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Il Montenegro guarda all'Europadi Daniele Martino - 11 aprile 2008 Filip Vujanovič è stato eletto presidente del Montenegro con il 53 % dei suffragi, staccando di trenta punti gli altri candidati alla presidenza della piccola repubblica adriatica. Vujanovič, già presidente non eletto dal momento dell'indipendenza del Montenegro (giugno 2006), ha superato la prova delle urne, smentendo nettamente tutti gli exit-polls; le previsioni elettorali, infatti, lo davano attorno al 35% e prefiguravano un ballottaggio con il filo-serbo Andrija Mantič, che invece ha ottenuto solo il 25% dei consensi, piazzandosi tuttavia davanti al candidato indipendente Nebojsa Medojevič cui è andato il 22% dei suffragi. La vittoria di Vujanovič costituisce un importante segnale per il primo ministro montenegrino Milo Djukanovič, aperto sostenitore di un avvicinamento del Montenegro all'Europa e di un progressivo allontanamento da Belgrado. Gli obiettivi principali del Montenegro consistono innanzitutto nel seguire il percorso di altri Stati appartenenti all'ex-Iugoslavia. Su tutti, l'esempio più lampante di «riscatto balcanico» è dato dalla Slovenia che appartiene alla Nato, all'Unione Europea e che dallo scorso gennaio è entrata a far parte della zona euro. Anche nel resto dei Balcani si sta assistendo a mutamenti decisi, soprattutto nel campo dell'economia. La Croazia viaggia a tassi di crescita superiori al 5 % annuo, con un impetuoso sviluppo del settore turistico che sta producendo un miglioramento vistoso delle condizioni di vita e degli indici di sviluppo. L'Albania è entrata a far parte dell'Alleanza Atlantica, come del resto anche Zagabria, e sta instaurando una partnership sempre più forte con l'Unione Europea; è questa la strada che il Montenegro vuole percorrere. Una situazione diametralmente opposta è invece quella della Serbia, che sta vivendo una situazione di stallo economico cui si aggiungono le tensioni diplomatiche che Belgrado ha nella regione. Il Montenegro nel 2006, e il Kosovo quest'anno, hanno rappresentato due colpi fortissimi per l'economia ma soprattutto per il morale dei serbi; in particolare nelle zone rurali della Serbia stanno resuscitando pericolose forme di revanscismo che hanno già prodotto effetti devastanti negli ultimi vent'anni. Ma la situazione più difficile non è vissuta dai serbi che vivono nel proprio Stato, bensì dai serbi che vivono nei paesi confinanti; dal Kosovo, alla Macedonia, passando per la Bosnia e il Montenegro. In Bosnia, gli analisti internazionali sono concordi nel definire che di fatto la parte serba dello Stato, la Repubblica Srpska, costituisca un'entità politica a sé stante, di fatto indipendente, e molto vicina alla mosse politiche di Belgrado; in Montenegro, invece, la situazione è diversa. Per la Serbia è stato durissimo perdere l'unico sbocco sul Mar Adriatico che le rimaneva, costringendola a concentrarsi esclusivamente sull'asse di trasporto del Danubio - Mar Nero, tralasciando i traffici mediterranei che sono in continuo aumento. D'altro canto, ciò ha favorito nettamente l'economia del Montenegro, che non è più diretta come prima da Belgrado, che agiva in un'ottica più statalista, puntando tutto sulle costruzione di infrastrutture energetiche (oleodotti e metanodotti), trascurando perciò il settore turistico e della piccola imprenditoria. Questa politica di Belgrado, inoltre, ha favorito la presenza di una numerosa minoranza serba in Montenegro; oggi i serbi nel Paese ammontano a circa il 30 % della popolazione e si sono trovati da un giorno all'altro a non essere più cittadini del proprio Stato. In questo senso, la situazione del Montenegro è paragonabile a quella delle repubbliche baltiche; esse non hanno una popolazione molto grande, come il Montenegro (che conta appena 620.000 abitanti, serbi compresi), mentre le minoranze ospitate sono di nazionalità che contano popolazioni molto maggiori. Tuttavia, una differenza notevole c'è; i rapporti tra la Russia e le repubbliche baltiche sono pessimi, a differenza di quelli tra Serbia e Montenegro che si mantengono nell'alveo di relazioni diplomatiche accettabili. Il Montenegro ha avuto e sta avendo moltissimi vantaggi dall'indipendenza, e in questo contesto s'inseriscono senza dubbio i 16 miliardi di euro investiti in Montenegro da imprese straniere nel 2007, il 55 % dei quali provenienti dall'Italia. Questo sta favorendo una forte sinergia con le economie europee, che ha determinato una crescita del pil nel 2007 di addirittura nove punti percentuali, con la vera e propria esplosione del settore turistico (le presenze sono aumentate del 670 %); inoltre le transazioni internazionali sono favorite dal fatto che, pur non facendo parte dell'Eurozona, la moneta del Montenegro è l'euro. Chi parla di tigre adriatica, non ha affatto torto. Daniele Martino |
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Ragionpolitica, periodico on line n.259 del 8/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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