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Benedetto l'americanodi Ragionpolitica - 22 aprile 2008 Benedetto XVI ha celebrato il suo ottantunesimo compleanno ed il suo terzo anno di pontificato con uno storico viaggio negli Stati Uniti d'America - un viaggio destinato a lasciare una traccia profonda nel cattolicesimo americano e non solo. Per comprendere l'importanza della visita papale negli Usa e per cercare un filo conduttore dei tanti momenti di incontro che hanno avuto luogo nei cinque giorni di permanenza del pontefice in terra americana - dal faccia a faccia con il presidente George W. Bush al discorso tenuto all'Onu, dalla messa nella chiesa di Saint Patrick alla visita a Ground Zero, solo per citarne alcuni - può essere utile far tornare alla mente la copertina di un vecchio libro di Ratzinger, Fede e futuro, sulla quale è rappresentata proprio la facciata della cattedrale di San Patrizio, simbolo della presenza della Chiesa «in mezzo ai giganti d'acciaio, in cui si esprime lo spirito costruttore moderno», simbolo del «rapporto e delle tensioni tra Chiesa e mondo». Fede e futuro è datato 1971, ma già allora il teologo Ratzinger coglieva la sfida che avrebbe atteso i cattolici negli anni e nei decenni a venire: quella di testimoniare Cristo in un contesto plurale di fedi e di culture, in un mondo secolarizzato ma non per questo insensibile al fenomeno religioso. Quello che alcuni commentatori hanno chiamato il «modello americano» di presenza delle fedi nella società, ben conosciuto dall'attuale pontefice e da lui molto apprezzato, rappresenta sicuramente uno dei punti più avanzati di «sana laicità», e mostra come non vi sia contraddizione tra l'esperienza religiosa sinceramente vissuta e la testimonianza in ambito civile della fede. Tutto questo è possibile perché Dio non è tenuto ai margini della vita sociale, ma è riconosciuto come fondamento stesso della libertà umana e delle sue declinazioni storiche. Di conseguenza, quelle che Benedetto XVI, durante la messa nello Yankee Stadium di New York, ha definito le «benedizioni della libertà», inquadrate nella loro radice spirituale trascendente, possono essere lo strumento principe «per edificare un futuro di speranza per le generazioni future». Questo rapporto non dicotomico tra esperienza religiosa ed esperienza sociale e politica ha molto da dire anche all'Europa attuale, in cui, non di rado, la marginalizzazione di Dio dalla sfera civile (come nel caso emblematico del mancato inserimento delle radici cristiane del Vecchio Continente nella Costituzione Ue) conduce pure ad una errata concezione della libertà umana, la quale, sciolta dal suo legame con il Creatore, finisce per trasformarsi in mero arbitrio (si veda, al proposito, il discorso di Benedetto XVI all'Onu, nella parte relativa al giusta concezione del tema dei diritti). Rispondendo ad una domanda del vaticanista Andrea Tornielli durante il volo di andata per gli States, riguardante il «riconoscimento pubblico della religione negli Stati Uniti», Papa Ratzinger ha affermato: «Quanto trovo io affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo - ha proseguito - che Alexis de Tocqueville, studiando l'America, ha visto che le istituzioni laiche vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini. Questo - ha concluso - mi sembra un modello fondamentale e positivo... anche oggi degno di essere tenuto presente anche in Europa». Il tema del futuro della fede e della fede nel futuro, dunque, va affrontato proprio a partire dalla libertà di testimoniare il proprio credo non soltanto nella sfera privata, ma anche e soprattutto in quella pubblica, la quale non può progredire ed essere luogo di creazione di vero benessere se non sussiste un fondamento spirituale che motivi l'opera dei singoli, dei gruppi, dei partiti. I cattolici, in particolare, sono chiamati a «superare ogni separazione tra fede e vita, opponendosi ai falsi vangeli di libertà e di felicità»; a «respingere la falsa dicotomia tra fede e vita politica, poiché, come ha affermato il Concilio Vaticano II, "nessuna attività umana, neanche nelle cose temporali, può essere sottratta al dominio di Dio"»; ad «agire per arricchire la società e la cultura americane della bellezza e della verità del Vangelo, mai perdendo di vista quella grande speranza che dà significato e valore a tutte le altre speranze che ispirano la nostra vita. Questa, cari amici, è la sfida che pone oggi a voi il Successore di Pietro». E questa è la sfida che Benedetto l'americano ha lanciato al mondo, in modi e circostanze diverse, nei suoi cinque giorni di permanenza negli Stati Uniti.
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Ragionpolitica, periodico on line n.261 del 22/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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