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Il vero democraticodi Gianteo Bordero - 16 aprile 2008 Silvio Berlusconi ha trionfato ancora una volta - la terza - alle elezioni politiche. Nel '94 egli era l'«uomo nuovo», l'imprenditore «prestato» alla politica che «scende in campo» per salvare il paese dall'instaurazione dei «rossi» al potere. Nel 2001 è l'uomo del «contratto con gli italiani», delle cinque proposte per «cambiare l'Italia». Oggi, nel 2008, con il Belpaese «in ginocchio» dopo i due anni di governo prodiano, è l'uomo che dice: «Rialzati, Italia». E vince nettamente, senza ombre, sbaragliando la concorrenza e apprestandosi ad una avventura di governo che si prospetta dura e spigolosa per le sfide che attendono il paese negli anni a venire. L'ennesimo successo berlusconiano segna, più di ogni altra cosa, il compimento di un percorso politico che gli studiosi, in futuro, non potranno non prendere in considerazione nella sua essenza: si tratta di una rivoluzione che ha realizzato nei fatti la democrazia in Italia combattendo contro il partito della Democrazia Costituita, contro i democratici a parole, contro le élites che per sessant'anni hanno tenuto il paese stretto nella morsa di una ideologia politica la quale, quanto più si riempiva la bocca di «democrazia», tanto più la usava contro il popolo. Per gli intellettuali ed i politici che per tanti decenni hanno avuto in mano le chiavi del potere culturale italiano, «democrazia» è stata cioè una mera espressione verbale, un abito mentale senza contenuto reale, il grimaldello propagandistico attraverso il quale aprire le porte del Palazzo. E non a caso sono stati proprio i sacerdoti dell'ortodossia democratica a combattere sin dall'inizio Berlusconi come il grande intruso nel salotto buono della politica. La battaglia di demitizzazione che sin dall'inizio il Cavaliere ha ingaggiato con i dogmatici della Democrazia fondata sulla Resistenza e sull'Antifascismo sembra trovare oggi un suo approdo definitivo. Non perché, di colpo, Berlusconi non sarà più massacrato quotidianamente dai suoi nemici storici, ma perché è divenuto chiaro che la sua proposta politica è la vera proposta democratica. Perché egli si è presentato agli italiani con una «creatura» che porta con sé i due termini senza i quali non può darsi autentica e compiuta democrazia: «popolo» e «libertà». La democrazia senza popolo è una finzione linguistica che presto finisce per dar vita ad un regime oligarchico; la democrazia senza libertà è l'anticamera dell'autoritarismo e della tirannide. La forma democratica che invece Berlusconi propone all'Italia si rifà invece da un lato al cuore dell'esperienza del popolo come portato di una storia, di valori, di una determinata tradizione spirituale, dall'altro lato all'aspirazione più grande che ognuno porta con sé: la libertà intesa come possibilità di realizzare se stessi, i propri talenti, le proprie capacità. Così si inserisce il singolo nella nazione e la nazione nel singolo. Berlusconi vince la partita della democrazia contro il Partito Democratico perché quest'ultimo è ancora, nonostante tutti i tentativi veltroniani di farlo apparire nuovo e diverso dal passato, l'erede legittimo della Democrazia Costituita, dell'ideologia settaria ed elitaria che ha impedito al nostro paese di dispiegare pienamente le ali in direzione della democrazia compiuta: quella del popolo e della libertà, non quella dei cattivi maestri che l'hanno fatta da padroni per tanti anni sulla carta stampata, sugli schermi televisivi, nei salotti buoni, nella magistratura. Il fenomeno politico del berlusconismo, con la vittoria del Popolo della Libertà alle elezioni del 13 e 14 aprile, si afferma pienamente come il vero, grande fenomeno democratico nella recente storia italiana, gettando le basi della definitiva liberazione dagli scheletri e dai fantasmi di un passato che gli italiani vogliono lasciarsi alle spalle. Senza se e senza ma.
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Ragionpolitica, periodico on line n.260 del 16/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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