori: «Andate al cinema, di corsa, a vedere Juno, il film su un'eroina moderna che va in una delle cliniche che a voi piacciono tanto, ma a lei fa orrore, le ricorda l'anticamera di un dentista, la induce a tenere il bambino». E a chi si tappa occhi e orecchie di fronte agli omicidi di massa perpetrati nell'olimpionica Cina grida: «Lo sapete che nella Cina totalitaria vengono abortite ogni anno milioni di bambine?». La folla risponde: «Te ne vai o no, te ne vai sì o no?». Ma lui non demorde: «Avete mai fatto una manifestazione contro gli aborti di bambine?». Gli ribattono: «Vai in Afghanistan!». Ma lui li sferza: «No, non l'avete mai fatta, perché siete conformisti, siete di cultura totalitaria anche voi! Bombaroli!».

Infine Ferrara chiude con il titolo di un film: «La vita è bella! Ora vi do la soddisfazione di abbreviare il mio discorso e me ne vado, ma vi aspetto a Imola!».

Andrea Camaiora

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