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numero 280
6 marzo 2008
 
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C'eravamo tanto sbagliati

di Gabriele Cazzulini - 24 aprile 2008

La sinistra? A destra. Diabolico gioco di indicazioni topografiche che sembra inghiottire i due luoghi naturali più antichi della politica italiana. Il voto degli elettori è precipitato sulla sinistra come un giudizio universale, che alla fine non ha salvato nessuno. Però la dannazione non piove dal cielo: la sinistra che vaga nell'inferno extraparlamentare e la sinistra che patisce la fame di potere nell'angusto cantuccio dell'opposizione sono espiazioni dello stesso peccato capitale: l'abiura della realtà. Niente accettazione della realtà, niente formazione di un'identità. Se non riconosco il mondo intorno a me, il mio stesso ego finisce rinchiuso nella galera dell'incomunicabilità, dell'isolamento, dell'auto-referenzialità. Allora mondi di fantasia, paradisi artificiali dove l'Italia è rimasta al conflitto di classe e il proletariato è la locomotiva che traina il paese, dove i sindacati fanno scattare sull'attenti i partiti e dove se a delinquere è uno di sinistra, allora è una vittima della società, ma se lo fa uno di destra, è il male assoluto.

Trascinata per i capelli dagli elettori, la sinistra che fa? Continua a negare la realtà, cioè se stessa. Così continua a volare nei suoi deliranti ragionamenti - come lo slancio verso il Nord, l'imitazione della Lega, l'improvvisa scoperta che la questione settentrionale è la vera urgenza rispetto alla questione meridionale. Veltroni che parla con accento lumbard e mangia la polenta al posto della nutella è una scena raccapricciante. Non tanto per il personaggio, inoffensivo ad ogni latitudine, quanto piuttosto per l'inconsistenza di questo colpo di fulmine per il Nord - quello stesso Nord che il governo Prodi ha torchiato col fisco, quel Nord dove la sinistra stava svendendo Malpensa per due soldi bucati ai francesi, quel Nord le cui domande di sicurezza, sviluppo e federalismo sono state tacciate di eresia, guardate con irritazione e bollate come panzane di un branco di montanari ignoranti. Prima Bossi era l'icona della pelosità pedemontana. Adesso diventa un modello. Tutto ciò senza un congresso politico, senza un dibattito tra intellettuali - senza cioè un confronto con la realtà.

Gira che ti gira, si ritorna sempre alla fuga dalla realtà. L'estremismo totale della sinistra con l'arcobaleno e il berlusconismo di Veltroni hanno entrambi negato la realtà. La rivolta contro il mondo si conclude solo con l'auto-distruzione. Tra queste due grandi parentesi c'è posto per queste piccole scene di miseria politica dove il verde del Pd vorrebbe diventare il verde della Padania. Pd vuol dire Padania? Mai! Quando il centrodestra perse di un soffio le elezioni del 2006, nessuno si sognò di proporre come modello per la riscossa l'Italia dei Valori oppure Rifondazione. Oggi invece l'idea di «leghizzare» il Pd trova persino estimatori. Eminenti politici di sinistra, tutti con la tremarella dalla paura, balbettano cretinate pur di battere un colpo e dire al mondo che ci sono. Ma sono loro che non ascoltano il mondo che parla. E' come se, per ritornare a vincere, bastasse emulare i vincitori. Allora Madame Segolene Royal, dopo la sconfitta contro Sarkozy, doveva rifondare il Partito Socialista francese fotocopiando il programma dei gollisti e, già che c'era, vestendosi da uomo. Cose dell'altro mondo! Dove sono i rapporti di produzione, il rapporto tra capitale e lavoro, tra pubblico e privato? Queste sono le basi con cui la sinistra può contendere il voto del Nord - e non facendo una Lega di sinistra o decentrando il Pd. Le prime vittime di questi specchietti per le allodole sono proprio questi imbranati cacciatori di consensi.

All'alba del suo radioso passato la sinistra era sorta per lottare contro le sovrastrutture del capitalismo. Adesso, al tramonto del suo futuro, si ritrova a barcamenarsi tra le sue stesse sovrastrutture ideologiche solo per inventare una nuova struttura per sé. Volevano la rivoluzione di classe e ora subiscono la rivoluzione della classe degli elettori. C'eravamo tanto sbagliati. Forse, dopo aver espiato le sue colpe con un duraturo soggiorno all'opposizione, allora sarà tempo anche per la sinistra di mietere consensi nelle pianure del Nord. Prima però bisogna mettere i piedi per terra.

! Gabriele Cazzulini
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