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numero 280
6 marzo 2008
 
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Francesco Cossiga

Mi chiamo Cassandra

Arguzie, giudizi e vaticini di un profeta incompreso

recensione di Andrea Camaiora - 24 aprile 2008

Introdotta da un antefatto colto, divertente e divertito, decisamente «cossighiano», Mi chiamo Cassandra è una splendida lettura per giovani popolari incolti come il sottoscritto. Giocando sulle figure della giovane Cassandra, profetessa condannata a non essere creduta, e della vecchia Pizia, nota veggente che seppe presagire le disgrazie dei potenti dell'antichità, il presidente emerito della Repubblica, aiutato dalla figlia Anna Maria, sviluppa una riflessione che da Troia arriva a Washington, da Priamo a Condoleezza Rice. Il libro, imperdibile, è un'agile antologia del «Grande Sardo» e prende le mosse, appunto, da un capitolo «sulla sardità». I sardi sono una gens tutta particolare: tra concetti mutuati dal latino e tradizioni popolari agro-pastorali fino alla interpretazione sarda della vendetta, Cossiga ci aiuta a comprendere qualcosa di più dell'essenza della terra dove egli nacque, il 26 luglio 1928, nella città di Sassari, capitale del cosiddetto Capo di Sopra, nella regione della Romangia.

Leggendo Mi chiamo Cassandra si apprende anche come Cossiga divenne l'unico democratico-cristiano di famiglia: «Mio padre, al grido di "Meglio i preti dei fascisti", mi spedì in parrocchia, dove per fortuna fui educato in oratorio, a differenza di Romano Prodi, anche lui educato in parrocchia ma, e si vede e si sente, anche nell'odore, in sagrestia!». In circa 160 pagine Cossiga svela l'origine del suo pseudonimo più noto, Franco Mauri: è l'accorciamento del suo vero nome, Francesco Maurizio. Non mancano riferimenti agli altri suoi alter ego, originati dalla sua geniale fantasia: Mauro Franchi, Jansenius, Averroè, Friedrich Stolz, Hamad Be Tullad. Il gusto del paradosso, la capacità di presentare la verità in provocazioni sempre suggestive, trasudano in questo scritto edito da Rubbettino.

Il testo ha un pregio, particolarmente apprezzato di questi tempi: la brevità. Anche uno dei capitoli che senz'altro il presidente della Repubblica ha giudicato tra i più delicati, relativo ai rapporti di Kossiga col comunismo e i comunisti, è sviluppato in modo sintetico e asciutto. Ma lo stile è il solito e si vede e si apprezza: «La grandezza oscura del comunismo è questa: il comunista vero non deve avere né padre, né madre, né fratelli». A pagina 54 l'ultimo grande presidente della nostra tormentata Repubblica, rivolgendosi a Silvio Berlusconi, manifesta solidarietà a lui e ai giovani di Forza Italia, definiti sdegnosamente «mercenari» da Romano Prodi. Le pagine su quest'ultimo e sul prediletto del presidente, Massimo D'Alema, meriterebbero d'essere studiate a memoria o declamate nelle aule consiliari degli 8101 comuni italiani nei quali ancora vivono e lottano le legioni comuniste e dossettiane che ingenui benpensanti credono relegate ai libri di storia. Non mancano espressioni dure nei confronti di Berlusconi che tuttavia, per la loro affettuosità, tradiscono l'intento didattico col quale Cossiga ha sempre inteso rivolgersi al leader del Popolo della Libertà.

Bush e Stalin, l'Islam e Israele. C'è di tutto e di più in questo testo che andrebbe suggerito nei corsi di storia contemporanea o di storia delle dottrine politiche delle nostre malandate università. Insomma, che state aspettando? Correte in libreria alla ricerca di Pizia. O di Cassandra.

Andrea Camaiora

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Mi chiamo Cassandra
  • Autore:
    Francesco Cossiga
  • Editore:
    Rubbettino
  • Prezzo: 9,00 €
  • Pagine: 163

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Ragionpolitica, periodico on line n.261 del 22/4/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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