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Veltroni e i «colpi di sole»di Carlo Cerofolini - 8 aprile 2008 Veltroni annuncia all'italico popolo che bisogna aver fiducia nella scienza e quindi che fa? Dichiara solennemente e pubblicamente che per l'energia, al fine di affrancarci dalla «schiavitù del petrolio» (sic), occorre puntare sul sole e segnatamente sul fotovoltaico (Fv) per ottenere elettricità. Sbagliato! Così Veltroni non solo sconfessa l'assunto secondo cui bisogna aver fiducia nella scienza - che non dice assolutamente questo per ottenere energia elettrica in quantità abbondante, poco inquinante ed a basso costo - ma non tiene neppure conto che nel mix energetico mondiale il Fv ha un peso, in energia aleatoria resa, da sottoprefisso telefonico, e lì rimarrà inchiodato ancora per decenni, nonostante le pericolose fantasie ed i diktat di certi politici e degli ambientalisti. Oltre questo, il leader del Pd non dice ai cittadini come stanno veramente le cose, in quanto non rende noto che per avere non l'indipendenza da gas o petrolio, ma solo per sostituire appena il 20% del nostro fabbisogno elettrico ottenuto con queste fonti, occorre investire circa 500 miliardi, più diversi altri miliardi poi per il decommissionamento, in oltre 70 GWp di pannelli Fv da collocare su di un'estensione di 400 Kmq, che rimarranno in esercizio, assieme a tutto l'impianto, per neanche 20 anni. Inoltre, se anche i pannelli Fv fossero gratis si spenderebbero comunque 250 miliardi per tutte le altre opere ed apparecchiature accessorie. Quando invece lo stesso risultato si otterrebbe installando otto reattori nucleari di terza generazione da 1 GW ognuno, che occuperebbero solo due Kmq di territorio, per un costo di costruzione di 20 miliardi, più 10 miliardi per il decommissionamento e lo smaltimento delle scorie, più ancora 15 miliardi di spesa per il combustibile nucleare ogni 20 anni e, considerato che dette centrali rimarrebbero in esercizio fino a 60 anni, in totale si spenderebbero 75 miliardi. Nel caso in cui, poi, si decidesse di costruire le centrali nucleari all'interno delle montagne, si risparmierebbe sia nella difesa antiaerea sia per lo stoccaggio delle scorie - che verrebbero allocate in caverne all'interno delle montagne stesse - e si spenderebbe una sciocchezza per il decommissionamento degli impianti, in quanto basterebbe solo «cementare» gli ingressi delle centrali. Così operando, per otto centrali la spesa complessiva in 60 anni di attività scenderebbe sotto i 65 miliardi. E' bene evidenziare che in 60 anni il fotovoltaico, invece, ci verrebbe a costare 1.500 miliardi, avendo appunto l'impianto Fv una vita di circa 20 anni, in altre parole il Pil di un anno dell'Italia. Il bello però - se si volesse perseguire la via del Fv di cui sopra - deve ancora venire, perché al danno economico spaventoso ed insostenibile per qualsiasi nazione si aggiungerebbe pure la beffa di avere comunque la necessità di costruire o tenere in funzione otto centrali convenzionali o nucleari da 1 GW ognuna «calde», che devono stare cioè in stand-by pronte a partire ogni volta che la ridotta insolazione determina una caduta di potenza in rete, pena black-out ripetuti e devastanti (l'elettricità del Fv è solo aggiuntiva, non sostitutiva). E' da notare che dover tenere queste centrali «calde», oltre a far ulteriormente lievitare i costi di tutto il marchingegno Fv, inficia - fino ad annullare - pure i benefici legati al risparmio dei gas serra rispetto all'uso dei combustibili fossili, non del nucleare, del Fv stesso, poiché se le centrali sono termoelettriche bruciano gas, o petrolio o carbone anche quando sono in stand-by. A proposito dei gas serra - tanto importanti per non incorrere nelle pesanti multe per il non rispetto del protocollo di Kyoto - emessi dalle varie fonti energetiche, è interessante sapere che i grammi di anidride carbonica equivalenti per produrre 1 KWh di elettricità sono: termoelettrico a gas 605 g; Fv 160 g (per costruzione e decommissionamento); nucleare 16 g (compresa l'estrazione ed il riprocessamento delle barre di uranio). Come si vede, anche da questo punto di vista fra Fv e nucleare non c'è partita. Infine, da tutta questa annunciata gigantesca operazione veltronian-fotovoltaica (che si spera, nell'interesse dell'Italia, naufraghi nel nulla con la sonora sconfitta elettorale del Pd) se ne avvantaggerebbero comunque non tanto le nostre industrie, ma soprattutto quelle della Germania, che sono leader in questa tecnologia e che prevedono la lievitazione del loro fatturato multimiliardario di qui al 2020 di circa otto volte. Ora, considerato che l'ignoranza da parte di un politico che si propone di governare una nazione su un campo così importante come l'energia non è ammessa, questo pronunciamento pro Fv da parte del leader del Pd, se non è dovuto ai «colpi di sole» presi nei tanti comizi fatti all'aperto, non sarà mica volto ad abusare della credulità popolare?
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Ragionpolitica, periodico on line n.259 del 8/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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