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La spina nel fiancodi Francesco Natale - 22 aprile 2008 Riguardo al brillante risultato elettorale conseguito dal Pdl c'è poco da dire: ancora una volta si confermano come più attendibili i sondaggi del Cavaliere. Il margine di quasi dieci punti di stacco rispetto alla sinistra sta lì a dimostrarlo. Inutile sindacare sui perché e sui per come: colpa di Prodi, colpa o merito degli spot televisivi, eccessivo populismo di Berlusconi, deficit a livello di comunicazione politica da parte di Veltroni e blah blah... Di una vittoria così netta e insindacabile si può solo prendere atto come fatto in sé. Certo, una briciola di amarezza resta. Quale? Il risultato relativamente significativo conseguito dall'Italia dei Valori, il movimento politico capeggiato da Antonio di Pietro, magistrato d'assalto prima, senatore in extremis poi, quindi due volte ministro, dà da pensare. Fa pensare, e non in termini ottimistici, un'Italia che non ha ancora fatto i conti con il proprio recente passato, che ancora non si è interrogata, con sincerità e profondità, sulla tempesta giudiziaria targata pool di Milano, un'Italia che ancora vede in Bettino Craxi l'artefice di tutti gli italici mali, presenti e futuri, una parte di Italia che, pur accusando Berlusconi di essere populista all'eccesso, cede e si fa ammaliare da una retorica forcaiola e moralisteggiante, una vulgata da giacobino perennemente infatuato della ghigliottina o da cacciatore di teste Dayaki. Stessi gli argomenti, stesse le modalità comunicative utilizzate. Ma una curiosità sorge spontanea: dopo la «grande opera di moralizzazione» portata avanti dalla magistratura - milanese e non solo - come è possibile che la corruzione, il malcostume, le ingerenze non proprio limpide della politica in banche, economia e finanza siano aumentate vertiginosamente? Non viene spontaneo domandarsi se, al di là di ogni retropensiero, il risultato conseguente allo sfascio di un intero sistema politico sia stato un semplice turn over, un ricambio di «classe dirigente», vecchi boiardi sostituiti da nuovi, potentissimi e intoccabili zar? E, supponendo che questa ipotesi (perché di ipotesi stiamo parlando) sia corretta, chi avrebbe tratto il maggior giovamento dalle nuove fortezze, dai nuovi baluardi costruiti sulle macerie di Dd e Pentapartito? Una cosa ci fa, un po' maliziosamente, sperare per il meglio: l'Italia dei Valori sarà una spina dolorosa e potenzialmente letale conficcata nel fianco del Partito Democratico. Una spina che già ora sta dettando la nuova agenda politica della «nuova» sinistra italiana.
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Ragionpolitica, periodico on line n.261 del 22/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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