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numero 280
6 marzo 2008
 
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Rifiuti: Germania batte Italia 9-0

di Carlo Cerofolini - 19 aprile 2008

Germania batte Italia 9 a 0. No questa non è una sonora sconfitta della nostra nazionale di calcio ma una vera e propria devastante débacle sul fronte di rifiuti urbani (Rsu), ed il 9 di cui sopra non sono ovviamente i goal subiti, ma si riferiscono ai miliardi di euro - un «tesoretto» - che ogni anno all'incirca l'Italia sperpera per gli Rsu, non adottando il virtuoso sistema tedesco (il dato dei 9 miliardi lo si ricava da un'analisi dei dati Istat 2006, fatto ovviamente debito il rapporto popolazione ed estensione del territorio Germania-Italia). I danni però non si fermano solo ai 9 miliardi, perché occorre considerare pure quanto un'emergenza rifiuti eclatante, come, ad esempio, quella di Napoli e della Campania è costatata (per ora 8 miliardi in 10 anni) e costa in danni «collaterali», che sono multimiliardari, per: fuga dei turisti, rifiuto-boicottaggio dei prodotti alimentari made Italy, ulteriore perdita di credibilità e quindi di competitività dell'Italia nel mondo, oltre l'inquinamento ambientale e la grave ed intollerabile diminuzione di qualità della vita dei cittadini che vivono quest'emergenza. Questo disastro, oltre tutto, fa capire chiaramente come una classe politica «progressista» - ostaggio di frange ambientaliste - riesca benissimo a lastricare di buone intenzioni le vie che portano direttamente all'inferno, tramite l'obbiettivo di irreali differenziazioni iper spinte (fino ai «rifiuti zero») e la demonizzazione degli inceneritori, delle discariche e degli impianti per la selezione e la lavorazione dei rifiuti stessi. Per risalire da quest'inferno è, però fondamentale conoscere su quali basi si poggia il «miracolo» tedesco, per trarne lezione, non prima però di avere evidenziato tre punti fondamentali:

1) Il «tesoretto»: a parte lasciarlo nelle tasche dei contribuenti (soluzione preferibile), ecco cosa si potrebbe fare con il «tesoretto» di 9 miliardi annui, di cui sopra, che si avrebbe usando il modello tedesco per il trattamento dei Rsu, se si decidesse ogni anno di usarli a scelta in uno solo dei seguenti settori:

  • per costruzione di infrastrutture: posti di lavoro + 360.000 anno
  • posti negli asili nido + 900.000 anno
  • posti in Rsa per anziani + 270.000 anno
  • affitto per famiglie indigenti + 900.000 anno
  • nella sanità: 1 anno vita in più per + 450.000 persone

Questi sono solo alcuni degli effetti «perversi» di scelte ambientali sbagliate, su cui non sempre si riflette e che raramente vengono resi noti.

2) Raccolta differenziata, riciclaggio e valorizzazione energetica: anzitutto è importante chiarire che le norme Ue non dicono né quale deve essere la percentuale di differenziazione dei rifiuti né come operare per farla, ma impongono semplicemente, oltre che di ridurre la quantità di rifiuti, di riusare, recuperare e riciclare quanto più materiale possibile dai rifiuti e di utilizzare da tutto ciò che «avanza» il suo contenuto termico per produrre energia. Ciò detto, un alto indice di differenziazione e/o riciclaggio dei Rsu non è di per sè un dato virtuoso in quanto se poi il materiale differenziato e/o riciclato non trova adeguata collocazione su un mercato non «drogato» da incentivi pubblici - a parte uno start up iniziale che può essere necessario per il lancio - il risultato che si ha alla fine è solo quello di aver prodotto altri rifiuti, in compenso più costosi e per i quali si è colpevolmente speso, inquinando, energia aggiuntiva. Questo è quello che succede sempre, quando si vuol, invano, comandare al mercato non tenendo conto del rapporto costi-benefici e scordandosi del fatto che ciò che non è economicamente sostenibile non è ecologicamente compatibile. Tanto per fare un esempio in Toscana - da sempre governata dalle sinistre con anche i verdi - in cui l'incenerimento Rsu è al 12% e la differenziazione è al 33% (secondo le linee guida della RT si dovrebbe arrivare al 65%), solo l'8% del differenziato viene riciclato perché il resto non trova collocazione sul mercato, parola dell'assessore all'Ambiente Pd Rita Bramerini, tant'è che buona parte dei rifiuti pretrattati o riciclati va a finire in discarica (sic). E questa non è la situazione della sola Toscana. Quanto sopra rende chiaro ed evidente che la raccolta differenziata e riciclaggio sono solo un utile tassello per risolvere il problema rifiuti purché usati cum grano salis, in funzione della domanda, e quindi non si può ignorare la necessità di valorizzare il rifiuto - come dice pure la Ue - per il suo contenuto energetico che ci permette di ottenere calore ed energia elettrica, con trattamento a caldo (incenerimento del combustibile da rifiuti = Cdr) ed a freddo (fermentazione anaerobica dell'organico con sviluppo di biogas combustibile). Ovviamente non si può prescindere da avere idonei impianti industriali dimensionati per gli scopi che si vuole raggiungere, sempre operando nella logica di un corretto rapporto economico fra domanda e offerta.

3) Il danno e la doppia beffa delle ecotasse: se non si raggiungono nei vari Ato (ambiti territoriali ottimali) le percentuali di differenziazione previste per legge e non si smaltiscono all'interno dell'Ato stesso i rifiuti ivi prodotti, le Regioni applicano pesanti ecotasse su ogni tonnellata di rifiuto. Il bello è che nei vari Ato, se non si ottempera a quanto sopra, la colpa è - non dei cittadini che sono solo chiamati a pagare - ma delle Regioni e Province che non operano in modo da dotare questi ambiti territoriali di discariche a norma, strutture ed impianti necessari per la differenziazione, trattamento e smaltimento rifiuti. E questo è il danno. La beffa invece è doppia e consiste sia nel fatto che le Regioni e le Province, colpevoli del danno, incamerano le ecotasse di cui sopra, sia nel fatto che non usano, come dovrebbero detti denari esclusivamente per rendere autosufficienti gli Ato per la differenziazione lavorazione e smaltimento rifiuti ma li usano quasi tutti per altri scopi. E così il circuito perverso si autoalimenta, senza che i veri colpevoli siano veramente chiamati a rendere conto delle loro vaste, gravi e manifeste incapacità.

Dopo queste doverose premesse ecco l'atteso confronto fra Italia e Germania sul fronte rifiuti:

1) Situazione rifiuti

Italia: produce circa 33 milioni di tonnellate anno di Rsu e assimilati (circa il 66% va in discarica), ha una raccolta differenziata media del 22% - con situazioni che vanno dal 60% al 6% - mentre già dal 2003, in virtù del Dlgs n. 22/97 (Ronchi), si sarebbe dovuti essere al 35% (sic) ed «esporta» (sic) ogni anno verso la Germania 1,3 milioni di tonnellate;

Germania: produce circa 53 milioni di tonnellate anno di Rsu, ha una raccolta differenziata del 55% ed importa, cioè smaltisce oltre i suoi Rsu, ben altre 18 milioni di tonnellate annue Ue ed extra Ue, più 6 milioni di tonnellate annue di rifiuti industriali speciali, cioè contaminati e velenosi, destinati ad impianti speciali. Ovviamente guadagnando cifre notevoli.

2) Recupero e riciclo del materiale da Rsu

Italia: a parte il ciclo della carta, che si può dire chiuso in modo soddisfacente, già non trova collocazione sul mercato sia la plastica sia il vetro e soprattutto il compost che si ottiene dalla fermentazione aerobica dell'organico di qualità (differenziato a monte), la cui produzione è già ora molto costosa e sempre di più lo sarà, se per arrivare a raccolte differenziate sempre più spinte si dovrà ricorrere addirittura alla raccolta porta a porta. Il tutto con il problema irrisolto della loro collocazione sul mercato, con produzione quindi, come in precedenza evidenziato, di altro rifiuto solo più costoso.

Germania: esporta negli altri paesi Ue ben 20 milioni di tonnellate ogni anno di materiale proveniente dai Rsu e verso l'Italia ne esporta 2 tonnellate. Questo a dimostrazione che con una politica commerciale e di scelte industriali valide per quanto attiene il ciclo dei rifiuti, da tragico problema per il nostro Paese, diviene fonte di risorsa e ricchezza per la Germania, che sul versante rifiuti ha un fatturato di 50 miliardi, in crescita, e dà vero lavoro a circa 200.000 persone.

3) Costo rifiuti urbani smaltiti (euro a tonnellata)

Italia: mediamente 150 € con previsioni di aumento fino al 50% e oltre, se per raggiungere le alte percentuali di differenziazione previste dalla finanziaria 2007 di Prodi - Pecoraro & C. - che prevede al 2007 il 40%, al 2009 il 50%, al 2011 il 60% di differenziazione, dopo di che «rifiuti zero» - si dovesse, forzatamente, ricorrere alla raccolta porta a porta. A meno che non ci siano in futuro ripensamenti su tali percentuali di differenziazione, molto difficilmente realizzabili con rapporti costi/benefici positivi.

Campania verso la Germania via treno: 210 €;

Campania verso la Sardegna (via mare con camion compattatori a bordo delle navi da trasporto): 500 €;

Campania in Campania: da 290 € fino a 1.000 € (sic). Anche se può sembrare impossibile, è la somma che fa il totale: produzione delle «ecoballe» 120 € + trasporto 20 € + costo stoccaggio provvisorio 150 € annui in terreni presi in affitto, e siccome le prime «ecoballe» sono in parcheggio dal 1991 .......

Germania: 88 € (!)

4) Inceneritori con recupero di energia (termovalorizzatori)

Italia: 50 inceneritori, non tutti in funzione ed a norma Ue, diversi non recenti e molti di taglia piccola, che inceneriscono il 12% dei rifiuti, per 3,5 milioni di tonnellate anno;

Germania: 67 inceneritori in funzione, che inceneriscono il 23% dei rifiuti, per 18 milioni di tonnellate anno (Svezia: 45% - Danimarca: 59%). Oltre questi sono in costruzione altri 83 inceneritori e nel 2009, oltre i nuovi, tutti quelli funzionanti saranno a norma Ue per sfruttare almeno il 60% del calore sprigionato dalla combustione dei rifiuti.

5) Valorizzazione termica dei rifiuti e l'«oro» di Napoli

Con il trattamento dei rifiuti, specie se indifferenziati, in appositi impianti industriali - dopo avere recuperato il recuperabile ed eliminato l'inerte o pericoloso - dalla parte «secca» dei Rsu si ottiene il combustibile da rifiuti (Cdr), che bruciato negli inceneritori permette di ottenere energia elettrica e soprattutto termica, mentre con l'organico tramite la fermentazione anaerobica spinta, si ottiene biogas che viene bruciato soprattutto per produrre energia elettrica. E siccome l'energia che si ottiene dai rifiuti organici - con il biogas derivato nella fattispecie - è fuori protocollo di Kyoto per quanto riguarda le emissioni di gas serra, questa è pure energia verde a tutti gli effetti, che in Italia viene pagata (2006) 125 €/MWh. Questo è quello che si deve fare - come fa la Germania - ad esempio per smaltire in modo intelligente e redditizio le «ecoballe» (in realtà rifiuti indifferenziati) di Napoli e della Campania, che per i tedeschi sono «oro» mentre l'Italia addirittura paga per farle smaltire in quella nazione. Al solito, anche qui, il danno e la beffa, aggravata dal fatto che noi acquistiamo energia dalla Germania, parte della quale è proprio prodotta con i nostri rifiuti. Vale inoltre la pena di evidenziare che se in Italia si usasse il «sistema tedesco» di cui sopra per recuperare energia dal 60% dei Rsu - considerata anche la mancanza di mercato in Italia per molto differenziato e/o riciclato energeticamente valorizzabile, che in buona parte va in discarica - sarebbe come avere installata una centrale termoelettrica di grossa taglia da circa 800 MW (come quella nucleare di Corso, colpevolmente chiusa) con la produzione annua di 6 milioni di MWh elettrici, sufficienti per più di 2,5 milioni di famiglie e 3 milioni di MWh termici da usare per il teleriscaldamento, con il risparmio di milioni di tonnellate di petrolio. Questo comporterebbe, oltre tutto, sia la diminuzione della bolletta rifiuti (Tia) per i cittadini fino al 50%, invece di vederla aumentata prossimamente del 30-50% e oltre, sia l'uscita dall'emergenza rifiuti presente e futura.

Conclusioni: siccome i dati che emergono da questa sintetica disamina sono assai chiari, incontrovertibili e preoccupanti, questi devono far molto riflettere certamente soprattutto i politici, intellettualmente onesti, ma pure i cittadini, che devono essere consapevoli che se su quasi tutta l'Italia, in realtà, pende la spada di Damocle dell'emergenza rifiuti (la Campania è solo la punta dell'iceberg), e per quanto riguarda l'economia siamo il fanalino di coda dell'Europa, ciò è dovuto molto alla sindrome Nimby estesa a qualunque iniziativa e che quindi deve essere superata. Parola d'ordine: chi dice no a tutto danneggia tutti noi, diciamogli di smettere. Al di là di tutto questo, quello che comunque fa ben sperare, per una nuova fase che vada nella giusta direzione in campo ambientale, e non solo, è l'odierna disfatta elettorale dei rosso-verdi e la schiacciante vittoria del PdL e della Lega Nord, che deve finalmente rendere possibile la messa in mora dei cosiddetti ecologisti e dei loro supporter, in modo che non possano più nuocere al Paese. Inoltre, se a quanto sopra si somma l'impegno solenne preso dal Presidente Berlusconi a risolvere l'emergenza rifiuti di Napoli e della Campania, non si può che essere ottimisti per il futuro.

! Carlo Cerofolini
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