RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Impuniti i guerriglieri Uck

di Alexandra Javarone - 8 aprile 2008

L'ex comandante dei guerriglieri Uck, Ramush Haradinaj, accusato di gravi crimini contro l'umanità e, nello specifico, «di crudeli atti contro la comunità non albanese», è libero di far ritorno in Kosovo. Lo ha sancito una discussa sentenza del Tribunale Internazionale per la ex Jugoslavia, che ha assolto l'ex primo ministro da tutte le imputazioni. I reati contestati ad Haradinaj si riferivano ad avvenimenti risalenti al 1998. L'ex premier kosovaro, durante il periodo compreso tra il marzo e l'ottobre del 1998 (quando Haradinaj era comandante in capo dell'Uck nella zona di Dukagjin e Balaj nonché guida dell'unità Aquile Nere), avrebbe perpetrato orrendi delitti, quali stragi, pulizia etnica, omicidi di massa e stupri. Assieme ad Haradinaj, il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-jugoslavia ha posto sotto inchiesta altri due comandanti dell'esercito di liberazione kosovaro, Lahi Brahimaj e Idriz Balaj, per un totale di 37 imputazioni, 17 per crimini contro l'umanità e 20 per crimini di guerra. A Lahi Brahimaj sarebbe stata comminata una pena equivalente a sei anni di reclusione «per aver inferto personalmente pene e torture a due individui, identificati rispettivamente come testimone numero 3 e numero 6». La Corte ha invece dichiarato l'assoluzione completa per gli altri due imputati ed in particolare per Haradinaj, contro il quale il procuratore aveva già chiesto una condanna pari a 25 anni di reclusione.

Gli imputati sono stati assolti per insufficienza di prove da un'ingiuriosa sentenza, la quale pone in serio dubbio la stessa legittimità della giustizia internazionale; essa ha inflitto l'unica condanna del silenzio al dolore delle vittime degli abusi e dei soprusi del generale della morte. Secondo quanto concluso dalla stessa Corte, le testimonianze rese non avrebbero «permesso una chiara contestazione dei reati ascritti, insufficienti per dar prova di associazione criminosa». Ebbene, come fatto rilevare dagli stessi giudici della Collegio internazionale, i testimoni, vittime delle violenze di Haradinaj, sarebbero stati sottoposti ad «una prolungata pressione ed a forti ritorsioni perché non prendessero parte al processo». Di fronte agli inspiegabili decessi dei testimoni ed all'evidente difficoltà dell'organismo internazionale di garantire la sicurezza delle vittime (civili serbi, rom e Kosovaro-albanesi), in molti hanno scelto di non testimoniare: «la Corte ha riscontrato la forte impressione che il processo sia stato condotto in un clima ove i testimoni non si sentivano al sicuro», ha dichiarato il giudice Alphonsus Orie.

Il governo kosovaro ha accolto la sentenza con grande soddisfazione, conscio di poter elevare l'Uck a legittimo esercito di liberazione, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Pristina. La Serbia, dal canto suo, fa invece richiamo «ad una delle pagine più buie della giustizia internazionale che oscura la luce stessa del tribunale e del diritto». Ed anche il presidente serbo Boris Tadic definisce la sentenza alla stregua di un'ingiuria contro il diritto, la verità e la «futura - e sempre più eventuale - riconciliazione della regione». Secondo Kostunica, «il tribunale si fa beffe della giustizia e si fa beffe delle vittime innocenti uccise per mano di Haradinaj». Insomma, le difficoltà incontrate nel reperire testimonianze, la colpevole seppur comprensibile reticenza, e «i morti o gli scomparsi prima delle testimonianza» pongono, infine, la grave ombra dell'illegittimità sulla sentenza del Tribunale Internazionale, cui sarebbe invece demandato l'alto incarico render giustizia e, magari, una sorta di «pace agli animi infranti dalla guerra, placandone il dolore e concedendo loro la seppur breve credenza d'aver ricevuto giustizia».

Alexandra Javarone

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.259 del 8/4/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata