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L'interesse nazionale prima di tuttodi Ragionpolitica - 24 aprile 2008 Il quadro emerso dalle ultime consultazioni politiche, che hanno riconsegnato in modo netto la guida del Paese a Silvio Berlusconi, è quello di un'Italia per nulla arresa alle «negligenze» di quella malapolitica che era degenerata in antipolitica. Anzi, il voto del 13 e 14 aprile ci ha riconsegnato un'Italia «battagliera», un popolo che, affidando il suo futuro ad un Governo liberale, vuole tornare ad essere protagonista di una «rinascita» italiana, che, per essere tale, dovrà perseguire il suo cammino seguendo sempre e comunque il solco delle tradizioni, delle radici e della storia che ci appartengono. Una storia che, ahinoi, è stata interpretata per troppo tempo attraverso la lente rossa di chi, con il Compromesso storico, prendendo le redini dell'Istruzione, ha tentato di plasmare le menti dei cittadini attraverso il racconto distorto dei fatti, sia del presente che del passato. Eppure il popolo italiano, votando in massa per il Popolo della Libertà, ha scelto di liberarsi da quella morsa soffocante che aveva annichilito il nostro tessuto economico e sociale; ha scelto di reagire all'edificazione di uno Stato, quello della sinistra, che ha consegnato il nostro Paese ad una microcriminalità crescente, dove il fenomeno di un'immigrazione «subita», e non «scelta», ha contribuito ad alimentare l'aumento dei reati commessi dagli stranieri (circa il 35% del totale). Di fronte ad un contesto come quello attuale, dove crescono in modo esponenziale i movimenti migratori globali, dove l'ingresso dei Paesi dell'Est nell'Unione europea ci ha esposto a nuove problematiche (ad esempio con l'emergenza rom), i cittadini, molti dei quali anche di sinistra (basti vedere l'esempio della rossa Emilia Romagna), hanno espresso in modo chiaro la scelta di recuperare il principio, sacro, della salvaguardia dell'interesse nazionale. L'analisi condotta dal Censis, relativa ai flussi nelle due elezioni politiche del 2006 e del 2008, ha confermato come, alle ultime consultazioni elettorali, vi sia stata una consistente emorragia di voti dal centrosinistra, voti che il centrodestra è riuscito ad interecettare proprio grazie all'incapacità della ex coalizione di governo di dare risposte concrete a bisogni sociali ormai troppo diffusi, come la richiesta di sicurezza. Il punto di partenza del nuovo governo Berlusconi sarà proprio questo: l'interesse nazionale viene prima di tutto. Il Popolo italiano, che due anni fa appariva spaccato a metà, diviso tra due modelli di società, ora appare molto più unito: unito dalla consapevolezza di un'identità nazionale che va difesa ad ogni costo, unito contro quella malapolitica che si fondava sull'accettazione aprioristica delle istanze individuali degli immigrati e che non riteneva di dover sanzionare come reato l'ingresso clandestino nel nostro Paese. La sinistra, come abbiamo avuto modo di vedere in questi ultimi due anni, ha sempre avuto più a cuore la necessità di garantire la sicurezza sociale agli stranieri piuttosto che ai propri cittadini: per questo ha tentato di edificare uno Stato sociale che si facesse carico di garantire, in nome di un esasperato multiculturalismo, la tutela assoluta del diritto di ingresso nel nostro Paese. I problemi che ha provocato il solidarismo demagogico della sinistra sono sotto gli occhi di tutti: il nodo sicurezza è diventato uno dei problemi fondamentali da risolvere, soprattutto alla luce degli episodi atroci che, in ogni città italiana, si susseguono tutti i giorni. Eppure, malgrado i fatti siano sotto gli occhi di tutti - i dati che emergono sul problema criminalità danno un segnale allarmante sulla percentuale di reati commessi da stranieri - c'è chi, come il sindaco di Genova Marta Vincenzi, si arrovella per trovare soluzioni che privilegino i rom a scapito dei cittadini italiani. In nome di un dogmatico solidarismo ideologico legato al principio dell'accoglienza ad ogni costo, la «Pasionaria» sindaco di Genova rivendica la necessità di «trovare soluzioni diverse» per i rom: udite, udite, la Vincenzi vorrebbe verificare la disponibilità di immobili dismessi da poter recuperare. Gli edifici in questione dovrebbero essere messi a norma dal Comune di Genova, il che significa che le spese saranno a carico, come sempre, dei cittadini. Insomma, i genovesi da una parte si sono visti diminuire le loro buste paga per l'aumento di una tassa locale, l'Irpef, e dall'altra dovrebbero essere costretti a «sobbarcarsi» i costi dell'accoglienza che la loro «sindaca» vuole riservare ai suoi ospiti. Il voto di aprile, come abbiamo visto, ha espresso un forte desiderio di scurezza: la strada che il centrodestra ha scelto in passato, e che continuerà a perseguire, sarà quella di optare sempre e comunque per un'immigrazione che privilegi l'interesse nazionale. Il modello relativista e buonista del multiculturalismo, che ha già chiaramente mostrato i suoi limiti in altri Paesi (Gran Bretagna e Olanda), tende ad enfatizzare le differenze, così come quello assimilazionista francese. Gli immigrati si possono integrare nel tessuto socio-economico solo ove vi siano le condizioni e le certezze sociali grazie alle quali è più facile raggiungere una condivisione dei valori fondanti della società che li accoglie. E questo obiettivo richiede gradualità: la capacità di assorbimento del nostro Paese non può superare i limiti che derivano dalla necessità, per un immigrato, di avere un posto di lavoro senza il quale, come sappiamo, è portato a delinquere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.261 del 22/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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