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6 marzo 2008
 
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La svolta di Bucarest

di Matteo Gualdi - 5 aprile 2008

Il vertice che si è aperto due giorni fa a Bucarest rappresenta un'occasione fondamentale per la Nato. L'Alleanza, infatti, si trova da lungo tempo a dover prendere delle decisioni importanti, nel disperato tentativo di dare ancora un senso alla propria esistenza, in un mondo che negli ultimi anni è profondamente cambiato. La caduta del Muro di Berlino, e del regime sovietico, hanno posto alla Nato l'esigenza di ripensare se stessa, non più semplicemente «contro» qualcuno, ma «per» qualcosa. Così i paesi membri hanno scoperto che ciò che li univa non era solamente la lotta contro il predominio del totalitarismo comunista, peraltro non ancora sconfitto, bensì la difesa dei valori dell'Occidente, la libertà, la democrazia, la giustizia. Per questo motivo la Nato è intervenuta in Afghanistan, contro i terroristi di Al-Qaeda e il regime dei talebani che li proteggeva. Ma poco dopo l'Alleanza tornava a dividersi, lasciando soli gli Stati Uniti nella loro battaglia contro il nemico, Saddam Hussein. Il Presidente francese, Jacques Chirac, e quello tedesco, Gerard Schroeder, avevano scelto la strada dell'antiamericanismo, ponendo un problema di natura politica e militare. Dopo l'elezione di Sarkozy in Francia e di Angela Merkel in Germania, l'atlantismo è fortunatamente tornato ad esser un sentimento diffuso in Europa, e così la riunione Nato di Bucarest prometteva di essere il momento in cui si sarebbe potuto finalmente siglare la pace tra Europa ed America.

A quanto pare le speranze non sono andate deluse. Nonostante l'enfasi sia stata posta soprattutto sul mancato avvio della procedura Map (Membership action plan) per Georgia ed Ucraina, per il momento rimandata a settembre per non irritare troppo la Russia di Putin, in realtà i risultati ottenuti sono davvero tanti. Dall'annuncio del ritorno della Francia nel dispositivo militare atlantico, da cui usci nel 1966 per volontà dell'allora presidente De Gaulle, al sostegno al progetto dello scudo missilistico voluto dal Presidente Bush («pagato» proprio con la rinuncia momentanea a premere fino in fondo per l'ingresso di Georgia ed Ucraina, peraltro pienamente consapevoli), all'invito ad Albania e Croazia ad entrare subito nella Nato, alla decisione di Sarkozy di rispondere positivamente, con l'invio di un battaglione di circa 1000 uomini, alla richiesta di Bush di un maggiore impegno in Afghanistan. E' in questo scenario, infatti, oltre che in quello dei Balcani, che si gioca oggi la credibilità dell'Alleanza Atlantica. Da questo punto di vista è estremamente significativo il testo approvato ieri dai leader dei paesi impegnati nella missione Isaf, che ribadisce la «determinazione ad aiutare il popolo ed il governo dell'Afghanistan a costruire uno stato durevolmente stabile, sicuro, prospero e democratico, rispettoso dei diritti umani e libero dalla minaccia del terrorismo».

Il richiamo agli eventi dell'11 settembre è significativo, segno che si riconosce in essi il momento dell'inizio della guerra al terrorismo (War On Terror), e si lega la sicurezza e la libertà dell'Occidente con quelle dell'Afghanistan. Per questo la guerra in quel lontano paese è così importante, e per questo non possiamo assolutamente permetterci di perderla. Tutto questo sembra essere stato compreso dai leader occidentali presenti a Bucarest, che però sono andati oltre. Non solo hanno indicato gli obiettivi strategici da raggiungere, ma hanno saputo ribadire gli ideali che sono alla base dell'Alleanza Atlantica, ed hanno dato una svolta ad una istituzione apparsa negli ultimi anni stanca ed appannata, perché divisa. La ritrovata unità di vedute tra Stati Uniti, Francia, Germania ed Inghilterra, pone le basi per ridare lustro alla Nato e speranza all'Occidente. Quello che si avvia a conclusione, dunque, rappresenta un summit strategico per la Nato, ed i maggiori leader mondiali, da Bush a Sarkozy, stanno dimostrando di averne compreso l'importanza. Peccato solo che, ancora una volta, a causa dell'incapacità del nostro governo, l'Italia abbia rinunciato ad un ruolo da protagonista.

! Matteo Gualdi
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