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Sinistra in frantumidi Armando Pannone - 19 aprile 2008 La sinistra dichiara di interrogarsi sul perché di una disfatta dalle proporzioni vaste ed inimmaginabili, ma intanto, giusto per rovinare la festa al Pdl, vara una controffensiva mediatica massiccia per disorientare l'opinione pubblica. Una platea di elettori che ha mostrato chiaramente di premiare il Popolo della Libertà e di non voler più affidare il proprio futuro a chi gli ha rovinato la vita negli ultimi due anni. La sinistra dunque cambia pelle. Muta tattica e strategia di comunicazione. Esibisce intanto volti disfatti e occhi umidi di militanti e personalità non elette per suscitare una qualche emozione o una puntina di rimorso negli italiani che gli hanno scompaginato la vita. Nel frattempo lancia messaggi, neanche tanto subliminali, diversificati agli elettori del Nord e del Sud. Al Sud evoca lo spettro della Lega, insinuando il dubbio che i leghisti quasi segheranno lo Stivale in due. Soffiano su paure ataviche, inesistenti ed evanescenti come fantasmi, ma insistendo nel ripetere una così trita canzone si mira ad indebolire la ritrovata libertà dei meridionali nel volersi scuotere di dosso le catene rosse di una lunga permanenza al potere. In effetti, il federalismo fiscale non può che fare bene al Meridione, limitandone le spese di gestione, contenendone i costi per i contribuenti. Il modello Lombardia è, nei fatti, virtuoso; il modello campano, almeno in questo periodo, sicuramente no. Al Nord, invece, la sinistra parla in maniera velata agli elettori leghisti insinuando che Silvio Berlusconi non terrà fede agli impegni promessi e non attuerà il programma concordato vertente proprio sul federalismo e le misure per una maggiore sicurezza nelle metropoli italiane in generale e padane in particolare. Non passa giorno, inoltre, senza che venga ripetuto come uno slogan martellante ed ossessivo che tra Bossi e Berlusconi vi è una tensione crescente evocando scenari catastrofici, quasi lasciando intendere che il sodalizio possa rompersi da un momento all'altro. Naturalmente, la sinistra lascia intendere agli smarriti italiani che si sta ricompattando e che presto tornerà ad essere forte nel paese. Gli italiani, intanto, sono sconcertati. Non tanto per i gossip di cui abbiamo parlato or ora, ma per l'incredibile capacità della sinistra di vivere in una dimensione onirica, avulsa dalla realtà. In primis, il governo non si è ancora formato ed è logico metterlo a punto con estrema attenzione, nell'interesse del paese. Quando la sinistra litigava - e tutti se ne sono accorti - si parlava di sereno confronto costruttivo; se il Popolo della Libertà discute in maniera operativa per governare, a mezza voce si sussurra di crisi. Niente di più lontano dalla verità. In secondo luogo - ed è sotto gli occhi di tutti - ad essere spaccata è proprio la sinistra, rottasi come una bottiglia in frantumi, i cui cocci sono però taglienti. Il Pd, in queste ore, deve fare i conti con la tentazione dell'Italia dei Valori di rinegoziare il proprio ruolo, visto il buon successo elettorale. Ha anche problemi con l'identità dei Radicali da rispettare e gestire. Ha parlato di governo ombra? Bene, vediamo come se la caverà quando dovrà proporre soluzioni alternative a quelle dell'esecutivo in carica sui temi dei valori non negoziabili, che andranno a toccare la sensibilità dei cattolici, tanto per fare un esempio. Prodi, nel frattempo, ha rassegnato con un inaspettato gesto le proprie dimissioni dalla prestigiosa carica di presidente del partito ed è cosa che avrà contraccolpi interni alla morfologia stessa del Pd. Allargando l'orizzonte dei problemi, la Sinistra l'Arcobaleno scarica colpe e responsabilità della propria sconfitta sulla scelta del Pd di andare da solo. Stesso discorso per i socialisti, che proprio non mandano giù il fatto di aver dovuto correre da soli e perdere la propria nobile identità. Insomma, chi dovrebbe preoccuparsi di mettere insieme i cocci è proprio la sinistra, che rischia, allo stato attuale delle cose, altri processi interni più o meno palesi con possibili diaspore e frazionamenti. Incurante di questo scenario non facile, si moltiplicano comunque gli attacchi mediatici al Popolo della Libertà ed al suo leader. Siamo solo all'inizio, ma se questo è il buongiorno... Altro che dialogo, fair play e appelli a lavorare insieme per il bene del paese. Il livore della sinistra non cala di intensità. Un atteggiamento che non contribuisce a rasserenare il clima politico e non mostra rispetto per le scelte del popolo sovrano, che ha decretato la fine di un'ideologia massimalista in favore di una visione liberale incentrata su promozione della persona e della famiglia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.260 del 16/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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