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A Roma si gioca il futuro di Veltroni

di David Consiglio - 22 aprile 2008

Il Partito democratico e il suo leader sono appesi alle sorti dei risultati delle elezioni per la scelta del primo cittadino di Roma. Quelle romane, infatti, non sono semplici elezioni amministrative. Sono qualcosa di molto più importante e decisivo per le sorti del maggiore partito di opposizione e del suo leader. Se soltanto fino ad una decina di giorni fa Walter Veltroni girava l'intera penisola per cercare, senza peraltro riuscirci, di convincere gli italiani a votare per lui nella corsa per il governo del Paese, ora, a distanza di una manciata di giorni da voto politico, l'ex sindaco capitolino si vede costretto a lottare con le unghie e con i denti per cercare di conservare, almeno, il «suo» feudo romano alla sua parte politica.

La vera sfida per il Campidoglio, nei fatti, non è solo un testa a testa fra il candidato del Popolo della Libertà, Gianni Alemanno, da una parte, e il vice-premier uscente Francesco Rutelli dall'altra; ma è qualcosa di più importante e interessante. A Roma, si gioca il futuro prossimo politico del numero uno del Partito democratico: perdere le elezioni per la guida della capitale, consegnandola nelle mani del centrodestra, subito dopo la catastofre del 13 e del 14 aprile scorsi subita dalla sinistra, per Veltroni, sarebbe una pesantissima sconfitta personale. Forse più pesante della stessa batosta incassata alle politiche.

A Roma, si sta giocando una partita nazionale. Perché è proprio in questa città, infatti, che l'ex segretario dei Democratici di sinistra ha costruito la sua immagine di uomo politico più credibile e spendibile dell'intero schieramento di centrosinistra; è dal rifugio «dorato» di Roma che il segretario del Partito democratico ha lavorato per costruire il suo attuale profilo politico, sottraendosi per anni alle polemiche e alle guerre intestine al suo schieramento.

E' sempre sul fantomatico «modello Roma», rivelatosi poi una bufala, che Veltroni ha puntato tutte le sue chance per ottenere la leadership della sua parte politica e per aspirare, senza riuscirci, a impadronirsi del timone del Paese. Per sette anni la capitale è stata amministrata da Veltroni. Ebbene, proprio alla luce di questi diversi fattori, è innegabile che un vittoria, peraltro molto probabile, del candidato del Popolo della Libertà Alemanno rappresenterebbe più che una sconfitta per Francesco Rutelli una vera e propria Waterloo politica personale di Walter Veltroni. Questo, nei fatti, è il nocciolo politico della partita per la poltrona di primo cittadino della più importante e storica città italiana. Per questo, come appare chiaro a tutti gli osservatori dei fatti della politica, dalle parti del loft democratico c'è molta tensione e nervosismo in vista del ballottaggio previsto per questo fine settimana: in caso di sconfitta a Roma, la leadership veltroniana del partito sarebbe fortemente ridimensionata e, subito dopo, messa in seria discussione.

Fra i veri azionisti di maggioranza del Pd, di sicuro, serpeggia già non poco malumore rispetto ad alcune scelte e condotte del leader democratico; e, in presenza anche di un risultato negativo in quello che dovrebbe essere il vero feudo veltroniano, il clima all'interno dei democratici, inevitabilmente, si farà ancora più incandescente di quanto lo sia già adesso. Quando sono passati appena sei mesi dal giorno delle famose primarie che segnarono la incoronazione alla quasi unanimità dell'ex sindaco alla testa del nuovo soggetto riformista della sinistra italiana, le cose, per il buon Walter, sono profondamente cambiate: da leader acclamato e indiscusso della sinistra, ora, rischia di trasformarsi nella prima e più importante vittima della disfatta dell'esperienza del secondo governo di Prodi e del mal concepito progetto del Partito democratico.

David Consiglio

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