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Una sinistra stancadi Francesco Natale - 11 aprile 2008 Una sinistra stanca, decotta, estenuata. Questo ci troviamo davanti oggi, guardando il Partito Democratico, il quale doveva essere nei presupposti la chiave di volta che avrebbe dato compiutezza al nostro sistema partitico-politico. Così come il tristemente rinomato programma dell'Unione (il famoso «mattone giallo») fu sconfessato prima ancora che un Prodi spappolato dalla lunga notte elettorale del 2006 dicesse con scarsissima convinzione «Abbiamo vinto!», anche il Pd risulta essere, allo stato attuale delle cose, un esperimento abortito, un abbozzo informe che non sa né di carne né di pesce. La sola certezza sembra riguardare l'aver individuato in Veltroni l'unica e ultima carta da giocare: esaurite tutte le «cartucce buone» restava in effetti solo l'ex sindaco «imbianchino» delle notti romane. Vedremo se si tratterà di una potente salva di artiglieria o, più probabilmente, di un inconsistente petardo. Certo, l'avversario non va mai sottovalutato, come insegna Sun-Tzu ne L'Arte della Guerra, e non è da escludersi che la melliflua vulgata pseudo-kennedyana del Walter riesca a recuperare qualche consenso nell'ambito della patinato blocco elettorale della nostrana «sinistra al caviale». Anche perché toccato il fondo, come è accaduto ai Ds pesantemente puniti alle scorse elezioni e massacrati dalle vicende Unipol, si può solo scomparire o risalire. Non è perciò da escludere che in una qualche misura venga accorciato il gap che vede il Pd sotto di 10 punti percentuali. Ma, francamente, risulta poco credibile, per non dire assurdo, che questa fossa delle Marianne sia stata colmata in meno di un mese. Senza contare lo sfilacciamento e la frammentazione delle preferenze conseguenti alla presenza, come vera e propria spina nel fianco, della Sinistra Arcobaleno, forza politica che difficilmente potrà trovare uno stabile trait d'union post-elettorale con il Pd - trait d'union che noi potremmo, eventualmente, trovare molto più facilmente di loro con la Destra di Storace o con Ferrara, vista una parziale ma consistente comunanza di intenti e vedute. Del resto, guardatelo e sentitelo il Walter: ripetitivo e ridondante come non mai finge di essere l'Obama «de Roma», ma in fondo non ci crede più neppure lui. E' stanco e non ne ha voglia, sapendo che sul filo di questa campagna elettorale per molti versi più civile di altre (o sottotono, secondo alcuni), si sta giocando l'ultima chance di definire una nuova e credibile leadership e un nuovo e credibile assetto della sinistra italiana. Forse in questo riuscirà, diamogliene atto. Quanto a vincere le elezioni, possiamo pure parafrasare Mary Poppins: «I sogni son desideri».
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Ragionpolitica, periodico on line n.259 del 8/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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