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6 marzo 2008
 
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L'ora dei sindaci

di Armando Pannone - 24 aprile 2008

In Campania prende vita e forma la Camera dei sindaci, il coordinamento dei primi cittadini dei comuni della provincia di Napoli eletti nelle liste del Popolo della Libertà nell'ultima tornata elettorale. Lo scopo è quello di far fronte comune alle tante emergenze socio-economiche, rivendicando maggiore autonomia, pungolando ed indirizzando l'azione politica ed amministrativa della Regione su temi di comune interesse. Chi vede in questa presa di posizione dei primi cittadini campani una strumentalizzazione del PdL nei confronti dei vertici della Regione Campania è fuori strada. E' molto di più. I sindaci crescono in consapevolezza e trovano il sostrato giuridico nella riforma dell'art. 116 della Costituzione che prevede appunto maggiori poteri di iniziativa ai rappresentanti degli enti locali.

Sinora i comuni non avevano intrapreso la strada della piena ed autonoma iniziativa politica, limitandosi ad andare a rimorchio delle Regioni che, invece, tale modifica costituzionale l'hanno utilizzata, eccome, ciascuno con diverse interpretazioni e risultati. Tuttavia, l'evoluzione del nostro sistema amministrativo-giuridico, nell'attuale delicato momento storico, sta accelerando l'iniziativa dei comuni che, per mezzo dei propri sindaci, stanno tornando ad essere centri agili ed importanti di gestione del potere sul territorio. Le regioni, infatti, nella loro a volte inevitabile sovrapposizione con gli apparati centrali, tendono a legiferare in maniera spersonalizzante, su livelli talvolta rarefatti di politiche d'investimento. I comuni, invece, anche in virtù di una ritrovata identità localistica, possono conciliare meglio il rapporto tra persone e azione politica, con risultati virtuosi e soddisfacenti per gli elettori. Napoli ha varato il coordinamento dei sindaci del PdL sull'onda delle risoluzioni da adottare in tema di smaltimento dei rifiuti e ottimizzazione delle risorse presenti nella provincia partenopea, ma è stata Milano la città apripista della nuova presa di coscienza dei primi cittadini sui grandi temi come, ad esempio, la sicurezza. Recente ed aspra la polemica tra Letizia Moratti ed il governo Prodi in tema di misure urgenti richieste dal primo cittadino milanese e non del tutto attuate, con l'aggravarsi della situazione in città e nell'hinterland.

Con il cambio di rotta che sicuramente vedrà il governo Berlusconi più attento a tali problemi, le città saranno protagoniste di una rivoluzione culturale che le porrà sempre più al centro della politica nazionale, che dovrà tenere conto delle esigenze di uno specifico territorio e non, astrattamente, di misure generiche e contraddittorie buone per ogni interpretazione ed applicazione. Attendendo Roma, in cui la battaglia politica per la conquista della prima poltrona è aspra ma che chiamerà i cittadini a pronunciarsi anche su questo tema, l'autonomia decisionale, appunto, centrale nell'immaginare un governo diverso della capitale d'Italia.

Indubbiamente l'ascesa al potere da parte del Popolo della Libertà e della Lega darà una decisiva sterzata al modo di concepire lo Stato ed i suoi apparati in relazione ai bisogni sempre più diversificati e localizzati degli abitanti delle città e dei comuni in generale. Il bipolarismo si avvia al completamento nella sintesi degli organi decisionali, come avviene nelle democrazie più evolute, in cui è il sindaco colui che ha la cura e la responsabilità primaria dei propri cittadini, lasciando la risoluzione dei grandi temi al potere centrale. Sintesi democratica che si traduce in minori adempimenti burocratici e limitazione degli enti che sovente sovrappongono la propria competenza a quella dei sindaci dilatando i tempi di realizzazione delle opere necessarie o delle cose da fare. Eliminare tutti questi passaggi significa anche ridurre significativamente i costi degli apparati ed ottimizzare le risorse, gestionali ed umane, anzitutto. Il contrario di un apparato centralizzato al massimo propugnato ed attuato dalla sinistra ossessionata dal potere di controllo, di vincolo e di imposizione di troppi adempimenti burocratici. Tra l'altro, la ritrovata autonomia dei sindaci si sposa con la storia rinascimentale dei nostri comuni e stimola realizzazioni virtuose di opere d'arte, di nuove possibilità imprenditoriali e di intervento nelle questioni di livello politico - amministrativo più elevato.

In definitiva, l'ora dei sindaci sta per scoccare. Nel frattempo, bene sarebbe ascoltare la loro voce e studiare, anche a livello centrale, le soluzioni brillanti adottate o le proposte più valide per affrontare i tanti problemi che si presentano sul nostro territorio a tutti i livelli, dal locale al massimo vertice istituzionale. Si sta realizzando l'essenza della democrazia popolare, pur nella specificità delle diverse realtà particolari. Il primo passo per giungere ad un'elettività permanente dei rappresentanti delle istituzioni, come avviene nei paesi più progrediti. Ci stiamo appena avviando sulla strada della vera democrazia popolare ma l'Italia, riacquistata la libertà, la percorrerà tra pochissimo a grandi falcate.

! Armando Pannone
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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