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6 marzo 2008
 
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67 ragazzi arrestati a Teheran

di Alexandra Javarone - 16 aprile 2008

Ahmad reza Rada, capo delle forze di Sicurezza persiane, ha annunciato l'avvio di «nuove e più intense misure repressive per rafforzare la sicurezza della morale pubblica». L'animo e la mente del popolo persiano dovranno esser «meglio preservati» nelle scuole, per strada, nei parchi, nelle botteghe e perfino nell'intimo delle abitazioni private, dove proprio pochi giorni fa la polizia ha fermato 67 ragazzi colpevoli d'aver preso parte ad un'immorale «orgia occidentale». Un'innocua festa, invero, organizzata nella zona nord di Teheran con l'unico scopo di passare un tranquillo fine settimana, breve svago di giovani cui vita è scandita da intollerabili veti e proibizioni. I 67 ragazzi, accusati d'aver tenuto comportamenti immorali ed occidentalizzati (in altre parole un abbigliamento sconveniente), saranno rilasciati dalla polizia solo dopo aver scontato la pena. La frusta impartirà loro una straziante dose di disciplina sociale, rimorso e terrore del quale contaminare l'intera società.

Quasi si trattasse di una schema fisso da seguire pedissequamente, il Regime teocratico iraniano placa il risentimento sociale, aumentando la pressione interna. Ed è proprio in questa visione che il Presidente pasdaran associa e somma ad ogni singola dichiarazione, concernente il piano nucleare, una lunga e dolorosa serie di vili misure repressive. Una pozione mortale, che possiede il paradossale pregio di garantire la stabilità interna necessaria a Teheran e spegne sul nascere ogni sorta di resistenza, impartisce silenzio. «Dobbiamo prepararci a condurre un'epurazione, una revisione dei pricipi morali» ha dichiarto Ahmadinejad, facendo menzione ad un atto «obbligatorio, di grande chirurgia», che ha seguito solo di pochi giorni l'utima minaccia iraniana.

Proprio lo scorso 8 aprile, l'Iran ha dato avvio all'istallazione di oltre 6000 nuove centrifughe nella centrale nucleare di Nantaz. Lo ha reso noto il Presidente iraniano Ahmadinejad durante la Giornata nazionale della Tecnologia Nucleare (divenuta ricorrenza nazionale nel 2006). Trascorso solo un anno da quando il Presidente persiano annunciava il futuro impianto di 3000 nuove strutture atomiche, nulla da allora appare davvero esser mutato. Quasi a voler rimarcare la concretezza dei propositi dell'istituenda repubblica dell'atomo, Ahmadinejad, (rivoltosi all'Irib, l'emittente di Stato), ha impresso nella mente del proprio popolo l'ennesima dose di questa torbida miscela composta di paura e propaganda nucleare: «Nell'arco di un anno i nostri scienziati hanno installato 3000 nuove centrifughe e siamo infine giunti nella fase dell'arricchimento dell'uranio a livello industriale, oggi daremo inizio all'installazione di altre nuove centrifughe».

Le innumerevoli risoluzioni Onu non hanno, insomma, sortito alcun effetto avverso la Persia che si accanisce imperturbabile a scandire la propria propaganda strategico nucleare, che risulta fors'anche rinvigorita dalle sanzioni disposte dalla blanda democrazia internazionale, fin troppo intenta a predisporre futuri incontri, negoziati, summit e via discorrendo. Il Presidente persiano preconizza, infine, il «collasso delle grandi Potenze» e la vittoria di Teheran che «ha saputo resistere nonostante le pressioni occidentali». «Il mondo dovrà riconoscere il ruolo centrale di un nuovo Iran nucleare», ha dichiarato, rimarcando l'ennesima sfida all'indolente Comunità Internazionale, che s'affanna pigramente, mentre in Iran le centrifughe sono più che triplicate. La reazione della Comunità Internazionale non si è certo fatta attendere: Bernard Kouchner, Ministro degli esteri francese, di fronte alla reticenza persiana, ha minacciato una nuova serie di misure sanzionatorie. Ed anche Gran Bretagna e Stati Uniti hanno mostrato ferma disapprovazione, dichiarandosi pronti ad assumere ulteriori provvedimenti. Di tutt'altro avviso l'amministrazione russa, che esclude, invece, l'attivazione di misure d'embargo, perchè «favorevole al dialogo diretto fra Teheran e Washington».

Tutto, insomma, lascia presagire il fallimento del prossimo incontro organizzato dai cinque membri più uno (cinque membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania). Ebbene, proprio mentre l'Occidente ricerca una linea di condotta comune, la Persia guadagna terreno, e cerca di influenzare i conflitti mediorientali tentando, perfino, di affermare una nuova supremazia energetica in occidente rivolgendo l'attenzione al Nabucco Project Pipeline (gasdotto che dal Mar Caspio, attraversando Turchia, Balcani, Austria e Svizzera porterà energia nel cuore d'Europa).

Alexandra Javarone

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Ragionpolitica, periodico on line n.260 del 16/4/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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