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Il Nepal sceglie i maoistidi Anna Bono - 16 aprile 2008 Per un paese che si libera del comunismo, l'Italia, un altro ci si getta a capofitto. È il Nepal, andato al voto il 10 aprile, per la prima volta dal 1999, per eleggere l'Assemblea che dovrà scrivere la nuova Costituzione. Era l'occasione tanto attesa dai nepalesi per lasciarsi definitivamente alle spalle i dieci anni, dal 1996 al 2006, durante i quali la guerriglia comunista contro l'incapace e corrotta casa reale al potere ha imperversato provocando almeno 13.000 vittime e incalcolabili danni economici e sociali derivanti dallo stato d'insicurezza permanente in cui il paese è stato costretto a vivere. La misura della disperazione della popolazione nepalese in quegli anni - una tra le più povere del continente asiatico - la forniscono le cifre relative ai migranti. Oltre 10 milioni di nepalesi, infatti, su un totale di 27 milioni di abitanti, risiedono all'estero: la maggior parte, circa cinque milioni, in India. Il primo problema per lo svolgimento democratico delle elezioni è stato rappresentato proprio dall'impossibilità di assicurare il diritto al voto dei residenti all'estero. Il governo ha rifiutato di disporre affinché potessero votare nei paesi che li ospitano e per giunta ne ha dato l'annuncio soltanto una settimana prima delle elezioni, quando la maggior parte degli emigrati, anche quelli che potevano affrontare i costi del viaggio, non erano più in grado di organizzarsi per rientrare in patria in tempo utile. Il risultato è stato che milioni di nepalesi, soprattutto quelli che vivono in Europa e in America, non hanno votato. Anche dall'India, d'altra parte, si calcola che ne siano rientrati ben pochi, sia per le misure di sicurezza prese lungo il confine che divide i due stati sia, soprattutto, per le notizie di attentati e intimidazioni contro la popolazione che hanno reso sempre più teso il clima preelettorale. Il responsabile principale, benché non unico, delle violenza crescente che ha preceduto il voto, è stato il Partito Comunista nepalese, di ispirazione maoista, nel quale sono confluite le forze antigovernative protagoniste della lotta armata che ha attanagliato per dieci anni il Nepal. Pur avendo accettato nel 2006 di deporre le armi e affrontare la competizione elettorale unendosi al governo provvisorio, hanno in realtà mantenuto la loro organizzazione militare e ancora controllano parte del territorio nazionale con una milizia di 40.000 uomini trasformati in «attivisti elettorali». Eppure, contro ogni pronostico della vigilia, hanno vinto loro e si tratta di una vittoria schiacciante, come ha confermato il 14 aprile la Commissione elettorale, aggiudicando ufficialmente al Partito Comunista 106 dei 190 seggi già assegnati, sui 240 complessivi. Il maggiore partito di governo, il Congresso nepalese, a quella data ne aveva conquistati soltanto 32 e 26 erano quelli attribuiti al più moderato Partito Comunista maoista-leninista unito. Il leader maoista che si accinge a presiedere l'Assemblea costituente è Pushpa Kamal Dahal, ma il suo nome di battaglia è Prachanda, che vuol dire «il terribile». «Il paese è pronto per una Repubblica maoista - ha dichiarato Prachanda subito dopo la pubblicazione dei primi risultati elettorali - la comunità internazionale non deve dubitare del nostro impegno per la democrazia: abbiamo intenzione di avere buoni rapporti con tutti e in particolare con i nostri vicini cinesi e indiani». Poi sono seguite assicurazioni sull'impegno a difendere i deboli e gli emarginati. Si vedrà presto se e come un regime maoista (nato ispirandosi a Sendero Luminoso, ai khmer rossi e alla Banda dei Quattro) intende tutelare i deboli e gli emarginati in una nazione dove la maggior parte della popolazione versa in quelle condizioni. Nessun dubbio sussiste sul fatto che il partito manterrà fede alla promessa che gli ha fatto vincere le elezioni: quella di abolire la monarchia induista che ha governato per 238 anni, dispiacendo talmente ai propri sudditi da rendere loro preferibile un partito comunista maoista.
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Ragionpolitica, periodico on line n.260 del 16/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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