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Ce l'abbiamo fatta

di Gianni Baget Bozzo - 29 aprile 2008

Con le elezioni del 14 aprile si è realizzata in Italia la seconda Repubblica. La prima Repubblica aveva come suo fondamento politico-costituzionale l'antifascismo come condizione preliminare della democrazia. I partiti antifascisti storici erano incorporati nella Costituzione materiale dello Stato come i soli politicamente legittimi. La fine della prima Repubblica avvenne quando, con i processi nel '92 e nel '93, i postcomunisti avvallarono la cancellazione dalla politica italiana di tutti i partiti antifascisti, salvo il proprio.

La seconda Repubblica nasce quando Berlusconi vince le elezioni del '94: nessuno dei partiti che erano con lui appartiene all'antifascismo storico. Il concetto base della seconda Repubblica è che la democrazia non ha altro fondamento se non la democrazia e il rispetto della libertà. Cominciò così allora un conflitto tra la prima Repubblica e la seconda Repubblica, che ebbe, come forza di combattimento della prima Repubblica, i capi dello Stato: Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Per essi l'antifascismo doveva essere ancora la chiave della democrazia: anche contro il voto popolare. La storia che seguì fu la lotta tra Berlusconi, che difendeva il principio della legittimità della sola democrazia e i capi dello Stato che ritenevano Berlusconi non adatto a governare perché la sua formazione politica non era un partito antifascista storico e non professava l'antifascismo come dottrina fondante.

Nel 2006 si costituì una coalizione attorno a Romano Prodi che era fatta dai partiti antifascisti e da tutti i loro frammenti, salvo Di Pietro, che però aveva un suo titolo proprio ben visibile. Era la mano che aveva liquidato i partiti democratici antifascisti e si poteva dunque assiedere al loro posto. Dall'altra parte vi erano tutte le forze non storicamente antifasciste: il Popolo della libertà, la Lega e i frammenti in esse incorporati.

La seconda Repubblica ha vinto e ha vinto nettamente. Ha vinto anche a sinistra e al centro. Basta vedere chi è scomparso. Il partito cattolico è ridotto al volto di Casini, rappresentante del gruppo Caltagirone. A sinistra finiva l'opera di Bertinotti, che aveva creato una forza politica a sinistra del Pci. Il Ds, integrato nel Partito democratico con i democristiani di sinistra, non accettava nemmeno più la definizione di «riformista». Il Pd soffriva della sua mancanza di identità: come il pipistrello, né mammifero né uccello, ma ambedue insieme. E Veltroni ha prodotto un linguaggio diverso da ambedue: un linguaggio «americano», fatto di buoni sentimenti e di fuggevoli speranze. I socialisti morivano della loro terza e quarta morte: nella farsa di Boselli divenuto anticlericale puro senza il ricordo di Craxi, il socialista che firmò il concordato con la Santa Sede. Anche i radicali confluiscono nel Partito democratico. Marco Pannella passa alla storia, la Bonino alla politica. Rimane solo fuori Di Pietro che non viene dalla prima Repubblica, ma ne decretò la fine e rese possibile a Berlusconi fondare la seconda. Di Pietro è la minaccia antipolitica per il Pd, essendo da sempre nemico dei partiti.

Le elezioni del 2008 hanno cambiato la nostra costituzione materiale, hanno reso patrimonio della Corte costituzionale e del presidente della Repubblica la Costituzione scritta. Tutto ciò l'ha fatto Berlusconi, un uomo solo. Ed è questo che fa pensare. Vuole dire che la prima Repubblica era ben delegittimata nella coscienza del popolo. Ed è bastato a Berlusconi dire che il re è nudo per creare un altro popolo e un'altra maggioranza. Nel 2008 è crollata la grande coalizione dei frammenti dell'antifascismo costituzionale: e la democrazia è divenuta il fondamento della democrazia. Veltroni ha avuto il merito di impersonare il cambio di registro e di linguaggio rispetto al passato. Ora anche Veltroni in qualche modo appartiene alla seconda Repubblica. Se riuscirà a sopravvivere, come crediamo, agli spiriti bollenti dei democristiani alla Fioroni e dei postcomunisti alla Bersani.

! Gianni Baget Bozzo

Questo articolo è stato pubblicato su Il Secolo XIX del 29 aprile 2008

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